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19 Nov 2017   17:08
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Documenti

Museo delle armi
Museo delle armi presso la Scuola Forestale di Cittaducale
Il posto non è molto grande ma accogliente e ben sistemato. Ci troviamo di nuovo a Cittaducale, all’interno della Scuola Forestale dello Stato e quello che stiamo visitando oggi è il museo dedicato alle Armi che, per quasi due secoli, hanno accompagnato le vicissitudini del corpo e i suoi protagonisti.
4 Novembre
4 Novembre dalla vittoria all’unità d’Italia
Una cerimonia sobria, si direbbe alla Monti, ha ricordato quest’anno la ricorrenza del 4 novembre 1918, una data storica per la vittoria dell’Italia sull’impero austro-unga-rico che segnava, secondo gli storici, il compimento del Risorgimento. Quel giorno finiva la fase guerreggiata del primo conflitto mondiale cui il nostro popolo, tra morti e feriti ha sacrificato più di due milioni di uomini. Come l’intera popolazione della Calabria!
Fino a qualche anno era festa nazionale anche se nel frattempo c’era stato l’8 settembre con tutti i suoi drammi umani, le città distrutte, la guerra civile, la liberazione sui carri armati angloamericani la perdita dei valori morali, oltre che di pezzi di Nazione come l’Istria e la Dalmazia. 
La chiesa monumentale di San Domenico
La chiesa monumentale di San Domenico e la presenza dell’Ordine dei Predicatori a Rieti
La fondazione del convento reatino dei Padri Predicatori è legata alla figura storica del beato Martino da Perugia.
Così la Cronica del convento umbro ne ricorda la figura e l’opera: «Frater Martinus, sacerdos et praedicator laudabilis vitae et conversationis pacificae, fuit Prior Perusinus et Narniensis; qui propter industriam tam in spiritualibus quam in temporalibus super alios eminebat. Hic frater Martinus pariter ***** fratre Christiano de Erimannis ordinem intravit vivente Nostro Sancto Dominico.
Missus est Reate ibidem recipiens locum pro ordine sibi a Reatinis datum et conventum ipse aedificans ***** magnam totius populi devotione et salute; ac inibi factus prior, verbo et exemplo multum aedificavit».
La terra che trema
La terra che trema
Sono passati solo pochissimi anni ma la ferita dell’Aquila ancora sanguina di dolore, di sangue, d’ingiustizia, di rabbia. Il tempo transennato, arrestato, sottratto e abbandonato scorre diversamente da quello arrogante, distratto e scadenzato del Palazzo. Il tempo della nostra gente è vivo, è diverso, è clemente e furioso, è un tempo di terra che varia con il cangiare del colore del cielo. È un tempo che ti fa annusare l’aria, minacciosa sovente di neve e di tempesta, è un tempo che ti fa sobbalzare ad ogni tuono, ad ogni scricchiolio, ad ogni grido. È un tempo che alimenta i ricordi personali con la memoria collettiva , per cui nessun ricordo è senza memoria e non c’è memoria a cui non s’appartenga.
Antrodoco in una breve descrizione del seicento
Antrodoco in una breve descrizione del seicento
L’antichità e il nome
Nell’ultima parte dell’ultimo capitolo della sua Descrittione della città di Rieti, pubblicata a Roma nel 1635, Pompeo Angelotti (letterato e vescovo, nativo di Rieti ma di lontana ascendenza leonessana), sconfinando dall’ambito reatino e dallo stato pontificio, dedica un paio di pagine ad Antrodoco, che era allora nel contado aquilano e nel Regno di Napoli. Giustifica questa incursione fuori dei domini papali dicendo «che negl’andati tempi la giurisdizione de’ Reatini si stendeva fin’ad Amiterno et Antrodoco». E subito attacca:
«E già che incidentemente si è fatta menzione di Antrodoco, mi pare con breve digressione darne qualche luce, come il luogo principale della diocesi di Rieti». E continua: «è dunque Antrodoco antichissima terra, della quale Antonino Augusto e Strabone fanno spesso menzione, sì che per l’antichità potrò ben’io metter’in concorrenza con la distrutta Cotilia».
E spiega che si chiama Antrodoco per essere posta inter montium ocreas ac radices, ossia perchè sta ai piedi dei monti o alle loro radici, aggiungendo che in latino radici si dice ocreae. In verità il latino ocreae significa stivali, gambali, e non radici. Più propriamente bisogna dire che il nome Antrodoco deriva dal latino inter = tra e ocres = monti, da okris, termine di origine greca che significa ‘cima di monte’, passato nell’osco-umbro col significato di ‘monte sassoso’, e infine nel latino (‘cima di monte, monte’).
Lugnano sotto assedio
Lugnano sotto assedio
Antichi documenti raccontano le origini del castello e l’assedio reatino del 1251
Sulla origine di Lugnano si favoleggia da sempre; è opinione comune che sia tra i paesi più antichi del territorio ma cosa dicono i documenti storici? Come ha avuto origine il castello, e quando?
Madama Margarita
Madama Margarita e il feudo di Cittaducale
Affacciandomi, ancor bambino, alle finestre della casa di Cittaducale, abitata negli anni ’60 dal nonno materno, non potevo certo immaginare che un giorno mi sarei ritrovato a dover legare i miei ricordi d’infanzia con un passato più remoto e con protagonisti di un rango ben diverso dal mio e da quello dei miei amici di giochi. 
Le donne e la cura
Le donne e la cura nella cultura contadina
Vivo ormai da anni nella provincia di Rieti - ne sono originaria per parte di madre e da donna ho ben chiaro il senso profondo della parola cura, ma la cosa stupenda che ho scoperto in questa nostre meravigliose terre è come qui questa parola si allarghi a dismisura investendo molto di più del normale quotidiano di una città.
Il Faggio o «capanno» di San Francesco
Il Faggio o «capanno» di San Francesco
Si può raggiungere a piedi, partendo da paese di Poggio Bustone, da Rivodutri o dalle Sorgenti di Santa Susanna. ll cosidetto «Faggio di San Francesco» è un meraviglioso, quanto particolare, esemplare di Fagus sylvatica che, si narra, offrì riparo al poverello d’Assisi durante un temporale. È uno dei 150 alberi monumentali d’Italia, categoria di cui sono parte solo esemplari di eccezionale valore storico, paesaggistico o culturale.
Reperti archeologici a Colle di Tora
Su alcuni reperti archeologici a Colle di Tora
Abbiamo avuto modo d’interessarci più volte dei reperti    archeologici rinvenuti sull’alto delle montagne nel territorio di Collepiccolo, attuale Colle di Tora.
In particolare la nostra attenzione si è soffermata su un gruppo di abitazioni trogloditiche raggruppate a formare un villaggio sulla sommità del monte che separa la Valle del Turano ed in particolare Colle di Tora da Poggio Moiano, Monteleone  e la Sabina Tiberina, posto nei pressi di un valico cui confluivano un certo numero di antiche vie usate per la Transumanza: i tratturi che fu chiamato Castrum Pizi.

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