Orizzonti ieri, oggi e domani | Home | News | Cerca | Web Links | Raccomandaci | Invia News 
20 Set 2019   04:13
Il giornale dell'Amministrazione Beni Civici di Vazia
Menu principale
On-line

Ci sono 2 visitatori e
0 utenti on-line

Sei un utente non registrato. Puoi loggarti qui.

Login

 Nickname

 Password

 Ricordami


Lingue

Scegli la lingua:



n. 3/06 ORIZZONTI
Periodco: ORIZZONTI ieri, oggi, domani Anno Settembre 2006 numero 3 Di seguito trovate gli articoli pubblicati per questo Argomento.
Di seguito trovate gli articoli pubblicati per questo Argomento.


Nome argomento: n. 3/06 ORIZZONTI

Vedi tutti gli articoli per questo argomento.

Dal taccuino di «Orizzonti»
Dal taccuino di «Orizzonti»

Anche se operiamo in una piccola realtà, non essendo questo periodico avulso dal resto del mondo, ci sentiamo in dovere di registrare fatti e personaggi che in qualche modo, nei giorni passati, hanno suscitato non poche preoccupazioni alla nostra vita quotidiana.
Avvenimenti che hanno tenuto con il fiato sospeso milioni di persone. Non potevamo tacere. Fatti e personaggi saliti alla ribalta della cronaca, come quel giovane amico di Monterotondo: Angelo Frammartino di 25 anni ucciso a coltellate mentre a Gerusalemme lavorava come volontario con i bambini e per i bambini. Era il 10 agosto. Come non parlare di quanto avvenuto, sempre in agosto, negli aeroporti londinesi di Heathrow, Glasgow e Manchester: Al Qaeda voleva far saltare in aria 10 aerei in partenza dall’Inghilterra e diretti negli Stati Uniti. Sembra che l’attacco fosse imminente; sarebbe stata una «mattanza» con la morte di 2700 persone se il piano terroristico fosse riuscito. Un altro 11 settembre 2001.
Un complotto di dimensioni mondiali sventato abilmente da Scotland Yard.
È dunque tornato il terrore? Sembra proprio di si.
Durante l’incontro di calcio Italia-Croazia, disputato allo stadio di Livorno il 16 agosto u.s. nella zona riservata ai tifosi croati questi si sono disposti a formare una svastica, cantando cori nazisti: una vergogna.
Sta tornando di moda il razzismo?
Senza dimenticare il Libano, Israele, la Palestina, l’Iraq e l’Afghanistan dove sono in corso guerre sanguinose che tanto preoccupano il resto del mondo.

Ricordando ALBERTO
Ricordando
Alberto

di Pietro Ratti (Presidente C.A.I. Rieti)
Il 5 agosto in un incidente con l’aliante è deceduto Alberto Bianchetti, amico fraterno e compagno di mille avventure nelle montagne di tutto il mondo.
Senza fare della facile retorica lo voglio ricordare per quello che ha fatto e rappresentato per il C.A.I. di Rieti.
Un villaggio medievale scomparso
Lisciano e dintorni
SAN CATALDO:
un villaggio medievale scomparso

di Alberto Dionisi
San CataldoL’antico abitato di San Cataldo sorgeva in posizione dominante lo stretto imbocco della valle di Lisciano, sopra la rupe detta lo Scoppio. Dell’originario nucleo abitato oggi rimane solo il nome,  ancora attribuito ad un fondo in località Ferone dove spesso i contadini, arando, hanno portato alla luce frammenti di laterizi, residui di antiche costruzioni.
Secondo  una vecchia tradizione il villaggio di San Cataldo concorse alla fondazione del comune di Cantalice poco dopo la quarta discesa di Federico I Barbarossa in Italia, verificatasi tra gli anni 1166 e 1168.
Questa unione fu fatta da otto piccoli villaggi: Valle, Tagliata, Cerreto, Rocca Cristiana, Rocca di Sopra, Rocca di Sotto, San Liberato e San Cataldo; i primi sette, o quello che ne rimane, sono ancora oggi compresi nel comune di Cantalice.
La dolce vita del Terminillo
La dolce vita del Terminillo
di Franco Ferriani
(seconda parte)
Nella storia degli anni ’50 e ’60, «La Tavernetta» di Dino Zamboni resta famosa per aver regalato agli ospiti del Terminillo le serate più gaie e spensierate, la nascita di nuove amicizie e innamoramenti come fuochi d’artificio. A sinistra del bar, dove Danilo Maurizi preparava i cocktails, era ubicata la piattaforma per l’orchestra. Per un lungo periodo, un complesso particolarmente dotato e con repertorio da Hit Parade rallegrò le serate di attori e attrici, di coppie di mezza età e dei giovani che allora non si annoiavano, bensì venivano spesso rampognati dai genitori perché troppo nottambuli (all’epoca le regole familiari erano più rigide e rispettate).
Le «gesta» dei seguaci di S. Uberto
La caccia
Le «gesta» dei seguaci di S. Uberto
di Simona Di Giannantonio
In un’epoca in cui prolificano i gruppi ambientalisti e aumentano a dismisura le persone che bandiscono dalla propria dieta la carne, per non parlare di quella derivante dagli animali selvatici,sembra quasi anacronistico parlare di caccia come sport o come hobby.
L’argomento da vita ad un intenso dibattito tra i promotori dell’esercizio venatorio – fautori di un avvicinamento dell’uomo alla natura – e gli inibitori dello stesso – che aspirano al rispetto assoluto degli individui nei confronti degli altri esseri viventi.
Nobili, prelati, cavalieri e bifolchi
Nobili, prelati, cavalieri e bifolchi
tra miti e leggende
di Fabrizio Salvati

Nell’Anno del Signore 1111 Enrico V di Germania scese in Italia per recarsi a Roma ad incontrare papa Pasquale II, che l’avrebbe incoronato imperatore del Sacro Romano Impero. Una nota leggenda narra di un barone (o vescovo) del suo seguito, tal Giovanni Deuc o Defuk, grande appassionato di vini e cibi, che si faceva precedere dal fido Martino, un sommelier ante litteram con il precipuo compito di assaggiare le specialità enologiche servite nelle osterie incontrate lungo la strada: laddove avesse trovato un vino buono, avrebbe dovuto segnalarlo al suo signore scrivendo sul muro della mescita «Est!», che stava a significare «c’è».
Gente della nostra terra
Gente della nostra terra
di Walter Festuccia

Quando tracciamo la nostra firma a conclusione di una scrittura per riconoscere il contenuto come proprio o comunque per approvarlo noi opponiamo una sigla che ci identifica e ci fa riconoscere da chi ci legge.
Scriviamo perciò il nostro nome e cognome.
Per cognome s’intende il nome di famiglia alla quale un individuo appartiene e che si tramanda di padre in figlio. La parola deriva dal latino ***** nomen nel senso che si fa seguire al nome per meglio contraddistinguerlo.
La curiosità sull’origine di una famiglia e quindi sulla storia di un casato deve partire dallo studio del suo cognome e dall’analisi dei vari rami familiari che, anche in luoghi ed in tempi diversi, sono stati contraddi-stinti da quel cognome, nella sua forma originaria o in una delle sue forme alterate e derivate.
CONSERVIAMOLO SENZA TRAVISARNE «LE REGOLE»
Il dialetto:
CONSERVIAMOLO SENZA TRAVISARNE «LE REGOLE»
di Savino Pasquetti

Nella famiglia del mio bisnonno - tutti reatini fino al midollo - su sette persone sette parlavano in dialetto, in casa e fuori.
In quella di mio nonno - otto persone - otto parlavano in dialetto in casa,  due  dei quali anche  in italiano  fuori  e  con interlocutori importanti.
Nella famiglia di mio padre, su tre persone, due parlavano in dialetti in casa, raramente fuori, e la terza, che sarei stato io, diceva solo qualche parola in italiano in casa e parecchie fuori.
Nella mia famiglia, su quattro persone, quattro parlavano in italiano e solo qualche volta si lasciavano andare ad espressioni dialettali.
Marco Faraglia e l’hobby per il modellismo
COPPA CAROTTI… NON SOLO MOTORI
Marco Faraglia e l’hobby per il modellismo

Il modellismo non è mai stato un hobby di massa; oggi come oggi, il fenomeno, dopo aver registrato un calo significativo negli ultimi anni, si è più o meno assestato al livello «zoccolo duro»; i neofiti che si avvicinano sono ben pochi e la cosa si riflette sempre più sulle case produttrici e sulle offerte che il mercato  metterà a disposizione  in futuro. Ciò che più differenzia il modellismo attuale da quello relativamente più esteso di, diciamo, dieci anni fa, è la ricerca dello specifico e della qualità, condita poi con un pizzico di follia che esalta l’intelligenza, la caparbietà e la passione degli individui.
I RUZZICHI E LA PASSATELLA
I RUZZICHI E LA PASSATELLA
le simpatiche dispute dei nostri nonni lungo fossi e strade sterrate

La ruzzica o, per dirlo alla maniera delle nostre parti, «i ruzzichi», è un gioco antico e praticato in tutta Italia. È impossibile determinarne le origini poiché esso viene tramandato ormai da innumerevoli generazioni con regole diverse tra zone e zone che però, in fondo,  si risolvono tutte in un’unica regola: compiere un percorso, con il minor numero di tiri, lanciando una sorta di ruota di legno: la ruzzica, appunto!
Nel nostro territorio c’erano parecchie zone dove praticare il gioco a patto che il percorso fosse sufficientemente impervio  per rendere più entusiasmante la sfida tra i diversi concorrenti.