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Le rocce e la morfologia del Terminillo
Inviato da : admin Giovedì, 19 Aprile 2007 - 15:32
La nostra montagna
Le rocce e la morfologia del Terminillo
di Leonida Carrozzoni

Il massiccio del Terminillo, nel suo insieme, offre un paesaggio molto suggestivo con le sue forme aspre che ricordano da vicino l’ambiente dolomitico, così diverso dalle dolci colline della bassa Sabina. Le diverse forme con cui compaiono i rilievi sono strettamente legate alla particolare  forma di erosione che gli agenti atmosferici esercitano sulle rocce ed alle rocce stesse a seconda della loro costituzione, della loro compattezza e della loro durezza.. 

Gli agenti atmosferici, cosiddetti esogeni perché agiscono all’esterno della crosta terrestre, in via sub aerea, come le piogge, i venti, la neve ed il ghiaccio hanno modellato i rilievi formatisi a seguito della spinta delle forza endogene, delle forze, cioè, che hanno agito all’interno della crosta terrestre. Dall’azione di tutti questi elementi si ha il risultato che oggi noi vediamo, con forme spesso molto aspre, dovute principalmente, come già detto, alla consistenza delle formazioni litologiche, che rendono il paesaggio oltremodo suggestivo.
Ma quali sono queste rocce così diverse tra loro? Intanto possiamo dire che le rocce che costituiscono il Massiccio del Terminillo sono tutte di tipo sedimentario, originatesi in ambiente marino, eccezion fatta per un esiguo episodio a Cupaello, di cui parleremo in altro momento.
È abbastanza facile individuare e riconoscere queste rocce, anche perché esse non sono tutte uguali come costituzione, inoltre si presentano anche in maniera diversa. Alcune di esse, infatti, si presentano stratificate, con gli strati più o meno fitti e più o meno spess, mentre altre si presentano massicce e compatte, senza alcun segno di stratificazione e quindi facilmente riconoscibili anche ad occhio nudo. Facendo una distinzione per la durezza, presentiamo per primo la selce, materiale molto duro, ha un aspetto traslucido ed una colorazione che va dal rosso fegato ad un grigio più o meno scuro, a seconda della roccia in cui si trova immersa. La selce si rompe secondo superfici nette, lisce e taglienti e non a caso essa è stato il primo strumento tuttofare dell’uomo preistorico. Con la selce, infatti, l’uomo preistorico si costruì lame, asce e punte di lancia mettendo su un’industria litica che in Italia compare fin da circa 700.000 mila anni fa, grosso modo tra il Pleistocene medio ed il Pleistocene inferiore. A seguire come durezza compaiono poi i calcari che possono essere selciferi  come quelli che si rinvengono a Campoforogna, monte Cardito e Vallonina tanto per citare alcuni luoghi, il Calcare massiccio che si può rinvenire sulla cima del Terminillo, sulla cima Sassetelli ed alla base del massiccio, che si presenta in grossi strati o pseudostrati della potenza di oltre un metro e che insieme al calcare dolomitico, anch’esso non strati-ficato, rappresenta la roccia più antica dell’intero apparato montuoso del Terminillo che risale a circa 210 milioni di anni fa. Altra forma di calcare è il Calcare Maiolica, bianco all’aspetto a frattura concoide assai ben stratificato con sottili straterelli di selce di colore grigio, che possiamo rinvenire nel tratto nord orientale della strada dell’Anello, infine abbiamo calcari marnosi molto più morbidi dei primi che spesso presentano all’interno livelli argillosi. Una di queste formazioni calcareo marnose ed argillose ha una colorazione rossastra con straterelli di selce anch’essa rossastra (rosso fegato) che viene chiamata Rosso ammonitici per la presenza caratteristica di ammoniti fossili.
Certamente l’elenco dei vari tipi di rocce non è completo, ma è abbastanza esaustivo per comprenderne le caratteristiche.
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