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Riflessioni su Massimo Rinaldi
Inviato da : admin Giovedì, 19 Aprile 2007 - 15:36
Riflessioni su Massimo Rinaldi: Padre, Maestro e Pastore
di Tea Antignani
In questi periodi così difficili per la nostra società e per il mondo è utile,a volte, ricordare figure che tanto hanno dato con l’esempio di vita e con l’immenso amore per gli altri.
Una di queste figure è il vescovo Massimo Rinaldi a cui è dedicato uno dei due rifugi del nostro Terminillo.
Questo rifugio, prima intitolato al re Umberto I, porta da qualche anno il nome di colui che è stato proclamato dai cittadini «Reatino del secolo XX».


Ogni anno, in Agosto, viene celebrata una manifestazione lassù, in uno scenario spettacolare e con la sentita partecipazione di molti fedeli che possono ammirare la statua in bronzo voluta dall’amministrazione a ricordo di un personaggio che tanto ha fatto per i suoi concittadini e per ogni uomo, italiano o straniero, in nome di quella fede che lo ha sempre sorretto nel corso di tutta la sua travagliata vita di missionario.
Suo nipote, Alberto, è stato uno dei promotori di questa intitolazione e ha voluto fortemente che un luogo così suggestivo fosse dedicato allo zio ancor prima che la Chiesa gli riconoscesse meriti indiscussi e ne promuovesse la santità. Massimo, nato in una modesta famiglia reatina, pote studiare grazie all’aiuto di uno zio prete e non dimenticò mai le sue origini e le difficoltà che la povertà infligge a molti.
Anima semplice ed ottimista, nella sua vita ha avuto modo di conoscere il male del mondo, la povertà, le malattie, i soprusi ma mai si è lasciato piegare, era reso forte del suo sentimento religioso, della sua onestà e rettitudine! Ha saputo trovare nella fede e nel suo donarsi agli altri una forza che lo ha sorretto e confortato nel suo lungo cammino di missionario prima e di vescovo dopo.
Con fiducia nell’insegnamento di Gesù, non si è limitato a fare quanto doveva perché missionario o vescovo ma ha agito e la sua vita è piena di vicende che testimoniano il suo messaggio di amore cristiano.
Missionario scalabriniano, nel 1900, partì per il Brasile per svolgere la sua azione di apostolato tra i coloni italiani del Rio Grande do Sol.
Lì nessuno lo ha dimenticato! È ancora vivo il ricordo della sua bontà e di alcuni episodi che hanno dell’incredibile come quando riposò, di notte, poggiando la testa su un enorme serpente arrotolato, o di quando riuscì ad attraversare il Rio Grande in piena per portar il conforto dei sacramenti ad un malato. Quando divenne vescovo di Rieti si adoperò in ugual misura per tutti coloro che ne avevano bisogno e in ugual misura fu ricompensato dall’amore e dal rispetto di tutti.
Dopo la sua morte moltissime furono le richieste dell’apertura del processo di canonizzazione per innalzarlo alla gloria degli altari e in un periodo relativamente breve, grazie all’interessamento e all’opera costante di mons. Maceroni, di suor A. M. Tassi e di S. E. mons. Lucarelli si è riusciti a raccogliere, a livello mondiale, una mole impressionante di testimonianze che presentano Massimo Rinaldi come colui che personifica l’ideale del buon cristiano pronto a qualsiasi sacrificio per dare agli altri come gli aveva insegnato Cristo.
Il processo di canonizzazione è già a buon punto. Dopo la fase iniziale con la quale gli è stato riconosciuto il titolo di Servo di Dio, ha ottenuto il titolo di Venerabile, cioè di persona che si è distinta per «santità di vita» e per «eroicità delle virtù».
La Congregazione della causa dei Santi sta ora procedendo al riconoscimento e all’ufficializzazione di miracoli realizzati grazie alle azioni di questo padre, maestro e pastore in modo da poter procedere alla beatificazione e alla santificazione di Massimo Rinaldi, Venerabile vescovo della Diocesi di Rieti.
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