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Francesco Faraglia detto «Bacchittu»
Inviato da : admin Giovedì, 19 Aprile 2007 - 15:48
Lisciano e i suoi personaggi caratteristici
Francesco Faraglia detto «Bacchittu» precursore dei trasporti pubblici
Ancora nei primi decenni del secolo scorso andare a Rieti, anche solo per fare la spesa, era una vera impresa, da fare a piedi, il più delle volte, o a dorso di mulo, se si era fortunati. La prima linea di trasporto pubblico che collegava Rieti al Terminillo e agli altri paesi della provincia, risale infatti agli anni Cinquanta. Il primo a organizzare una sorta di trasporto pubblico regolare da Lisciano a Rieti è stato, fra la prima e la seconda guerra mondiale, Francesco Faraglia, detto Bacchittu, con il suo carro a quattro ruote trainato dal mulo. Ce lo racconta Luigi Faraglia, che per lungo tempo ha gestito il negozio «Gigetto Sport» di Vazia.


«Mio padre, che guarda caso si chiamava anche lui Francesco Faraglia, aveva sposato la figlia di Bacchittu, racconta, morta però solo tre giorni dopo la nascita di mia sorella Anita. Dopo qualche anno papà ha sposato mia madre, Filomena, figlia di Santino Munalli. Io Bacchittu l’ho sempre chiamato nonno, per rispetto perché era anziano, ma anche perché così faceva mia sorella Anita. Non ho mai saputo da cosa derivasse il soprannome, so però che era un uomo molto simpatico, con i baffetti alla Mazzini, che abitava vicino al ponte di Lisciano, e quando aveva finito le consegne lasciava il carro qui vicino a casa mia. La moglie era una Santacroce di Capolater-ra, la zia del dottor Costantino Santa-croce. Il nonno di Costantino e la moglie di Bacchittu erano infatti fratello e sorella».
Il lavoro di Bacchittu era quindi una sorta di servizio di trasporto pubblico autogestito e con il suo carro e il suo mulo andava a Rieti due o tre volte la settimana, per portare i rifornimenti per i tre negozi del paese: il piccolo emporio di Maria ed Emilio (poi del figlio Pierino) in cui si trovava un po’ di tutto, dal pane alla pasta, dalla salumeria alla macelleria, e perfino articoli di merceria. Più in alto nel paese c’era l’osteria di Nannina, con annessa cucina e poi il negozio di Menicuccia, con una piccola merceria. Più in basso invece, a Cu’ Ferraro, c’era la famosa osteria con sali e tabacchi di Marietta e Evelina, dove anche io che scrivo, da ragazzina venivo mandata da mio padre a comperare dieci nazionali senza filtro.
Ma Bacchittu non si limitava a prendere ordinazioni e trasportare merci per i negozi. Era conosciuto da tutti e quasi sempre c’era qualcuno che lo aspettava lungo la strada per dargli le “comande”.. Un po’ di tabacco per la pipa, dei fagioli, del tonno, della mortadella, della paglia per le famiglie che costruivano sedie impagliate, insomma le cose che non si potevano “fare” in casa. Ma non solo, se gli si chiedeva un passaggio fino a Rieti, anche con qualche mercanzia da vendere, come le sedie, lui non rifiutava mai un passaggio, sia all’andata che al ritorno, consapevole di rappresentare una bella comodità per i compaesani.
Racconta ancora il signor Luigi: “Lui era famoso perché, nonostante le numerose richieste, non si scriveva mai niente, né ordinazioni né prezzi, ricordava sempre tutto a mente, non sbagliava né dimenticava mai. Bacchittu è morto poco dopo la seconda guerra mondiale. Uno dei suoi figli era una delle poche persone di Lisciano che all’epoca avevano potuto studiare, e faceva il portiere in un noto albergo di Via Veneto, sapeva sei lingue! Fino a cinque o sei anni fa veniva a trovare mia sorella Anita, la nipote. Non era molto alto, ma era un signore distinto, con la sahariana, sembrava uno sceicco, e ci raccontava dei suoi viaggi in aereo, perché suo figlio che lavorava all’Alitalia gli dava i biglietti. Bacchittu aveva avuto quattro figlie femmine e un maschio. Tutto quello che so della sua famiglia me lo ha raccontato mia madre. Le sue fotografie le ho ritrovate fra le cose di mia sorella Anita un anno fa, quando lei è morta”.
Insomma Francesco Faraglia, detto Bacchittu, è stato il vero precursore dei trasporti pubblici della nostra zona, collegando regolarmente Lisciano a Rieti. E per i ragazzini di allora essere ammessi all’onore di salire sul suo carro era una vera avventura, come per i ragazzini di adesso salire su un’astronave, dice chi ancora lo ricorda, e un ottimo motivo per vantarsi con gli amichetti che non avevano avuto quella fortuna.
Non so se sia vero, ma i più anziani dicono che durante l’epidemia di «febbre spagnola» fosse lui, con il suo carro, ad assicurare il trasporto delle vittime dell’epidemia nel piccolo cimitero di Vazia, dove anche lui riposa, accanto alla moglie.
(l.m.)
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