Orizzonti ieri, oggi e domani | Home | News | Cerca | Web Links | Raccomandaci | Invia News 
25 Giu 2017   03:57
Il giornale dell'Amministrazione Beni Civici di Vazia
Menu principale
On-line

Ci sono 1 visitatore e
0 utenti on-line

Sei un utente non registrato. Puoi loggarti qui.

Login

 Nickname

 Password

 Ricordami


Lingue

Scegli la lingua:

I tartufi
Inviato da : admin Giovedì, 19 Aprile 2007 - 15:55
I tartufi: frutti della terra presenti sulle nostre tavole già 3000 anni fa
di Simona Di Giannantonio
I greci lo chiamavano «Hydnon», i latini «Tuber», gli arabi «Ramech Alchamech», gli spagnoli «Turma de tierra», i francesi «Truffe», gli inglesi «Truffle», mentre i tedeschi usano il termine «Hirstbrunst».
Ciò che è certo è che il tartufo è una delizia per i nostri palati, un po’ meno per i portafogli dei consumatori, ma nella nostra zona è possibile trovarne degli ottimi esemplari, con l’aiuto dell’infallibile fiuto degli amici a quattro zampe.
È proprio così, infatti, il cane è il vero intenditore ed estimatore del tartufo.
Questo frutto speciale della natura è un fungo che vive sottoterra ed è composto in gran percentuale da acqua e sali minerali, assorbiti dal terreno tramite le radici dell’albero con cui vive in simbiosi.


È per questa ragione che il tartufo assorbe le caratteristiche del tipo di pianta presso la quale si sviluppa, acquisendo anche un sapore e un profumo ben definiti. Le testimonianze della sua presenza nell’alimentazione dell’uomo risalgono a tempi molto antichi, nello specifico se ne parla nella dieta del popolo sumero, intorno al 1700-1600 a.C.
Essendo un frutto di cui non si conosceva l’origine, Plutarco azzardò l’affermazione che il «tubero» nascesse dall’azione combinata dell’acqua, del calore e dei fulmini.
Nella mitologia classica, fu proprio il fulmine di Zeus, signore degli dei e amante superlativo, ad attribuire proprietà afrodisiache a questo «fungo tuberoso». La scienza avanzò molte ipotesi, al punto tale che il mistero ha sempre aleggiato sopra la natura dei tartufi, i quali erano persino rappresentati come elementi a metà tra una pianta e un animale.
Una delle caratteristiche più studiate del tartufo fu la proprietà tossica, tanto da comparire anche nel manuale «Pratica Medicinae» del Guar-niero, nel quale il rischio di avvelenamento sembra essere legato al luogo di crescita del tartufo, alla sua vicinanza con nidi di serpenti e di animali velenosi.
Sicuramente, con il passare del tempo, i tartufi sono stati valorizzati e, proprio per il loro particolare sapore raffinato, sono diventati alimenti prelibati presenti nella creazione di piatti unici ed esclusivi.
In definitiva, si tratta di un condimento aromatico molto prezioso grazie alla sua rarità e al modo in cui nasce. Infatti esso si forma attraverso un delicato processo di sovrapposizione di strati, ognuno dei quali assume particolari aromi e odori, secondo il tipo di terreno e la stagione in cui si manifesta. Tutto ciò giustifica l’aumento dei cercatori di tartufi, conosciuti come «tartufai», sembrerebbe, infatti, che i tartufai attivi, regolarmente tesserati, in Italia siano oltre 100.000. Il valore del mercato del tartufo fresco e lavorato supera la cifra di 400.000.000 di Euro, mentre la quantità di tuberi commercializzati nel nostro Paese risulta di 500 tonnellate l’anno.
Le varietà di tartufi presenti nella nostra zona sono diverse, si passa da quello nero invernale, che cresce nei mesi freddi sotto le latifoglie, a quello estivo, che raggiunge notevoli dimensioni ed è reperibile da maggio a dicembre.
Forse ciò che interessa di più il lettore è sempre il legame con la tavola, visto che il tubero in questione nobilita qualsiasi pietanza: il più semplice dei risotti, le modestissime uova al tegamino, la normale bistecca, il crostino o la tartina si trasformano in piatti superbi con l’aggiunta di questo ingrediente.
Purtroppo il tartufo italiano non è stato risparmiato dalle «truffe» quotidiane, dato che – negli ultimi anni – ne è stato introdotto un esemplare molto simile all’originale, ma di nazionalità cinese, che ha creato un danno considerevole sia a livello commerciale che ambientale.
Un’altra curiosità è che la mente geniale dell’uomo è stata capace di creare persino l’aroma al tartufo, che non ha nulla a che fare con il suddetto, essendo un derivato del petrolio ma, ahimé, viene utilizzato anche nella ristorazione.
Si è parlato dei tartufai, ossia delle persone che si dedicano alla ricerca dei tuberi e va rilevato che, tra loro, esiste anche chi elogia le proprie gesta di procacciatore esemplare, non sapendo che la capacità del vero tartufaio non è quella di deturpare l’ambiente al fine di riempire le proprie tasche.
L’abilità sta nello scovare i tartufi lasciando inalterato l’habitat naturale, quindi non è sulla quantità ma sulla qualità della ricerca che ognuno di loro dovrebbe indirizzarsi.
 La morale della favola è: lasciate lavorare le delicate zampe dei cani e riponete le devastanti zappe.
Stampa la pagina Invia l'articolo ad un amico
 
Link correlati
· per saperne di più su n. 1/07 ORIZZONTI
· News da admin

Articolo più letto su n. 1/07 ORIZZONTI:
Gli Asburgo

Vota l'articolo
Questo articolo non è stato votato