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Andar per ova
Inviato da : admin Giovedì, 19 Aprile 2007 - 15:57
Andar per ova
Tra cultura e tradizione
Il Carnevale è stato, per secoli , l’unico periodo dell’anno in cui era lecito divertirsi e passare momenti spensierati con parenti ed amici. Oggi forse questo periodo di frizzi e lazzi non è più così sentito: possiamo divertirci sempre, durante tutto l’anno e non è più necessario far scorte di prelibatezze perché non c’è più l’abitudine ad un periodo di «magro».
Ma per i nostri nonni era un periodo da vivere alla grande, il momento per i giovani di far qualcosa al di fuori dell’ordinario con la benedizione dei vecchi che chiudevano un occhio e spesso si associavano a canti e balli.


Così il 17 Gennaio, con l’entrata del Carnevale, si  organizzavano e, a gruppi, passavano per le case a raccogliere quanto più era possibile.
In cambio di uova, salsicce e vino, dedicavano alle famiglie canti o strofe libere che raccontavano fatti o caratteristiche di vari personaggi locali suscitando così divertimento e spensieratezza.
Era un continuo spostarsi da un borgo all’altro, Cupaello, Lugnano, Lisciano, Muscio, Coccodrillo, per poter portare a ciascun abitante un motivetto, uno scherzo, un pensiero .
Chi andava per ova era ben accolto perché gli scherzi non erano mai pesanti, era sempre una bonaria presa in giro che metteva in evidenza caratteristiche di persone o di famiglie, caratteristiche viste solo da un punto di vista positivo, con malizia ma non con cattiveria.
Il momento migliore era, comunque, al termine del Carnevale, quando nella piazza del paese si organizzava una serata danzante e si dava fondo a tutto ciò che si era riusciti a raccogliere.
Le donne preparavano i dolci caratteristici del Carnevale, frappe e castagnole, e gli uomini arrostivano salsicce che venivano poi servite a tutti insieme ad abbondanti libagioni. Erano bei momenti, ci si divertiva con poco e si godeva del fatto di stare tutti insieme in allegria e in armonia.                                                
(t. a.)
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