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Terminillo: DC6 Sabena
Inviato da : admin Giovedì, 19 Aprile 2007 - 16:03
Tragedia al TerminilloTerminillo: DC6 Sabena
La tragedia del 12/2/1955 e la solidarietà del popolo reatino

Nella notte del 12 febbraio del 1955 avvenne una tragedia che portò Rieti e la generosità dei suoi abitanti sulla ribalta delle cronache nazionali, un DC 6 quadrimotore dalla Sabena, compagnia aerea belga, perse il contatto con la torre di controllo di Ciampino subito dopo che il suo comandante aveva dichiarato di trovarsi sopra a Viterbo e di accingersi ad atterrare. In quella notte si scatenava sul Lazio una forte perturbazione temporalesca ed il quadrimotore non arrivò mai a Ciampino.


Subito iniziarono le ricerche ma, solo dopo otto giorni, un aereo da ricognizione notò in località campo dei Cavalli nel comune di Cantalice, la coda dell’aereo che fuoriusciva dalla neve proprio dove finisce il crinale di Sassetelli, le ricerche erano finite ma contemporaneamente iniziava la gara di solidarietà delle popolazioni reatine ed in particolar modo delle nostre frazioni i cui abitanti, oggi come allora, erano esperti conoscitori della montagna e si trovarono in prima linea nel recupero dei cadaveri e del velivolo; nella tragedia persero la vita tutte le 29 persone a bordo compresa la Miss Italia del 1953 Marcella Mariani. I primi a giungere sul luogo del disastro furono Gigino Rossi e Vincenzino Curini di Lisciano, a loro si presentò una scena agghiacciante con resti di velivolo e cadaveri  dispersi in un perimetro di centinaia di metri, subito iniziarono le operazioni di recupero, coordinate dal capitano del distaccamento aeronautico del Terminillo Ugo Picchiottini, presero come base di partenza il rifugio «Castiglioni» e vi parteciparono i Carabinieri di Leonessa e Terminillo, la Forestale, la caserma di Polizia di Pian de Valli, lo sci club Terminillo e molti volontari provenienti in massima parte da Lisciano e Capolaterra; proprio al rifugio vennero portati i cadaveri che poi furono trasferiti all’Ospedale Vecchio dove il compianto Dottor Domenico Dionisi si occupò della ricomposizione delle salme e vennero celebrati solenni funerali nella Cattedrale di Rieti dal vescovo Raffaele Baratta.
Come ci racconta Luigi Faraglia, supervisore del recupero dei rottami dell’aereo: «la ditta che appaltò i lavoro di recupero dei rottami era tedesca, ed essendo il proprietario amico con il padrone di Willy Sport, gli chiese se poteva organizzare una squadra di recupero, essendo io dipendente di Willy Sport, fui nominato coordinatore del recupero e mi recai sul luogo della tragedia con 5 muli e 15 operai, quasi tutti di Capolaterra, il 2 maggio del 1955. Nostro compito era quello di fare in pezzi il velivolo per poi condurlo all’inizio della Vallo-nina, le operazioni furono alquanto difficili per la zona impervia e per la scarsità dei mezzi a disposizione, solo il 14 giugno, terminammo il lavoro ed i resti del velivolo furono portati a Milano con dei camion da dove sarebbero stati poi condotti fino in Germania». Si chiudeva così una delle pagine più tristi vissute dalla città di Rieti nel dopo guerra, la quale tuttavia ha avuto il merito di far conoscere in tutta Europa la generosità e l’altruismo della popolazione reatina.
a.d.a
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