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Confraternita di Sant’Antonio Abate
Inviato da : admin Venerdì, 08 Giugno 2007 - 15:37
VAZIA E IL SUO TERRITORIO
Una tradizione centenaria: la confraternita di Sant’Antonio Abate
Il 17 gennaio è una data molto sentita per le nostre frazioni, in quanto decorre la festa di Sant’Antonio Abate, eremita egiziano vissuto tra il 250 ed il 356 d.C. considerato il fondatore del monachesimo, il quale è legato visceralmente a province come la nostra che fino a mezzo secolo fa basavano l’economia principalmente sull’agricoltura, per il  fatto di essere il protettore dei macellai e salumieri, dei contadini, degli allevatori e degli animali domestici.


Questo patronato è dovuto al fatto che le comunità dell’Ordine degli Antoniani, formatesi seguendo la regola che era tanto cara a Sant’Antonio «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri» (Matteo 19,21),  avevano avuto il permesso di allevare maiali nei centri in cui vivevano, in quanto ne usavano il grasso per curare i malati colpiti dal male degli ardenti, intossicazione alimentare meglio conosciuta come il fuoco di Sant’Antonio, questi maiali allevati a carico della comunità, giravano per le strade con un campanello al collo, e l’iconogra-fia cristiana li ha voluti rappresentare proprio ai piedi del Santo.
Partendo dal programma religioso, la festa viene celebrata la domenica successiva il 17 gennaio con tanto di processione per le vie di Madonna del Passo, ma  già il giovedì iniziano le celebrazioni con l’esposizione del Santo, il venerdì è dedicato alla penitenza dei fratelli ed il sabato alla benedizione del pane che poi, come da tradizione, viene distribuito ai fedeli dopo la processione.
Da oltre un secolo, è consuetudine festeggiare devotamente Sant’Antonio con usanze tramandate da padre in figlio grazie all’istituzione della confraternita che, in nome del Santo, si diletta a compiere opere di bene; nelle nostre frazioni si contano ben tre confraternite, la più grande è quella di Madonna del Passo, fondata oltre 140 anni fa, è la più numerosa e raccoglie i devoti oltre che di questa frazione, anche di Vazia e Cupaello, le altre due si trovano a Lisciano e Lugnano.
Come ci racconta Orlando Gianni, presidente della confraternita di Madonna del Passo: «la struttura della confraternita è molto semplice ed è basata su un presidente, un cassiere (Massimo Gelain) e tre «festaroli» estratti ogni anni a sorte dopo il pranzo di Sant’Antonio». Compito dei festaroli, nella casa del più anziano dei quali si trasferisce la statuetta che raffigura il Santo di anno in anno, è quello di organizzare la festa, quindi si occupano della questua, del pane da distribuire dopo la processione e dell’organizzazione e prenotazione del pranzo che raduna tutti gli adepti alla confraternita in un ristorante della zona; ma, come ci racconta Sesto Scappa, uno dei veterani della confraternita di Madonna del Passo: «fino agli anni settanta il pranzo non veniva fatto al ristorante ma a casa del festarolo più anziano, dove si trovava anche la statuetta del Santo, ed erano le famiglie dei tre festaroli che si occupavano della preparazione dello stesso pranzo», tradizione che è rimasta immutata per le confraternite di Lisciano e Lugnano.
Infine come ci ricorda Massimo Gelain, il cassiere della confraternita di Madonna del Passo: «la confraternita si è sempre distinta per le opere di miglioramento della nostra parrocchia, avendo contribuito economicamente alla realizzazione della Sagrestia di Madonna del Passo ed al rifacimento delle scale della stessa Chiesa con i fondi messi a disposizione di anno in anno dagli stessi fratelli e dai proventi dell’asta di beneficenza che si svolge ogni anno a fine pranzo».
L’asta è il momento dove si raccolgono la maggior parte dei fondi della confraternita, gli oggetti contesi spaziano dal legname, alle ciambelle fino ad arrivare ai tradizionali zampetti di maiale ed i proventi vengono riservati alle opere di pubblico interesse della Parrocchia oppure della stessa confraternita.  
A.D.A
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