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Aspra e Tagliata
Inviato da : admin Venerdì, 08 Giugno 2007 - 15:43
Lisciano e il suo territorio
Aspra e Tagliata due antichi paesi a difesa della montagna
di Alberto Dionisi
Attorno all’anno Mille i versanti sud e ovest del massiccio del Terminillo appaiono popolati da numerosi piccoli villaggi fino ad altitudini notevoli.
La necessità di sfuggire ai pericoli della piana, tormentata dalle alluvioni di fiumi e torrenti, dominio delle febbri malariche, soggetta a incursioni e a scorrerie di nemici, ha spinto gli abitanti a rifugiarsi in luoghi elevati, più sicuri e difendibili; lì è possibile sopravvivere mettendo a coltura appezzamenti di terreno anche di minima estensione, dove la natura del suolo lo consente; possono, inoltre, contare sui prodotti del bosco  e su quelli, consistenti, della pastorizia; il clima, a quei tempi notevolmente caldo, facilita la persistenza di questi insediamenti; ancora oggi la vite e l’ulivo sfiorano gli ottocento metri di quota sul monte Calcarone e sul colle Categne.


Alcuni di questi paesi esistono ancora, di altri rimangono solo poche rovine e scarsa documentazione storica, di altri ancora solo il nome e incerte tradizioni locali; anche la loro esatta localizzazione è spesso difficile.
Aspra è citata in cinque documenti del Regesto di Farfa di Gregorio di Catino, della potente abbazia imperiale che dominava possedimenti vastissimi (la nostra Aspra non va confusa con l’altra Aspra, oggi Casperia, non lontana da Poggio Mirteto); nel documento più antico, dell’anno 1081, Todino figlio del fu Beraldo, trovandosi a Farfa, rilascia all’abbazia una carta con cui cede un ampio territorio nel Comitato reatino, con tre castelli: Aspra, Lugnano e Poggio San Massimo.
Nel 1083 lo stesso personaggio, indicato come Teudino del fu Berardo,  fa una vastissima donazione alla medesima abbazia, con un atto notarile stipulato a Rieti. Ai tre castelli suddetti aggiunge molti altri beni e territori nel Comitato reatino e nel Castaldato intedocrino (di Antrodoco); è esplicitamente citato anche il monastero di Santa Croce, nei pressi di Lugnano.
Todino di Berardo non è  un personaggio qualsiasi, è il conte di Rieti, membro di una famiglia che domina da secoli il territorio.
L’anno dopo, 1084, l’imperatore Enrico IV, in un documento di conferma dei beni dell’abbazia di Farfa, cita esplicitamente: Castellum quod vocatur lunianum. Et aspram. Et podium sancti maximi, ***** omnibus eorum pertinentiis. Pertinenze vastissime, che vanno dalle creste dei monti fino al fiume Velino.
Un quarto documento del 1089 conferma che quei paesi sono tra i beni acquisiti dall’abate Berardo durante il suo governo.
Ancora un anno, ed ecco nel 1090 i tre castelli, nei primitivi confini, passare nuovamente di mano. Il conte Erbeo, figlio di Todino (o forse suo fratello), se li riprende in cambio di altri beni di sua proprietà in Sabina.
Anche Tagliata è, almeno per un certo tempo, tra i beni di Farfa; nel 1103 Baroncello di Berardo e suo figlio Oddone donano all’abbazia i beni posseduti in quella e altre località.
Tutta la regione appartiene ancora al grande ducato di Spoleto, ormai da tempo in via di disgregazione.
Passano pochi decenni e sul territorio si abbatte la conquista norman-na; già nel 1144 i nostri paesi sono sotto il controllo di re Ruggero II, che sta costituendo un grande stato nell’Italia meridionale; Rieti è assediata per anni, poi conquistata e distrutta; si riprenderà solo dopo la morte di re Ruggero ma recupererà soltanto una parte dei territori un tempo di sua pertinenza.
Un contestato confine separa ormai i territori annessi al Regno da quelli che più tardi faranno parte dello Stato della Chiesa; durerà oltre sette secoli, fino al 1860. I paesi di frontiera acquistano un deciso valore strategico e militare.
Nel Catalogus baronum, redatto tra i regni di Ruggero II e del figlio e successore Guglielmo I il Malo (re dal 1154 al 1166), sono elencati i baroni, i beneficiari di feudi, i proprietari di terre tenuti a fornire al re un certo numero di cavalieri e di ausiliari. In vista di una misteriosa «grande spedizione», che non verrà attuata, il re richiede un impegno molto più rilevante del solito.
Rainaldo di Lavareta è un barone che dipende direttamente dal re; è tenuto a fornire diciassette cavalieri. Anche Aspra e Tagliata, a lui soggette, sono tenute a contribuire; con Arpagnano, Lugnano e Rocca de Septejavulo, devono dare ben sei cavalieri. Per la magna expeditio  Rainaldo si vede aumentare l’impegno a quarantuno cavalieri con cinquantotto ausiliari!
Ai tempi di Federico II di Svevia, imperatore e re, Aspra è citata nello «Statuto per la riparazione dei castelli», risalente al 1240-45 circa; è tra i paesi che possono essere chiamati al restauro del castello di Lugnano, considerato castello centrale del territorio, ormai appartenente al demanio regio.
In quei secoli la frontiera viene rafforzata concentrando le popolazioni in nuclei abitati più consistenti e organizzati, situati in posizioni tali da controllare meglio la piana reatina.
Cantalice è fondata, secondo la tradizione, poco dopo le discese in Italia dell’imperatore Federico Barbarossa, riunendo in un unico castello otto piccoli villaggi: Tagliata, Rocca Cristiana, Rocca di Sopra, Rocca di Sotto, Rocca della Valle, Cerreto, San Liberato, San Cataldo. Tagliata è, quindi, tra i paesi fondatori della nuova comunanza.
In realtà Cantalice a quell’epoca già esiste, e da tempo; si accresce, formando una nuova comunanza, universitas, concentrando la popolazione dei villaggi vicini che, però, conservano a lungo notevole autonomia; gli abitanti di Tagliata e i loro discendenti ormai viventi a Cantalice nominano due guardari per il controllo dei pascoli del Terminillo, pagano separatamente la tassa comunale sul bestiame, votano separatamente per la nomina degli amministratori comunali e hanno una loro parrocchia, intitolata a S. Nicola.
Nel 1590, come risulta dalla relazione ad limina del vescovo di Cittaducale Valentini, la chiesa è da tempo diroccata; persiste, però, la parrocchia, che svolge le proprie funzioni a Cantalice, nella chiesa di S. Maria del Popolo dei Padri Agostiniani, come le parrocchie di altri villaggi ormai in abbandono. I battesimi, però, si amministrano in quella di S. Andrea, dove si trova il fonte battesimale per tutte le parrocchie del paese. Nel 1647 risulta parroco di S. Nicola di Tagliata don Evangelista di Sante.
Anche Aspra ha la sua chiesa; non risulta, però, che sia anche parrocchia. Nel 1474 la chiesa di S. Lorenzo de Aspra, possedendo qualche fondo rustico, deve  le decime al vescovo di Rieti (Cittaducale non è ancora stata elevata a diocesi, fino ai primissimi anni del XVI secolo è solo un vicariato della diocesi reatina).
Le decime si pagano in natura, versando certe quantità di grano e farro, misurate in quarti e prebende.
S. Lorenzo deve pochissimo, segno di povertà; paga, infatti, solo tre prebende di grano e tre di farro. Nella relazione ad limina del 1590 non è neppure nominata; forse è ormai in completo abbandono.
Dove sorgono questi antichi castelli? Aspra è compresa  nel territorio di Lugnano. In montagna, a quota 1008 metri, si trova ancora oggi la fonte perenne di Acquaspra; probabilmente non lontano, a Sud della fonte, verso Lugnano, si trova il villaggio.
Nel salone del vecchio palazzo vescovile di Cittaducale un fregio dipinto attorno all’anno 1636 effigia i castelli che contribuirono alla fondazione della città; nell’affresco che raffigura Lisciano l’ignoto pittore ha rappresentato, in alto, un  piccolo villaggio in posizione dominante; probabilmente è la nostra Aspra.
Il massiccio del Terminillo è, anche nei tempi antichi, segnato da una fitta rete di stradelle, di mulattiere, di sentieri, certo ripidi e malagevoli ma molto frequentati, che ne permettono l’attraversamento, il popolamento e l’utilizzazione economica. Il controllo di queste linee di comunicazione è fondamentale.
Aspra si trova nei pressi delle vie d’accesso alla montagna che, provenienti dalla piana, per Lugnano e Lisciano, si dirigono verso Pian di Rosce, Pian de’ Valli, Campoforogna.
Anche Tagliata sorge a controllo di importanti sentieri che, seguendo il fosso di Lisciano o sovrastandolo, proprio nei pressi dell’abitato si biforcano, mettendo in comunicazione i versanti Sud e Ovest della montagna, da un lato con la Vallonina, l’altopiano di Leonessa, fino a Cascia; ai piedi di Tagliata il secondo itinerario, aggirando Sassetelli, permette di scavalcare la montagna, per Micigliano e Sigillo, verso l’Abruzzo e oltre.
Posizione naturale straordinaria quella di Tagliata, sulla cresta della estrema propaggine della montagna Acquasanta, quasi a chiudere il fosso di Lisciano, tra alte montagne e rupi scoscese. I suoi ruderi sono chiaramente indicati nella Pianta topogra-fica delle montagne di Cantalice, delineata con cura nel 1864, detenuta da quel Comune.
Andrea Fulio-Bragoni, nel suo Cantalice descritto e illustrato, del 1885, li descrive così: Lungo la cresta (del colle di Tagliata) veggonsi ancora residui di fabbriche, con pezzi di muri ben conservati, tracce della strada, che lo dividea per lo mezzo, e della piccola piazza che ne facilitava l’ingresso. Sono tuttora rinomati il Campo di Santo, le vigne di Tagliata, che le facevano corona, le acque della mole di Tagliata, che le scaturivano ai piedi. Una folta foresta possiede ora questo luogo e piante secolari di quercia, acero e faggio sorgendo maestose tra quei ruderi, attestano il lungo abbandono del paese e la remota sua origine.
Ancora oggi quei ruderi sono ben visibili; nel fitto del bosco si aprono piccole radure regolari, i fondi delle antiche case; resti consistenti di muri, coperti d’edera, indicano l’impianto del paese ormai disfatto.
Era una vera roccaforte incassata tra due alte montagne che nei pressi dell’antico abitato conservano luoghi con nomi di forte suggestione «militare» come Castiglioni, da piedi e da capo, a Nord, e Rocchette, a Sud.
I nomi stessi dei due paesi richiamano la durezza dei siti: Tagliata, là dove la montagna è incisa, come spaccata, dai due rami del fosso, Aspra nel significato di scoscesa, erta.
L’abbandono avvenne probabilmente abbastanza presto (Pierre Toubert in Les stuctures du Latium médiéval ritiene Aspra già abbandonata, déserté, prima del XIII secolo); villaggi troppo in alto per avere una reale capacità di sussistenza, tagliati fuori dalla nuova economia che s’andava sviluppando a quote inferiori, vennero progressivamente assorbiti, Aspra da Lugnano, Tagliata da Cantalice.
Probabilmente conservarono ancora un po’ di abitanti, certamente gli edifici vennero utilizzati nei periodi estivi, al tempo della fienagione e dell’alpeggio.
Nel Seicento si verificò un rapido cambiamento climatico che portò inverni lunghi e rigidi, nevi tardive e persistenti, temperature gelide; questo periodo particolarmente freddo durò fino all’Ottocento, meritando per la sua asprezza l’appellativo di Piccola glaciazione; dette il colpo di grazia a tutti i villaggi d’alta quota; l’abbandono fu completo, le case crollarono, lentamente di questi antichi paesi si perse memoria.
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