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Il tempio di San Francesco
Inviato da : admin Venerdì, 08 Giugno 2007 - 15:53
Il tempio di San Francesco al Terminillo, un’opera tutta da vedere
di Franco Ferriani
Lo studioso francescano Venanzio della Vergiliana, ripercorrendo nel 1923 il tragitto che il Santo seguì per giungere nella valle reatina, così descriveva gli spazi  che si proiettavano innanzi a Lui, pervasi da  sensazioni di mistica spiritualità: «il paesaggio che balza d’improvviso innanzi agli occhi, è unico in tutta Italia. Specialmente se vi si giunge in un tramonto d’autunno inoltrato quando le luci del vespero sono ancora rosseggianti e il fiume di scintille d’oro investe tutto il Terminillo, all’oriente già con il crine nevoso…».
Sembra quasi una premonizione, che per bocca del viandante, il Santo indicasse il Terminillo come Suo ostello spirituale. E così fu! 


Siamo nel primo dopoguerra, la povertà e la disoccupazione sono di casa, ma il richiamo del Santo Francesco si accende nell’anima del  nuovo giovane parroco che tutti i giorni risale l’erta scalinata rudimentale che porta alla chiesetta di S. Maria della Vittoria  sovrastante il piazzale di Pian de’ Valli. Anche Lui è francescano, dei frati minori, si chiama Riziero Lanfaloni e il Suo primario pensiero è quello di erigere il più alto tempio in onore del Santo. L’impresa, data la povertà lasciata dalla guerra, sembra una chimera, eppure è proprio la povertà francescana che darà forza e stimolo per mettere in piedi un cantiere. Ma ci vuole un terreno, di notevole superficie, soprattutto centrale, affinchè i fedeli giungano più numerosi senza più arrampicarsi fino alla chiesetta costruita dagli Alpini. Padre Riziero ricorre a Cesare Ferriani per il terreno, già individuato, dove sorge una piccola collinetta con un prefabbricato in legno della società Funivia. Ferriani, direttore della società, sottolinea le notevoli difficoltà, ma promette di parlarne con il Conte Ettore Manzolini amministratore delegato e proprietario del terreno e della Funivia.
Il Santo Francesco interviene ancora, gli oltre tremila metri quadrati del terreno vengono ceduti dalla Società a titolo gratuito, ma resta sempre il problema dei soldi per iniziare i lavori e spianare la collinetta. Dall’alto arriva ancora un’ispirazione: … «perché non iniziare con un cantiere di lavoro per i moltissimi  disoccupati?» Così si giunse alla posa della prima pietra. In una solenne cerimonia, con tanto di «schola can-torum», trovò dimora la pietra proveniente dal convento di Assisi, benedetta dal Cardinale Carlo Confalonieri, Arcivescovo dell’Aquila,  presenti autorità, insigni personalità  fra le quali il Conte Manzolini, il Principe Ludovico Spada Potenziani, il marchese Raffaele Travaglini di S. Rita, il Principe Francesco Chigi della Rovere, cameriere segreto del Papa, Padre Vittorio Costantini, francescano, poi vescovo di Sessa Aurunca, Padre Luigi Caloisi di Lisciano unitamente e tanti suoi confratelli  provenienti da Assisi. Era il 18 settembre del 1949 e fu il giorno più significativo di quel periodo.
I lavori iniziarono sbancando oltre 25.000 mc. di roccia, la paga giornaliera era di 500 lire, ed il pasto frugale degli operai consisteva in pane e pomodoro mentre gli attrezzi da lavoro erano pala, piccone, fioretto per le mine, mazza e carriola. Ci vollero lunghi anni di duro lavoro, di incertezze, soprattutto per il re-perimento dei fondi, anni nei quali il povero Padre Riziero s’ingegnò nelle modalità e con gli sforzi  più disparati, impegnandosi anche nel lavoro manuale pur di vedere realizzata un’o-pera che senza dubbio era di molto superiore alle sue forze. Anche i va-canzieri e i proprietari di ville contribuirono con le loro offerte ad aiutare l’abnegazione del giovane parroco e, a loro ricordo, tutte le panche della chiesa sono incise con il nome dei donatori. Finalmente nella notte di Natale del 1956 ci riunimmo tutti, terminillesi e ospiti,  per ascoltare la prima messa officiata da Padre Riziero nella costruzione ancora da terminare e senza riscaldamento. All’uscita della Chiesa una fitta nevicate ci accolse, il Santo benediceva così la sua casa e noi tutti.
Il Tempio di S. Francesco fu progettato dall’architetto Fidenzoni di Spoleto e l’impresa dell’ingegner Galgani lo costruì. Quest’ultimo annoverava fra gli avi la Beata Gemma Galgani alla quale fu dedicata una delle cappelle, in un primo tempo, ma successivamente la Beata fu “esiliata” e sostituita con S. Barbara, patrona di Rieti. Poi venne l’inaugurazione ufficiale il 22 agosto del 1964, ben 7 anni dopo la posa della prima pietra e fu un evento solennemente rimarcato nell’omelia di S.E. Mon-signor Costantino Stella, Arcivescovo dell’Aquila.
Il Tempio votivo nazionale di S. Francesco, strutturalmente richiama i caratteri fondamentali delle Basiliche Francescane. Al centro della facciata spicca la sagoma del «protiro» (atrio) che ricorda  la facciata della Porziuncola. In alto, al centro,  distende le braccia benedicenti  la scultura monolitica alta tre metri di Frate Francesco opera dello scultore B. Falda; sulla lunetta del portale d’ingresso è incastonata un’Annunciazione in bronzo, opera della scultrice Giovanna Fiorenti, mentre la prospettiva del complesso si completa con il  campanile alto 52 metri, ben visibile dalla Lanfaloni) e a San Francesco. Continuando, sulla sinistra vediamo il fonte battesimale, la cappella di S. Barbara e nell’ultima trova posto l’organo. Facendo un passo indietro e soffermandoci alla cappella dedicata al Santo Francesco, non tutti sanno che nell’urna viene custodita una reliquia del Santo e che nel mondo solo tre luoghi possono vantare questo privilegio: la città di S.Francisco (U.S.A.), il paese di Piediluco presso Terni, e il monte Terminillo. Sulle pareti della cappella, bassorilievi in maiolica del Professor Abbozzo descrivono i momenti più significativi della vita del Santo e dinanzi all’urna arde perennemente una lampada votiva offerta, di anno in anno, dai comuni pedemontani.
Sostando in raccoglimento e/o ammirando le bellezze artistiche del Tempio, volgendo lo sguardo verso la volta a botte longilinea e para-bolica, scopriamo le vetrate laterali istoriate con i vari passaggi poetici del Cantico delle Creature. Conclusa la carrellata descrittiva è opportuno fare alcune considerazione su questa opera davvero stupenda per la spiritualità che diffonde, quasi a protezione della valle sabina con la statua del Santo che apre e stende le braccia in atto benedicente. Ci sono due aspetti che vengono sottovalutati sull’importante collocazione di quest’opera: la valenza religiosa e anche quella turistica. Sembrerebbe che ambedue siano da sempre disattese, in quanto, le comunità francescane hanno abbandonato il Terminillo; i fedeli vengono indirizzati esclusivamente sui quattro santuari tradizionali  con «tours» versione «turismo», e del Tempio terminillese, osservando statisticamente le presenze, non se ne parla o quasi. Ciò è molto riprovevole perché, «absit iniuria verbis», l’asse Valle Santa, Cascia, Loreto, passa per la strada provinciale Rieti – Terminillo - Leonessa, sopratutto durante l’estate. Ma ringraziamo il Signore, perchè ora la cura della chiesa è affidata alla Fraternità Monastica della Trasfigurazione dei Padri Benedettini che hanno saputo dare nuovo impulso alla struttura, dotata anche di un’ala con notevole capacità ricettiva per ospitare coloro che desiderano rivitalizzare la propria identità cristiana in un ambiente decisamente Francescano con «frate sole e sorella terra» ancora puri. 
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