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La nostra Provincia compie 80 anni
Inviato da : admin Venerdì, 08 Giugno 2007 - 15:59
La nostra Provincia compie 80 anni
di Serena Galluzzi
La Provincia di Rieti festeggia in questo anno gli 80 anni della sua costituzione. Una lunga e tormentata vicenda politica-amministrativa ha accompagnato la nascita della nostra provincia, che per collocazione geografica e grande ricchezza di risorse naturali (soprattutto idriche), è sempre stata  al centro di un’accesa disputa tra la regione umbra e la capitale. 


Con la creazione del nuovo stato unitario, Rieti venne annessa alla provincia di Perugia e fu sede di Sottoprefettura  e Capoluogo di Circondario. Sin da allora forti spinte autonomistiche prospettavano l’opportunità di scissione dall’Umbria e di ricostruzione dell’antica provincia reatina. Anche con il nuovo secolo le ambizioni di autonomia si mantennero vive, fortemente alimentate anche dal timore di una possibile annessione alla  Provincia di Terni della cui costituzione in quegli anni si iniziava a parlare. Ma fu con l’avvento del fascismo che le ambizioni del territorio reatino trovarono soddisfazione, grazie soprattutto al grande lavoro diplomatico dei notabili cittadini che nel 1922 diedero vita all’Unione Sabina, un movimento per la promozione degli interessi della regione. Tra i più illustri notabili della città, che spesero le loro energie per la causa reatina, va sicuramente ricordato l’Avv. Mario Marcucci, sindaco, podestà e capo del fascismo reatino,  il Principe Ludovico Potenziani, il Commendatore  Amilcare Spadoni,  il Dott. Arduino Colantoni, il Professor  Francesco Palmegiani, il Cavalier Oreste Tarquinio Locchi e Giuseppe Fiordeponti.
Primo successo della diplomazia reatina e primo vero passo verso la ricostruzione della Provincia di Rieti fu l’aggregazione del circondario di Rieti alla provincia romana avvenuta nel marzo del 1923. Nel 1926, poi, il Principe Ludovico Spada Veralli Potenziani, massimo esponente dell’aristocrazia romana e sabina, da sempre impegnato  nella causa sabina, venne nominato all’alta carica di Governatore di Roma in virtù del suo stretto legame con il Duce.
Subito dopo, con Regio Decreto del 2 gennaio 1927, venne finalmente costituita la Provincia di Rieti con l’annessione anche del circondario di Cittaducale, fino ad  allora appartenente alla Provincia dell’Aquila. Iniziò così un lungo periodo di ammodernamento, con la realizzazione di grandi opere per il miglioramento del territorio e per lo sfruttamento, anche industriale, delle risorse idriche: la  bonifica della piana reatina grazie alla creazione dei bacini artificiali del Turano nel ’39 e del Salto nel ’40, la centrale idrolettrica di Cotilia attiva a partire dal ’42,  l’acquedotto del Peschiera, tra i più grandi del mondo a trasportare soltanto acqua di sorgente, i cui lavori iniziarono nel ’37 e si conclusero nell’80. Grandi opere a beneficio dell’intera comunità provinciale la cui realizzazione fu però sostenuta proprio dall’esterno, ed in particolare dalla capitale, necessitante di approvvigionamento idrico, e dall’industria ternana in forte espansione.
Negli anni sessanta-settanta, la provincia e soprattutto il capoluogo, conobbero una forte espansione economica: alla tradizionale economia fondata sull’agricoltura e pastorizia si affiancò un forte sviluppo industriale nei settori tessile, chimico, alimentare, della carta e dei materiali della costruzione.  Nacque un vero e proprio  nucleo industriale supportato anche dalle politiche statali sul mezzogiorno. A ciò si accompagnò un notevole incremento demografico del capoluogo: alcuni fonti rilevano un aumento del  23% della popolazione cittadina dal censimento del 1961 a quello del 1971.
Negli anni a seguire la crescita economica e demografica si andò rallentando, fino ad arrivare ai nostri giorni, nei quali la situazione della Provincia appare tutt’altro che rosea. Specchio, in parte, della fase congiunturale che sta investendo ormai da anni l’Italia, la realtà economica reatina attraversa uno dei periodi più critici dal dopo guerra. È cronaca recente: le grandi e medie industrie smantellano i loro insediamenti nel nucleo reatino, i lavoratori sono in cassa integrazione o mobilità, i giovani incontrano grandi difficoltà a trovare un’occupazione.
Tanti sono i settori in cui si sarebbe potuto e dovuto far di più. Innanzi tutto quello delle  infrastrutture e della viabilità:  a ottanta anni dalla sua costituzione, la provincia di Rieti – ed in particolare il capoluogo – non ha collegamenti ferroviari e stradali che possano considerarsi adeguati alle esigenze industriali e commerciali.
La mancanza di tali collegamenti costringe la provincia ad un «isolamento» che è forse uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo economico, culturale e sociale. Settore che potrebbe diventare trainante per l’economia reatina è quello del turismo: il grande patrimonio naturale della nostra regione, ricca di splendidi laghi e di bellissimi paesaggi montani, primo fra tutti il Terminillo, sembra poco sfruttato ed incentivato.
I bellissimi Santuari Francescani sono fuori dai grandi circuiti del turismo religioso che  è stato, invece, la fortuna di tanti piccoli centri e non solo.
Tanti dunque i problemi della nostra provincia, che forse avrebbe meritato di più, ma tante anche le risorse che potrebbero consentirgli di svilupparsi, di aprirsi culturalmente verso orizzonti più ampi, di far rinascere  la propria economia e le proprie città.
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