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Una Montagna per tutti e per tutte le stagioni
Inviato da : admin Mercoledì, 03 Maggio 2006 - 18:05
TERMINILLO
«Una Montagna per tutti e per tutte le stagioni» 

TerminilloIl gruppo del monte Terminillo è il più importante dei quattro in cui si può dividere l’intera catena dei monti Reatini sia per interesse alpinistico e sciistico che per caratteri di flora e di fauna. Esso è costituito da un complesso di cime separato da profonde valli ed eleganti creste.


Ad est il corso del Velino lo divide con una profonda gola dal monte Giano (m.1820), continuando il suo corso il fiume ne delimita tutto il versante sud mentre ad ovest è limitato dalla pianura di Rieti e dal vallone di Lisciano fino alla sella di Cantalice, a nord infine dalla pianura di Leonessa . La cima principale del gruppo è il Monte Terminillo (m. 2216) ad est di questo è il Monte Valloni (m. 2028) collegato al Monte Brecciaro (m. 1954) e Monte Ritornello (m. 1874) con una grande cresta, al nord il Monte Porcini (m. 1982) e il Monte Cambio (m. 2081). Le considerazioni e le riflessioni sulla Montagna, che protegge ed osserva da sempre questa meravigliosa valle che attraverso i monti Sabini ci conduce fino al Mar Tirreno, sono ovviamente filtrate dalla mia lunga esperienza di alpinista che in tanti anni di attività, ha avuto modo di osservare il rapporto tra uomo e montagna in molte situazioni e in molte zone del nostro pianeta, dagli Appennini alle Alpi, alle Ande, all’Himalaja, alle Regioni Artiche. Per quanto riguarda il paesaggio, la fascia della faggeta si estende compatta a partire dalle quote intorno ai 1000 metri, al disotto domina la foresta a  «Quercus cerris», oltre i 1300 metri domina incontrastato il «Faggio» fino a circa 1800 metri lasciando il posto a grandi macchie di «Ginepro nano».La fauna è quella tipica delle zone appenniniche e in questi ultimi anni ha trovato di nuovo il suo habitat naturale il lupo e l’aquila reale.
Terminillo allungato da nord a sud ha da sempre proiettata la sua lunga ombra sulla valle reatina preannunciando il nuovo giorno, e con gli ultimi raggi del sole al tramonto, esaltando tutte le sue forme, ha scandito il tempo di infinite generazioni. Ha esercitato e continuerà sicuramente a farlo, un’attrazione che è insieme protezione e memoria e in una cultura orientale avrebbe anche un valore di sacralità come sacre sono considerate la vette Himaljane.
Il Terminillo, questo gigante buono, caratterizza anche il tempo delle stagioni utilizzando quelle variazioni cromatiche che solo la natura ci può offrire: il bianco candido durante l’inverno, il rosso il giallo e il marrone dell’autunno, il verde più o meno intenso della primavera e dell’estate.
Il Terminillo è testimonianza della nostra storia organica ed inorganica, noi,in  una dimensione temporale infinitamente più corta, conosciamo e testimoniamo la sua storia: «...ancora vi è una montagna in li monti di Leonessa nel regno alli confini di Ariete, dove dicono che nel mezzo d’Italia è un monte che si dice Terminile il quale è altissimo e pieno di fontane...». Così l’ing. Francesco de Marchi in un suo scritto del 1573. Si ha notizia di una esplorazione compiuta nel 1682 dal naturalista ligure Silvio Boccone, vi è anche uno scritto del 1812 sul monte Terminillo dello studioso di Etnologia ed esperto alpinista G. Bellucci. All’inizio del 1900 si costruì il primo rifugio; la struttura in legno del rifugio Re Umberto I° (ora Massimo Rinaldi) fu ufficialmente presentata con straordinario successo all’Esposizione Internazionale di Parigi. La tipicità della montagna rispetto alle altre dell’Appennino è quella di elevarsi improvvisamente, circondata da tante vallate, e dare ad ogni versante un volto diverso ed una vocazione diversa. Molte sono le vocazioni che ha questa montagna, vocazioni che si riflettono sulla nostra vita ed interagiscono in tutti i suoi aspetti esistenziali sia di natura biologica, etica ed economica. Ogni versante ha una sua vocazione e permette una adeguata fruizione turistica e sportiva.
I dolci crinali sud-sudovest con le bellissime faggete, forse i primi ad essere saliti, offrono opportunità di un escur-sionismo per tutti; ad est e sud e sud-est profonde vallate: Valle Scura, Valle della Meta, Prato Sassi, Valle Maiolica..., oltre all’escursionismo offrono opportunità allo sci alpinismo e allo sci di fondo, i versanti nord- nord-est ed ovest che scendono direttamente dalla vetta danno un’immagine più ardita, direi quasi dolomitica a questa montagna ed offrono la possibilità di arrampicate su roccia e sul ghiaccio d’inverno e discese di sci estremo, tutto questo dà una evidente tipicità a questa montagna «una Montagna per tutti e per tutte le stagioni». Conoscendo la sua storia si può nel silenzio dei suoi boschi e delle vallate ascoltare ancora il richiamo dei pastori, l’ansimare dei primi pionieri escursionisti che inconsapevoli davano le prime forti motivazioni per fare di questa montagna un polmone turistico voluto e realizzato negli anni ’30. Nei versanti più arditi sembra di ascoltare il tintinnio dei moschettoni dei chiodi e del martello e le tipiche frasi degli alpinisti rotte dalla fatica e dalla tensione: «...metto un chiodo... dammi corda... vieni...» sono tutte queste sensazioni forti che questa montagna custodisce e trasmette. In fine tutti i paesi abbarbicati ai vari versanti: Leonessa, Sigillo, Posta Micigliano, Lisciano, Cantalice quasi a proteggersi e proteggere il Terminillo conservando tutta una storia di tradizioni leggende, folklore e cultura di un ambiente montano.
Tra questi in modo inequivocabile Lisciano è quello che più di altri ne è l’espressione più autentica sia sul piano urbanistico che su quello sociale, si coniuga con l’ambiente in modo simbiotico, sembra quasi un alpinista che guadagna metro su metro una parete di roccia, sono pochi i paesi che nell’Appennino hanno le stesse caratteristiche tra questi lo potrei gemellare con Pietra Camela nel G. Sasso.
Attraversando nelle varie stagioni le sue viuzze strette ripide, sembra di ascoltare i suoni, sentire gli odori, quasi rivedere immagini e colori di un passato che grazie a molte famiglie e  nuove generazioni continua vivere conservando e trasmettendo quei sentimenti e valori semplici ma universali nel tempo e nello spazio.
di Alberto Bianchetti
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