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Lisciano per il sociale
Inviato da : admin Mercoledì, 03 Maggio 2006 - 18:14
Lisciano per il sociale
Quanto amore sotto quel «Nespolo»!
Dal 2002 Lisciano ospita un centro di pronta accoglienza per minori disagiati.
Il «Nespolo» è sorto lì dove un tempo si trovava la scuola ele- mentare del paese e finalmente, dopo anni di inutilizzo, la struttura è tornata ad essere un luogo di crescita e di formazione per tanti giovani.


Fino ad ora, sotto la gestione dei Servizi Sociali di Rieti, ha ospitato numerose persone e per il momento accoglie nove ragazzi e ragazze di diverse età, tra cui tre stranieri.
Ognuno di loro, in un modo o nell’altro, ha subito dei traumi: si va da problemi di violenze tra le mura domestiche a problemi di droga; c’è chi ha perso la propria famiglia o è stato abbandonato, chi ha lasciato il proprio paese e qui è solo. Sono tutte persone che hanno un grande bisogno di aiuto e di attenzioni e si può immaginare quanto sia difficile il lavoro di chi li segue quotidianamente come la coordinatrice della struttura, gli operatori, le ragazze del servizio civile e i vari collaboratori.
Essi si occupano con dedizione di questi ragazzi che purtroppo non hanno avuto la vita serena e spensierata propria di un adolescente.
Non si può facilmente porre riparo ad una mancanza importante come quella di una famiglia, soprattutto in una fase della vita così delicata quale è quella della crescita.
Ma per quanto possibile si cerca di dare a questi ragazzi un’impronta di educazione e soprattutto una vita «normale». Come tutti frequentano la scuola, escono con gli amici, vanno in vacanza, hanno tempo libero ma svolgono anche i loro piccoli doveri quotidiani.
Chi ha la possibilità mantiene anche contatti con la propria famiglia.
Sicuramente non è sempre faci- le comunicare con loro o farsi ascoltare, far capire cosa è giusto e cosa no e spesso gesti e parole vanno utilizzati con molta cautela per far si che il clima si mantenga il più sereno possibile. Per questo ogni situazione va affrontata con la massima delicatezza e con serietà.
Non bisogna dimenticare inol- tre che questi ragazzi, che hanno già sofferto abbastanza, in questo contesto vengono a contatto con persone inizialmente ad essi estranee e che da un momento all’altro iniziano ad occuparsi di loro in modo comple- to. Certo è che per nessuno è semplice aprirsi e lasciarsi andare in una situazione del genere e questo rende tutto più difficile.
Una delle ragazze del servizio civile racconta le sue sensazioni: «all’apparenza danno l’idea di essere persone comuni, con esperienze più o meno “normali”. In realtà, seppur in profondità, si riesce a cogliere il forte disagio che portano dentro, che li condiziona e che si manifesta quando sentono il bisogno di sfogarsi . Chiunque si trovi a stretto con-tatto con lo-ro percepisce queste mancanze e cerca professionalmente e ancor di più umanamente di aiutarli a colmarle, dandogli la possibilità di formarsi, di socializzare e di relazionarsi agli altri».
Senza dubbio anche l’ambiente «familiare» di Lisciano si concilia con queste attività, grazie alla tranquillità che lo caratterizza.
Gli abitanti del paese hanno sempre sperato che la struttura fosse utilizzata per i giovani del luogo, per dar loro un punto di ritrovo.
Ma oggi chiunque abbia un rni- nimo di sensibilità ha comunque ben accolto l’idea del «Nespolo», nella speranza di condividere rispetto, serenità e tanti buoni propositi e magari di veder di nuovo sorridere questi giovani.
di Valentina Angelucci Mazzilli
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