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La geologia dei vini Sabini
Inviato da : admin Mercoledì, 05 Marzo 2008 - 19:32
Un libro di Leonida Carrozzomi
La geologia dei vini Sabini
Le condizioni geologiche e pedologiche dei terreni destinati ad impianti vitivinicoli che ambiscono a livelli qualitativi d’eccellenza, sono, mai come oggi, il principale fattore di studio e  di ricerca da parte degli istituti preposti, delle grandi aziende vitivinicole, dei professionisti agronomi-geologi di maggior affidamento. Ciò si ripercuote sulla comunicazione del prodotto «vino» e coinvolge strutture come l’Associazione Italiana Sommelier, leader del settore.


L’opera si inserisce di conseguenza su un filone non solo di moda, ma di stretta necessità operativa soprattutto nella nostra provincia dove il vino è tuttora un illustre sconosciuto e solo negli sparuti, lodevoli casi citati nell’opera stessa si sta iniziando faticosamente il cammino di riconquista di posizioni che ci allineino, quanto meno, alle province nostre confinanti.
La validità del concetto espresso ha numerosissimi, nobilissimi esempi da citare a posteriori; ovvero una indagine anche superficiale del rapporto vino-terreno esteso ai prodotti enologici internazionalmente noti per l’elevatezza della qualità di cui godono, ci forniscono esauriente conferma di attestato e la giustezza dell’idea dell’Autore, che ha voluto richiamare l’attenzione su un aspetto fondamentale a possibili neofiti, siano essi privati o pubblici, che intendano intraprendere l’avventura del vigneto.
Lo Champa-gne, vino senza confini prodotto nella omonima regione francese posta ai confini a nord della fascia vitabile, è forse il caso più clamoroso dello stretto rapporto vino-territorio. Il suolo di Champagne è infatti costituito di uno spesso strato di «gesso»(craie) di remote origini marine, contenente innumerevoli fossili (belemnite).
Tale sottosuolo, con le sue capacità assorbenti, è ideale per la rego-lazione dell’apporto idrico alle viti e fornisce al vino grandi sensazioni minerali gusto-olfattive. L’opera dell’uomo, sempre imprescindibile, fa il resto.
Ritroviamo il gesso (albarizas) nel confine sud della fascia vitabile con un prodotto vino forse meno conosciuto, ma altrettanto straordinario pur nella sua diversità: il Jerez più noto con il nome Sherry.
Siamo nel triangolo d’oro della Spagna sud occidentale  compreso tra le città di Jerez de la Frontera-El Puerto de Santa Maria-Sanlucar de Barrameda.
Ed ancora Chablis: straordinari Chardonnay su suolo di pietra calcarea della affiorante massa rocciosa kimmeridgiana ricca di valve di ostriche preistoriche.
In casa nostra cito solo due esempi di valore assoluto: il suolo calcareo-galestro-argilloso di Montalcino e le marme calcaree del Tortoniano con argille ed arenaree delle Langhe, patria dei grandi nebbioli Barolo e Barbaresco.
In sintesi il «terroir»: particolare ed irripetibile relazione che lega fattori pedologici e climatici.    
R. Cipresso
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