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Gli Statuti di Castelfranco
Inviato da : admin Martedì, 25 Marzo 2008 - 15:43
Gli Statuti di Castelfranco del XVI secolo
di Vincenzo Di Flavio
Questi Capitoli del danno dato di Castelfranco risalgono al secolo XVI e furono emanati autonomamente dalla piccola comunità di quel castello per disciplinare, appunto, la materia del Dannodato (ossia dei danni arrecati da persone o animali) e le competenze dell’ufficiale che lo gestiva. Ma in pratica sono veri e propri statuti di una minuscola polis che vuole e sa darsi regole precise di comportamento civile. Gli «statutari» sono cinque compaesani regolarmente eletti dal consiglio del castello, che veniva convocato dal «Sindico» su ordine dei Massari. Vi doveva intervenire un uomo a famiglia (art. 15).


Era questo l’organo del potere deliberativo della piccola comunità, limitato però a sole questioni interne, come quella di emanare norme per il dannodato. Per il resto Castelfranco dipendeva in tutto e per tutto da Rieti, che lo governava per mezzo di un ufficiale detto vicario, rinnovato ogni anno.
Sarebbe da soffermarsi sulle molte informazioni che questi capitoli forniscono (allevamento, colture, paesaggio agrario, toponomastica, igiene, lingua ecc.), ma lo spazio non lo permette. Per ora mi basta rendere pubblico questo prezioso documento «di vita», di forte sapore dialettale, tratto dall’oblio e da un manoscritto per niente facile da decifrare. Spero così di far venire voglia di storia a coloro che lo leggeranno.
Avverto che i numeri dei paragrafi non sono nell’originale. Sono stati posti in via provvisoria per scandire un po’ la materia, che nei primi sette paragrafi è piuttosto confusa. Il documento è incompleto per la lettura impossibile di alcune benché minime parti e perché s’interrompe bruscamente al paragrafo 30.

Capitoli del danno dato di Castelfranco
fatti per Gregorio di Michele, Francesco di Ciccantonio, Mariano di Ciocho,
Dominico di Cece et Giovan Buttaro eletti da[l] Commune di dicto castello

[1] In primis si ordina che li confini de li porci siano questi, cioè dalla atte[gia] Petrella per pedi di Capitone da piedi di quello di Paulo di Frezza di Magno Gesso (?) allo casalino d’Angeluccio de Martino, salvo la chiusa di Cioccho per deritto da pedi all’oliveta, da pedi de la chiusa di Jaco di Freza di Vezzano, salvo alla vicenna della chiusa di Jordano di Pedecone, per deritto allo casalino [di] Sancto di Scaccho, per deritto all’a[…] cesa …, per deritto alla u …ta, per deritto all’ara di Cicchano, per deritto allo casalino di Jaco de Andrea … Cece, per deritto alla torre de Chiavellitto, per deritto salva la chiusa di Matheo di Vecchia, per deritto allo fossato da piedi alla ripa di Lotto, per lo rio di Stoppaccio, per deritto alli strippi, allo Colle de la Guardia, salva le vigne del (?) Signore, per la strada de lo rio, per la forma di Sancta Catarena et Sancta Maria et per deritto alla forma di Porto Rota, verso lu Colle del’Isola, salvo lu colle.
[2] Item che li porci possano revenire in Castello overo nelle loro attegie, [ma] uscendo fora de la strada [ed] intrando in nelli danni, incorrano di pena di un grosso per porco. Item entrando dentro a questi confini, incorra di pena di giulii doi per porco. Item le capre incorrano in pena di tre giulii per capra per volta, uscendo di confini assignati alli porci. Item che li somari non possano andare per ciascun tempo per le possessioni inchiusate senza licentia de li padroni, sotto la pena di mezo carlino per ciascuno somaro.
[3] Item chi facesse danno manualmente incorra nella pena di carlini doi, senza licentia de lu padrone. Item chi cavasse di ogni sorte di postura senza licentia del padrone, casche in pena di un carlino per ciascheduna pianta, et vendendole a forastieri, casche in pena di giulii tre per postura, et non gli vaglia licentia del padrone. Item che li porci da Omnia Sancta [=Tuttisanti] per tutto il mese di decembre possano ghiannare et lu dicto padrone sia obligato darli la strada in loco più commodo, anchor che sia fora delli confini assignati. Item che le bestie forastiere di ogni sorte siano per ciascuna di baiochi cinque, cioè le bestie grosse et le minute incorrano di un baiocho l’una essendo trovate dentro allo territorio nostro. Item che il padrone del grano possa pasculare con ogni sorte di bestie il grano suo per tutto marzo, et da questo in su caschi in pena di un grosso per bestia grossa et un baiocho per bestia minuta per ciascuna volta.
[4] Item che non si possano buttar sozure di nesuna sorte dentro al decto castello, cioè da finestre overo da profeuli, sotto pena di mezo carlino per volta, et non se incontrando il danno dato, ne possano far inquisitione li vicini con juramento. Item che non si possa buttar cenere appresso al ponte lontano di canne tre sotto pena di celle doi per volta.
[5] Item che non si possano mettere bestie di nesuna sorte nelle prata di Porto in Rota da Santa Maria di marzo fin che le decte prata non seranno spartite et quindici dì di poi, incorrano nella pena di un grosso per bestia et la notte sia duplicata. Item le bestie forastiere caschino in la sopradetta pena di dì et di notte. Item che non sia nesuna persona [che] ardisca di metter mano a romper prata per far herba, casche in pena di giuli doi per ciascuna persona et per ciascuna volta et non sia licito [che] al proprio patrone.
[6] Item che le vache non possino pasculare in decte prata da Santa Maria di marzo per fino a Sancta Maria d’augusto, sotto pena di celle doi per bestia per volta, et questo se intenda da la forma de lu termine verso Porto Rota, et le cavalle armentecce. Item che li bovi intrassero in vigne incorrano in la pena di giuli doi per bove, et in le chiuse da dece anni in giù la pena dei bovi sia di un giulio per bove e per ciascuno dì, ma con licentia del padrone de le possessioni ci possano pasculare. Item che altre bestie pecorine et cavalline incorrano in la pena [stabilita] di [= dai] Capitoli fatti in decto castello per li tempi passati in grani et altri lavori et vigne et oliveti come si contiene nel sopradetto statuto. Item che li somari, andando per le vigne et possessioni, da diece anni in giù incorrano in la pena di mezo carlino per somaro per ciascun dì.
[7] Item chi portasse a vendere frutti et altri pomi che non havessero colti ne le sue possessioni overo non havessero licentia da patroni, incorrano ne la pena di giulii doi per volta et prima che li porte debia haver licentia da li massari, altrimente incorrano in la dicta pena.
[8] Item che ognuno possa reportare [= riferire] al dicto danno dato et guadagne un quarto de la pena da darseli per l’offitiale del danno dato, et se li dia fede con un testimonio degno di fede, ma al patrone de la possessione se li dia fede col juramento, non havendone però fatta inventione il danno dato.
[9] Item che il commune di Castello sia tenuto dare all’offitiale del danno dato un homo per giorno et vada generalmente per foco et a filo, al qual homo si dia fede in tutte inventioni [= contravvenzioni] che si faranno quel giorno, et quando qualchuno mancasse di non andarci per qualche suo impedimento, paghe al dicto offitiale un giulio il dì et l’offitiale si pigli un altro a suo beneplacito, da approbarsi però dalli massari, al qual si dia fede come di sopra.
[10] Item che le cavalle da tritura possano in tempo di tritura pasculare per tutto non facendo danno.
[11] Item che non si possa andar a ricogliere spiche sin che ci sonno mannochiare senza licentia del patrone, sotto pena di un giulio per volta.
[12] Item che l’offitiale del danno dato si bandisca et si venda a chi meglio farrà, ma non lo possa comprare homo di Castel Franco, et dia sicurtà et stia a statuto.
[13] Item chi riceverà danno possa farne inquisitione [= denuncia] a detto danno dato, et sia obligato di essequirle, se non sia obligato il decto danno dato. Item chi farrà danno paghe le pene sopra dette et satisfaccia il danno.
[14] De le feste da riguardarsi - Item si ordina che tutte feste commandate siano riguardate et che in esse nullo lavorero si faccia sotto la pena di celle quattro per ciascuno dì et per ciascuno contrafarrà da applicarsi all’offitial de danno dato di decto castello. Et le feste da riguardarsi sonno queste, cioè: tutte le domeniche, tutte le feste della gloriosa Vergine Maria, la Natività del Nostro Signore, le feste di tutti li Apostoli, la festa di Sancto Stephano, la festa di San Giovanni Evangelista, la festa delli Innocenti, la festa di Sancto Silvestro, la Circuncisione del Nostro Signore, la festa del Epifania, la festa di Sancto Antonio Abbate, la festa di Sancto Sebastiano, la festa di Sancto Antonio di Padua.
[15] Del conseglio - Item statuemo et ordinamo che ogni volta che lo Sindico chiama a conseglio per commissione delli Massari, debia andar un homo a foco, et chi non ci va sia penato di quatrini quattro per volta, et chi vorrà parlare in dicto Consiglio debia andare a parlare in loco dove stanno li massari alla pena come di sopra, qual pene si applichino al danno dato di dicto castello.
[16] De la pena delle bestie grosse - Item statuemo et ordinamo che essendo ritrovate a far danno bestie grosse ne le biade da calende [= dal primo] di ottobre per fino a calende di marzo, siano penate per ciascuna di dette bestie carlini tre, et da calende di marzo a calende di ottobre carlini sei, et se decte bestie fossero trovate ne le prata che non sonno falciate da calende d’aprile sino per tutto giugno, incorrano in pena di celle tre per ciascuna, et così se fossero trovate a pagliara di fieno overo di paglia incorrano nella decta pena di celle tre per ciascuna. Item se fossero trovate nelle vigne incorrano nella pena di carlini sei per ciascuna in ogni tempo et sia obligato a satisfare il danno. Item che essendo ritrovate le bestie grosse nelle chiuse, dove fussero pastinati dece arbori per jonta et detti arbori fossero pastinati da sei anni in giù, incorrano nella pena di celle tre per ciaschuna bestia et ciascuna volta di ogni tempo, escetto non havesse licentia dal patrone della chiusa. Da sei anni fino a dodici ci possano andare da calende di novembre sino a calende d’aprile, et da calende d’aprile sino a calende di novembre. Se se son trovate paghino celle doi per bestia, se ce entrano senza licentia del patrone. Le quali pene tutte si applichino all’offitiale predetto del danno dato.
[17] Confini di bovi et cavalli - Item statuemo et ordinamo che li bovi et bestie cavalline non possano pasculare, cioè sciolte et di notte dentro a questo confino, cioè cominciando alla Immagine di Valle Come, per deritto allo Peschio di Capoccio, per deritto alla Grotte di Jovannitto, per deritto all’ara d Colle Calvo, per deritto a Sancta Maria de lu Frascaro, per deritto allo Condotto, per deritto alla cerqua di Piccarello, per la via all’ara di Ciccantonio, per deritto alla attegia di Jaco d’Andrea di Cece di Valle Arcara, per la via a capo de le vigne di Valle Como, sotto la pena di celle doi per bestia. Et questo s’intenda da calende di settembre per tutto il mese di ottobre. La qual pena si appliche al danno dato.
[18] De orti, cannape o lino - Item statuemo et ordinamo che ogni volta fosse trovata alcuna bestia in orto chiuso o in cannepa o dove stia lino, incorra nella pena di celle tre per bestia et per ciascuna volta da applicarsi al decto danno dato.
[19] Confini delle vache - Item statuemo et ordinamo che non sia persona alcuna che ardisca né presuma di pasculare con vache dentro a questi confini, cioè cominciando dall’Immagine di Valle Como per deritto di Pietro di Mittifoco di Magnovelli, per deritto allo casalino di Joanne d’Angelillo de lu Colle, per deritto a Piedi, per deritto all’oliveto di Michele di Avezano, per deritto alla cerqua di Vannuccia de la Vicenna, per deritto allo casalino di Sancto di Scaccia de l’ara de lu Colle, per deritto all’ara di Cesa Piana, per deritto alla cerqua di Piccarello, per deritto salva la vigna di Ciccantonio, per deritto allo casalino di Cicarillo, per deritto alla fonte di ser Angelo, per deritto allo Pisciarello di Ciocho, per deritto allo cerquone di Martino di Valle Como, per deritto all’Imagine. Et essendo trovate decte vache dentro ai detti confini, incorrano in pena di celle doi per bestia da applicarsi al decto danno dato. Et questo s’intenda da calende d’aprile fino ad Omnia Santi.
[20] De la pena de le bestie pecorine - Item statuemo et ordinamo che ogni volta fossero trovate bestie pecorine a dar danno nelle biade et legumi, incorrano in pena di tre quatrini per ciascuna bestia da calende di ottobre fino a calende d’aprile et da calende d’aprile sino a calende di ottobre sia pena quatrini quattro per ciaschuna, escetto se fossero pecora doi zoppe overo ammalate. Item se decte bestie fossero trovate nelle vigne in qual tempo se voglia, incorrano in pena di quatrini cinque per bestia non havendo licentia dal patrone. Item se fossero trovate decte bestie nelle chiuse dove fussero pastinati dece arbori per jonta et detti arbori fosero di anni cinque in giù, incorrano in pena di quatrini doi per bestia, et s’intenda da calende d’aprile sino a Natale. Le qual pene si applichino al detto danno dato.
[21] Confini de le bestie pecorine - Item statuemo et ordinamo che non sia persona alcuna che ardisca né presuma pascular con bestie pecorine dentro a questi confini, cioè da l’ara di Ciccantonio per la via alla torre di Chiavellitto, per deritto allo Campo de la Lama, allo fossato de Sancto de Scacho, allo Pisciarello di Ciocho, per deritto allu cerquone di Martino, per deritto salvo la vigna di Sbatti per la via de le vigne di Valle Como, per lo fossato di Caitarella alle nuci di Cola, alla cerqua di Jaco di Faccia, per deritto alla fonte d’Antonio di Ragone, per deritto alla cerqua di Angeluccio di Janni de la Vicenna, per deritto al casalino di Sancto di Scaccha et all’ara de lu Colle, per deritto all’ara di Cesa Piana, la via de la Videtta, per la via all’ara di Ciccantonio. Et essendo trovate decte bestie dentro a detti confini, incorrano in pena di un quatrino per bestia per ciascuna volta da applicarsi come di sopra. Questo s’intenda da calende d’aprile sino alla Natività del Nostro Signore.
[22] Di ogni sorte di bestie alle mannochiare - Item statuemo et ordinamo che non sia persona alcuna che ardisca né presuma di menar bestie, cioè sciolte, in le stoppie dove stanno le mannochiare, senza licentia del padrone di decte mannochiare, alla pena di celle doi per bestie grosse et per bestie pecorine quatrini doi et per bestia porcina quatrini otto et per ciascuna volta da applicarsi all’offitiale del danno dato.
[23] Della pena de le bestie vaccine a magnar l’olive - Item statuemo et ordinamo che ogni volta fossero trovate bestie vaccine a magnar le olive, incorrano in la pena di quatrini cinque per ciascheduna et ciascheduna volta da applicarsi al decto danno dato, et se intenda di piantoni da sei anni in giù.
[24] De li incini de li cani - Item statuemo et ordinamo che tutti cani di decto castello debiano portar l’incini al collo di longheza di un palmo iusto et lo becco di decto uncino sia di mezo palmo alla pena di quatrini cinque per cane. Qual pena paghino li patroni di decti cani ogni volta sarrà trovato. Et questo se intenda da calende di settembre per tutta vendegnia, da applicarsi decta pena al sopradetto danno dato.
[25] De lo ponere cauli et agli - Item statuemo et ordinamo che non sia persona alcuna che ardisca né presuma in teritorio del decto castello mancare et sia obligata ogni casata a poner doi capitanate di cauli et doi centinara di agli in lo tenimento di decto castello sotto la pena di dece quatrini da applicarsi al decto danno dato.
[26] De la fonte - Item statuemo et ordinamo che nesuna persona ardisca né presumi de affondare né lavar panni, manco nulla sorte di vasa, né di rame, se non lo piccaro, in la fonte, né se ci possa lavar panni et né carne et né altre cose con nulla sorte di vasa, alla pena di quatrini otto per ciascuno et ciascuna volta, da applicarsi al decto danno dato.
[27] De lo annuntiare de le inventioni - Item statuemo et ordinamo che lo danno dato de lo decto castello sia obligato annuntiar le inventioni a chi l’havesse fatte fra termine di otto dì con un testimonio, et non annuntiandole fra decto tempo, l’enventioni siano perse per lo danno dato.
[28] De le concordie - Item statuemo et ordinamo che lo danno dato di decto castello non ardisca né presumi far accordo per conto di danni dati con nulla persona, né con forastieri, né terrazzani, sotto la pena di un ducato per volta, et con qualunche si accordasse. Et dicta pena vada per doi terzi a lu populo et per un terzo a chi ne farrà essecutione et subito se li faccia.
[29] De le tragette [= tragitto] de le biade - Item statuemo et ordinamo che non sia persona alcuna che ardisca nè presuma di attraversare con bestie né a piedi sotto la pena di celle doi per ciascuna volta. Et questo se intenda da calende di jennaro per fino che sarrà metuto.
[30] De la licentia de le bestie - Item statuemo et ordinamo che sia licito alli homini di decto castello, cioè volendo lavorare qualche festa, siano obligati di dimandar licentia al danno dato, et chi contra farrà, caschi in pena di un grosso per ciascuna volta che contrafarrà.
Item l’offitiale del danno dato, fatte che (qui s’interrompe)

All’interno della seconda carta di copertina vi sono alcuni articoli dei Capitoli in pessima scrittura. Probabilmente la prima stesura o brutta di questi stessi capitoli. Vi si legge tra l’altro:

Item che li porci che se vogliono tenere per usu de casa per amazare, pozano gire per lu tenimittu [=territorio] de Castellu per fino a calenne marzu e poi se remettano in la stalla, et da calenne marzu persino a Omnia Satta [=Tuttisanti], e gennoce dettro a questo tempo siano penati per porchu duui fiorini, e gennoce li porci a la ghianna de lu compagno, siano penati per porchu celle otto … Item e chi tenesse porci da vita, pageno per porchu unu fiorini duui. Item che neciuno no poza gire a recogliere la spica per fino cie seio le mannochiara senza licenzzia de lu patrone, siano penati celle quatro persona. Chi fosse trovato a mozare cerquillie grosse e castagne, sia penato celle quatro, e arbuli frutifili. Item le vestiie grosse in la vigna page celle quatro ongni tempu. Item le vestiie grosse … siano penati celle quatro, comenzanno a calenne marzu … Item chi portasse la mordacchia page la pena celle …
E chi volesse cacciare melaza e peraza per li sivi, le poza cacciare, cietto che no ciia inzitate.
Item che neciuno no pozano cacciare niciuna sorta de posture a la Vezanii, niciuno de Castellu, sotto la pena de uno nucatu [=ducato], e chi li trovasse che niciuno li cacciasse e accusannolu a lu dannijato ….
(ASRi, Miscell. 5, fascicoletto di cc. 12)
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