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Il pittore che sussurrava ai cavalli
Inviato da : admin Martedì, 25 Marzo 2008 - 15:45
GIOVAN FRANCESCO GONZAGA
«Il pittore che sussurrava ai cavalli»
È scomparso  il 2 ottobre 2007 Giovan Francesco Gonzaga, un grande Maestro dell’Arte Contemporanea. Era nato a Milano il 12 giugno 1921 e l’arte è stata un elemento costante della sua vita, fin dai primi anni: a  sette anni vince infatti un premio assoluto e a dieci esegue trecento disegni raccontando il cammino del genere umano dall’età della pietra fino alla fine della prima guerra mondiale.


Giovan Francesco Gonzaga dopo aver trascorso un’infanzia ed un’adolescenza dorata, non ancora ventenne, si arruola volontario con il Savoia Cavalleria, partecipando alla campagna di Russia, esperienza che lascia segni indelebili  nel suo animo.
Ritornato a Milano, Gonzaga che ha sempre sentito vivo e forte il richiamo dell’arte e si iscrive a Brera.
Frequenta gli ambienti artistici milanesi e dipinge all’aperto ritraendo scorci della sua Milano. Ben presto alcuni  galleristi milanesi notano il giovane artista riscontrando nelle sue opere un talento innato ed istintivo, degno di figurare accanto a Maestri di grande prestigio come Carrà, Sironi, Morandi. In occasione  di una delle sue prime mostre presso la Galleria Gussoni, attorno alla metà degli anni ’50 , Gonzaga incontra Giorgio de Chirico e riceve i consensi del grande Maestro della metafisica  restando peraltro, a sua volta, profondamente affascinato dalla sua pittura.
La sua curiosità e la sua innata vitalità  lo portano a viaggiare spesso all’estero, soprattutto in Spagna:  sono esperienze significative ed uniche che contribuiscono alla crescita dell’artista  sia sul piano umano che su quello estetico e che lo conducono alla maturazione di uno stile personale ed unico di alto livello che lo renderà noto  in ogni parte del mondo.
Gonzaga era un uomo abituato a confrontarsi quotidianamente con la realtà,  in una visione ordinata ed armonica della vita in equilibrio tra classicismo e modernità, temi che ha  inserito con continuità nelle sue opere usando la sua creatività per descrivere i suoi stessi sentimenti, a volte romantici, altre volte nostalgici ed altre volte ancora impetuosi ed  irruenti.
Gonzaga aveva con la tecnologia un rapporto distaccato: non ha mai avuto l’auto, non ha mai avuto un interesse particolare per questo mezzo pur avendolo immortalato in alcune sue opere. Amava invece immensamente i cavalli. Questi animali sono stati una parte fondamentale della sua vita e della produzione artistica. Erano i suoi soggetti prediletti, li sentiva fremere, scalpitare, galoppare e li dipingeva così come li sentiva, sottolineandone la forza  e la bellezza. Ma l’artista amava dipingere anche cavalieri, guerrieri, nature morte, paesaggi,  sempre interpretati secondo la sua personalissima e singolare visione in cui soggetto, tema, colore e materia erano legati in modo intimo ed inseparabile come lo sono un uomo e la sua anima.

Domenico De Maio
AEDES - ONLUS
Associazione per la promozione dell’Arte e della Cultura
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