Orizzonti ieri, oggi e domani | Home | News | Cerca | Web Links | Raccomandaci | Invia News 
19 Ago 2017   11:14
Il giornale dell'Amministrazione Beni Civici di Vazia
Menu principale
On-line

Ci sono 1 visitatore e
0 utenti on-line

Sei un utente non registrato. Puoi loggarti qui.

Login

 Nickname

 Password

 Ricordami


Lingue

Scegli la lingua:

Le giornate vissute a Rieti da Giuseppe Garibaldi
Inviato da : admin Martedì, 25 Marzo 2008 - 15:50
Nel bicentenario della sua nascita
Le giornate vissute a Rieti da Giuseppe Garibaldi
«Nato di popolo, democratico di abitudini, educato dalla Giovine Italia al culto delle idee, Garibaldi ama il popolo e crede in esso. Lo segue l’Italia non officiale, l’Italia del popolo, l’Italia dei volontari, l’Italia dei giovani, l’Italia che freme unità, l’Italia dell’avvenire».
Le parole del suo maestro e contemporaneo Giuseppe Mazzini sono la testimonianza migliore per descrivere la figura carismatica e l’integrità morale del grande personaggio che fu Giuseppe Garibaldi, doti che permisero a questo padre della patria di essere senza dubbio la figura più amata di tutto il periodo storico del Risorgimento italiano.


Come ci racconta Angelo Sacchetti Sassetti nella sua ricerca storica per il primo centenario della nascita di Garibaldi, intitolata «Garibaldi a Rieti», la nostra città ebbe l’onore di ospitarlo per ben due volte; la prima nel 1849, il comandante che aveva appena partecipato alla difesa di Milano dall’assalto degli austriaci nel contesto della I guerra di indipendenza, dopo che il generale Radetzky aveva riportato la città sotto il dominio austriaco, decise di accorrere in difesa della Roma liberata dal potere temporale di papa Pio IX e governata dal triumvirato di Mazzini, Saffi e Armellini che aveva ricevuto il potere dalla Costituente Romana, organismo di duecento persone elette a suffragio universale tra cui i reatini Francesco Battistini, Giuseppe Maffei, Mario Simeoni e Ippolito Vicentini, che aveva il compito di organizzare il neonato ordine democratico.
Temendo un attacco contro la Repubblica Romana  da parte dei Borboni nei cui territori si era rifugiato Pio IX,  Garibaldi decise di schierare la sua legione a Rieti la quale era situata proprio al confine con il Regno di Napoli,  partito da Macerata il 23 gennaio 1849 giunse in città il 29 con un seguito di cinquecento uomini.
Il podestà di Rieti Raffaele Feoli, dispose che il corpo di comando della legione fosse alloggiato nella Casa Pia di Santa Scolastica mentre i volontari furono distribuiti tra la caserma di Via Centuroni ed i conventi di Sant’Antonio al Monte, San Mauro, San Francesco e Sant’Agostino mentre i cavalli nelle scuderie di palazzo Sanizzi,  del barone Cappelletti e della chiesa di San Domenico.
Come ci svela lo studio di Sacchetti Sassetti dopo due giorni Garibaldi cercò un’altra sistemazione per sé e per alcuni dei suoi più stretti collaboratori sistemandosi nel palazzo del marchese Girolamo Colelli situato all’inizio di quella che oggi è via Garibaldi ma all’epoca denominata via Abruzzi; la permanenza a Rieti durò circa due mesi e mezzo, il comandante lasciò un ottimo ricordo di sé sia presso il popolo che presso l’aristocrazia reatina con la quale amava discutere di politica nei caffè del centro cittadino, inoltre, con la moglie Anita, era solito fare lunghe passeggiate fino al monastero di San Benedetto dove degustava i dolci preparati appositamente per lui dalle suore.
La stessa cosa non si può dire dei suoi legionari, i quali per la loro condotta libertina e per le idee democratiche, non accettavano la mentalità chiusa e legata alla tradizione cattolica della maggior parte del popolo reatino e per questo motivo erano frequenti, specialmente di notte, regolamenti di conti che sfociavano in duelli e talvolta anche in omicidi.
Garibaldi essendo venuto a sapere che truppe francesi e napoletane muovevano verso Roma, il 13 aprile lasciò Rieti con la sua legione che aveva raggiunto  le 1200 unità e si scontrò alla periferia di Roma con reparti francesi guidati dal generale Oudinot, dopo essersi battuti coraggiosamente i volontari di Garibaldi furono sconfitti e dimezzati, sul campo di battaglia persero la vita anche due giovani volontari reatini Michele Paolessi  e  Carlo Tosi.
La seconda visita del generale in città avvenne nel 1867 e fu una fugace apparizione, la situazione politica italiana era radicalmente cambiata infatti era stata raggiunta l’unità d’Italia ma  Roma era ancora sotto il controllo politico del Papa; Garibaldi lasciò il suo esilio volontario di Caprera per progettare la liberazione di Roma e, stabilitosi a Terni, aveva radunato un corpo di circa mille volontari.
Il 23 ottobre del 1867 Garibaldi mosse verso Roma passando per Contigliano e quindi per Rieti, essendosi sparsa la voce in città, come la carrozza del generale arrivò all’altezza di Porta Romana, fu trascinata a furor di popolo al palazzo dei conti Vicentini situato in via Cintia da cui tenne un breve discorso che arringò la folla sulla grande opportunità di liberare Roma, purtroppo non fu così e dopo qualche giorno di aspri combattimenti, i volontari furono sconfitti da reparti dell’esercito francese presso Mentana il 3 novembre 1867, in questa occasione parteciparono all’azione 80  volontari reatini di cui cinque persero la vita in battaglia: Pietro Boschi ed Ettore Lucandri di Rieti, Pier Paolo Pallotta di Montasola, Antonio Bonanni di Poggio Mirteto e Luigi Leonardi di Orvinio.
Alessandro De Angelis
Stampa la pagina Invia l'articolo ad un amico
 
Link correlati
Vota l'articolo
Questo articolo non è stato votato