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L’albero della cuccagna
Inviato da : admin Lunedì, 28 Aprile 2008 - 18:33
Tradizioni popolari
L’albero della cuccagna
Con la buona stagione, ci si prepara a  rinnovare nel nostro territorio molte delle tradizioni ormai altrove desuete.
Tra queste  resiste ancora, in qualche festa di paese, l’innalzamento dell’albero della «cuccagna». Il gioco nel suo svolgimento,è abbastanza semplice. Un palo di qualche metro viene issato, generalmente al centro di una piazza, e saldamente ancorato al terreno. Alla sua sommità viene posta una ruota e su questa, qualche ora prima della gara, vengono appesi premi di varia natura,solitamente insaccati ed altre prelibatezze gastronomiche. La finalità è quella, arrampicandosi fino alla cima, di impadronirsi per primi, del «bottino». L’albero della cuccagna, anticamente un grosso albero, privato dei rami più in basso,rientra in un complesso rituale vasto e complesso.

L’usanza dei «maggi», o dei «pali di maggio», con delle differenze che non ne minano la simbologia comune, appartiene a quasi tutti i popoli europei.
James J. Frazer, formula un’ipotesi antropologica che ne colloca l’origine negli antichi culti arborei del continente ed in particolare, nell’area celtica. Quello che molti definiscono «l’albero di primavera» rimanda a festeggiamenti centrali per il mondo contadino, messi in atto per onorare la fecondità della terra e preceduti dalla ricerca, dal taglio e dal trasporto ( majum quaerere) di alberi di varia grandezza. I riti del «Maibaum» (tedesco), del «Maypole» (inglese) e del «Maggio» hanno presumibilmente la stessa origine e funzione.Tutti sono incentrati sulla presenza di un grosso albero adorno di fiori e nastri colorati, congiunzione tra terra e cielo, ma anche simbolo di fertilità. Nel nostro Paese i festeggiamenti del «Maggio» comprendono oltre a rappresentazioni popolari in maschera e al Calen-dimaggio, anche l’usanza dell’innal-zamento dell’albero della cuccagna. Questa tradizione, ancora viva in molte feste della Sabina, è stata probabilmente introdotta in Italia dai Franchi di Carlo Magno. Le popolazioni germaniche infatti, onorando gli alberi e gli dei ad essi legati, festeggiavano le nuove fioriture anche con l’offerta di focacce (Kuchen) che venivano appese all’albero consacrato. Questa usanza rivela la probabile origine del termine «cuccagna», tanto misterioso, evocativo ma anche così comune nel nostro lessico. Oggi, l’arcaico albero di maggio, spogliato nei secoli da ogni magia e significato sacrale, è per la nostra gente, solo un gioco in cui misurare la propria abilità. In un passato neanche tanto lontano però, l’albero della cuccagna, ha rappresentato per molti, una delle poche possibilità per garantire un maggiore apporto di proteine e calorie alla propria dieta.
Non è un caso che, grazie alle sue prelibatezze, a disposizione di ogni robusto apparato digestivo, iI paese del «ben godi» o della cuccagna, sia entrato prepotentemente nella fantasia popolare e nell’immaginario collettivo. Ritroviamo la tradizione dell’albero della cuccagna addirittura nella poesia di Eugenio Montale. Cosa dire poi, del Paese dei Balocchi? Collodi non ce ne voglia, ma il sogno di ogni povero, la cuccagna nelle sue varianti, continua ancora a materializzarsi nelle piazzette dei nostri paesi in festa. Ci si può arrampicare sulla sommità dell’albero e godere dei suoi frutti deliziosi: prosciutti, salami, formaggi ed ogni ben di Dio. Non basta però essere robusti o...affamati. Il palo infatti, come da tradizione, viene appositamente reso viscido con grassi di vario genere che rendono difficoltosa la conquista dei premi. Questo particolare rende i risultati della sfida incerti e in più di un di un’occasione crea momenti, ricordati talvolta per anni, decisamente esilaranti.
Vittime dell’ironia popolare sono spesso giovani prestanti, magari un pò troppo sicuri della loro forza muscolare, che si avventurano nell’impresa con risultati imbarazzanti. Non la forza bruta infatti, ma l’agilità, la tecnica , l’esperienza, e anche l’arguzia, sono i protagonisti principali di questa sfida combattuta singolarmente o da apposite squadre. In alcune zone si arriva alla cima salendo sulle spalle dei compagni, formando in tal modo una sorta di «palo umano» ben ancorato a quello di legno. Dalle nostre parti invece, dove l’arrampicata è solitamente individuale, si preferisce ricorrere ad altri espedienti. Molti riempiono le tasche e gli abiti capienti che indossano, con la segatura e al momento della salita, si sbottonano gli indumenti creando, all’altezza del torace, più aderenza. Una particolare accortezza va riservata alle mani, che devono essere sempre coperte da gesso o da polvere in modo da garantire una miglior presa. Anche sciarpe, fazzoletti e stringhe possono rivelarsi utili strumenti per il raggiungimento dell’ago-gnata meta.  
Ora che «Orizzonti» ha svelato qualche trucco, non resta che cimentarsi alla prima occasione e in caso di vincita, non dimenticate di invitare all’immancabile cena la nostra redazione.
E. F.
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