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Stregati dalle Ande
Inviato da : admin Lunedì, 28 Aprile 2008 - 18:36
Stregati dalle Ande
di Egisto Fiori
La prima parte del progetto «Ande 2008» si è conclusa solo da qualche giorno. Arnaldo Millesimi mi riceve nel suo studio museo in via Garibaldi.Dalle pareti spuntano progetti, un calendario cult del 1977, e foto, tante foto, ricordi di spedizioni passate. Sono trascorsi venticinque anni dalla prima esperienza in Bolivia e alcuni dei protagonisti di allora sono stati parte anche di quest’ultima spedizione.Tra questi Arnaldo che, con voce pacata, comincia a raccontare la sua ultima avventura condivisa con altri tre scalatori esperti del C.A.I. di Rieti: Paolo Bianchetti, Eliano Pessa, Stefano Trinchi. Prendo appunti ma ad ogni pausa, ad ogni respiro più lungo di Arnaldo,cerco di sbirciare attraverso i suoi occhiali, quasi a cogliere nel suo sguardo le immagini di quelle vette maestose e immacolate. Siamo in prossimità della frontiera tra Cile e Argentina, nella parte sud della regione di Atacama.

Il monte Pissis è un gigantesco vulcano che qualcuno ritiene erroneamente essere la seconda cima, per altezza, di tutto il continente americano. Arnaldo focalizza lo sguardo. Eccola la vetta del Monte Pissis! Sento che lui, Arnaldo, è ancora lì. Si tocca i polpastrelli. Nonostante siano passati giorni da quei pochi momenti senza guanti, le dita sono ancora doloranti. Venti gradi sotto zero, con il vento battente, non sono uno scherzo. La bobina del registratore scorre indiscreta. Arnaldo continua a ricordare e mi sento un clandestino nella stiva del suo racconto.
- La spedizione alpinistica scientifica «Ande 2008» è stata patrocinata dal Club Alpino Italiano di Rieti, dalComune del capolougo sabino, dai beni Civici di Vazia. dalla Provincia, dalla Regione Lazio e dal Collegio nazionale locale dei geometri. Arrivato nella città di Copiapo, circa 800 chilometri a nord di Santiago del Cile, il gruppo ha deciso di raggiungere nello stesso giorno dell’11 di gennaio, la «Laguna di Santa Rosa», a quota 3700 metri, per un primo periodo di acclimatazione in cui è stata compresa la salita del vulcano Siete Hermanos (4897 m.). Successivamente ci si è spostati nei pressi della Laguna Verde, a 4345 metri di quota, compiendo una salita di acclimatazione fino ai 5350 metri della Mulas Muertas. Inaspettatamente, dato il periodo, temporali, grandine e neve abbondante hanno di fatto bloccato per giorni le comunicazioni stradali ed in particolare il Passo di San Francisco, passaggio di frontiera obbligato tra Cile e Argentina, per raggiungere il monte Pissis, obiettivo principale della spedizione. Le condizioni climatiche hanno messo in difficoltà anche altre formazioni. Due alpinisti polacchi e uno brasiliano, colti da una grave forma di edema polmonare, sono stati salvati dall’intervento di Stefano Trinchi, medico del gruppo reatino. Viste le circostanze, si è deciso di abbandonare momentaneamente la prosecuzione verso il monte Pissis, decidendo di procedere a nord, verso il più vicino campo base dell’Ojos del Salado, un container posto a 5350 metri di quota, per poi tentare l’ascesa fino in vetta. Insolitamente, vista la stagione, la montagna è stata trovata completamente ricoperta di neve e ghiaccio. Il 17 gennaio si è provveduto al trasporto di viveri e materiali fino al rifugio «Tejos», a quota 5830, dove il giorno successivo ci si è trasferiti. Alle due del mattino del 19 gennaio è iniziata la scalata verso la vetta dell’Ojos del Salado. Il freddo intenso e il vento forte hanno reso l’ascesa ancora più difficoltosa. Dopo undici ore di marcia è stato raggiunto il cratere del grande vulcano a quota 6812 metri. Continuare fino alla cima, settanta metri piu in sù, sarebbe stato un azzardo. L’oscurità avrebbe potuto sorprendere il gruppo sulla via del ritorno.
Il 21 gennaio, libera ormai la via per l’Argentina, la spedizione si è trasferita nella cittadina di Fiambala, base di partenza verso il monte Pissis. Il giorno seguente, dopo centosettanta chilometri si è raggiunto il campo base, a quota 4400.  Successivamente a diverse altezze, si sono costruiti due campi. Quello superiore, a 5700 metri,  è stato ubicato a circa metà del grande plateau ghiacciato che si estende quasi fino alla vetta. Alle cinque del mattino del 25 gennaio, è iniziata la scalata verso la vetta, con il vento forte e il termometro che indicava venti gradi sotto lo zero. Dopo dieci ore, insieme ad una spedizione spagnola, la vetta è stata conquistata. Come è consuetudine del C.A.I. di Rieti, la scalata è avvenuta senza l’ausilio di riserve di ossigeno.Le misurazioni effettuate in vetta hanno dimostrato l’effettiva altezza del monte Pissis, di poco inferiore ai 6800 metri.Con il confronto con i dati ottenuti nella precedente scalata dell’Ojos del Salado, portata a termine dal C.A.I. di Rieti, dovrebbe finalmente considerarsi chiusa la «querelle» relativa alla seconda cima più alta del continente americano. In questa ed altre spedizioni gli alpinisti sono stati monitorati con strumenti che hanno reso possibile avere notizie sulle reazioni del corpo allo stress di alta quota. Interessante lo studio effettuato sulla memoria degli alpinisti in situazioni proibitive e in carenza di ossigeno. A settembre è prevista la seconda parte del progetto, una vera e propria sfida. Si punterà agli 8.000 metri. -
Il racconto è volutamente semplice, libero da gerghi tecnici. Arnaldo è talmente disponibile che ci ritroviamo insieme dal fotografo, a scegliere le foto per «Orizzonti». Tra le diapositive, un momento bellissimo rubato al tempo. Sulla cima del Pissis, all’altezza delle nuvole, Eliano Pessa e Arnaldo Millesimi, riposano stremati e felici. È forse proprio lassù, sui tetti del mondo, nelle bianche case degli dei, che accarezzando i propri limiti, gli uomini imparano ad essere più umili e più grandi.
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