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Organo della Chiesa di San Liberato
Inviato da : admin Mercoledì, 30 Aprile 2008 - 18:03
Il restauro dell’Organo della Chiesa di San Liberato in Cantalice
di Vincenzo di Flavio
Era muto da moltissimi anni, forse da mezzo secolo e più. Tanto che solo pochi vecchi ne ricordavano la voce, che per loro, come tutte le cose dell’infanzia, era meravigliosa. Poi è arrivato come parroco don Filippo Sanzi, e l’organo si è risvegliato. Per sua iniziativa è stato magistralmente restaurato dalla ditta «Ars Organi» di Foligno, a spese della be-nemerita Fondazione Varrone, e inaugurato il 14 maggio di due anni fa con un concerto del celebre maestro Luigi Coleghin, in una chiesa gremita all’inverosimile. Ora fa bella mostra di sé nella cantoria di sempre, sopra la porta d’ingresso, dentro una cassa armonica di stile classico, dalle linee sobrie, ornata con semplici riquadri dentro cornici dorate.
Parliamo dell’organo della chiesa di S. Liberato di San Liberato di Cantalice.

Il restauro è stata un’ottima occasione per indagarne la storia attraverso l’analisi di ogni pezzo. Si è così scoperto che l’organo, a parere degli esperti, proviene da altra chiesa ed è il risultato di elementi costruttivi che vanno dalla prima metà del 1600 agl’inizi del ’900.
Alla prima metà del secolo XVII sarebbero riconducibili le canne di facciata e i mantici, e più precisamente all’organaro Luca Neri di Leonessa, molto attivo in quel priodo tra Abruzzo, Lazio e Umbria. Anzi, dal confronto con l’organo da lui costruito in S. Antonio di Cascia, si danno sicuramente per sue le prime 9 canne del registro Principale e le prime 8 del registro di Ottava. Per tipologia costruttiva, allo stesso periodo apparterrebbero anche i registri di Quintadecima, Decimanona, Vigesimaseconda e Voce Umana. Le prime canne di questi registri recano graffite le lettere M. B. F., che non portano ad alcuna identificazione.
Sarebbero da attribuire ad Adriano Fedri de’ Fedeli, altro grande nome, e perciò alla metà del ’700, le canne di Flauto a cuspide in Ottava e molto probabilmente anche la tastiera. Allo stes-so secolo sono databili il bancone in noce del somiere maestro, «i comandi di registrazione e relative meccaniche di collegamento», mentre di fattura ottocentesca risultano «il telaio, i modiglioni laterali e il prospettino frontale».
Tutte le altre parti sono dell’organaro Antonio Fedri dell’Aquila, l’ultimo organaro della lunga e gloriosa dinastia dei Fedeli-Fedri, che tante opere e ve-ri capolavori hanno lasciato nel nostro territorio. Il suo intervento, su uno strumento già di per sé tan-to complesso, data 1905 ed è testimoniato da una scritta che si trova incollata nel somiere maestro, in parte illeggibile per una macchia. Si noti che questo, per ora, è l’unico vero documento rintracciato sull’organo di San Liberato. Vi si legge:

Antonio Fedri di Aquila fece al
nuovo il presente Bancone nel 1905
 E rinnovato l’intero Organo per
l’assistenza del falegname
Bocchini Regnante


Amministrato dal Parroco Lombardi
colle collazioni volontarie
del Popolo curate dagli
Assistenti Biagio
[di Bat]tista nonché
[Cervelli] Cipriano, Strinati ed altri.

Antonio, nato a L’Aquila nel 1839 da Salvatore, figlio di Damaso, figlio a sua volta di Adriano, era noto fin’ora per aver costruito l’organo di Villa San Giovanni, frazione di S. Demetrio dei Vestini (1898), e per aver restaurato, con il padre, l’organo di S. Giovanni Battista di Camarda (1871) e quello della parrocchiale di Prata d’Ansidonia (1910), tutti in provincia dell’Aquila. Ora vi si aggiunge l’intervento sull’organo di San Liberato, l’unico, per ora, di cui si abbia notizia in provincia di Rieti, dove egli morì nel 1918. Ma fu un intervento sostanziale, in pratica una ricostruzione o un rifacimento «a nuovo», come ha scritto lui stesso, utilizzando, tuttavia, «criteri costruttivi tradizionali».
A detta degli esperti, successivamente al 1905, vi sarebbero stati ulteriori interventi di scarso interesse e di mani poco esperte. Oggi tutto è stato fatto a regola d’arte e l’antico strumento è tornato al primitivo splendore, portan-dosi giovanilmente e orgogliosamente i suoi quattro secoli circa di storia.

BIBL. - FONDAZIONE VARRONE, CARIRI, Il restauro dell’organo della chiesa di S. Liberato in Cantalice (sec. XVIII), Rieti 2005, in particolare la Descrizione dell’organo (8-15), di Andrea e Barbara Pinchi; G. DI LEONARDO, Organari abruzzesi del Settecento. Le celesti armonie di Adriano Fedri, Mosciano S. A. (TE), 2007, 99,115,116; DI FLAVIO, Organo cantoria e coro in S. Maria Assunta di Antrodoco, «Bullettino DASP», LXXXIX (1999), 297-314; ID., Luca Neri di Leonessa Organaro a Rieti. L’organo in S. Lucia di Rieti, «Leonessa e il suo Santo», 210 (2000), 40-43. Per altre notizie sugli organi a Rieti e territorio: DI FLAVIO, Giovan Battista Boccanera di Leonessa organaro e organista a Rieti (1674-1710), ivi, 203 (1999), 43-45; Per la storia dell’organo a Rieti e diocesi. S. Maria del Soccorso al Borgo, e Confraternita del Sacramento in S. Michele Arcangelo al Borgo, in «Abruzzo e Sabina», 166 (1999), 10; Chiesa di S. Agostino di Rie-ti, ivi, 167 (1999), 25; Compagnia della Beata Colomba in S. Donato di Rieti, ivi, 169 (2000), 13; Chiesa di S. Domenico, ivi, 170 (2000), 25; Musica e organo nella confraternita di S. An-tonio di Padova in S. Francesco di Rieti, «RM. Centro Italia», 83 (2004), 10; L’organo della cappella del Sacramento nella cattedrale di Rieti, ivi, 84 (2004), 29; Gli organi della chiesa di S. Agnese di Rieti, ivi, 86 (2005), 21; Chiesa di S. Maria del Pianto o di S. Nicola, ivi, 87 (2005), 20; Cappella delle Stimmate nella cattedrale di Rieti, ivi, 88 (2005), 39; Ex chiesa di S. Giorgio di Rieti, ivi, 89 (2005), 54; Chiesa del monastero di S. Chiara di Rieti, ivi, 92 (2005), 24; Chiesa collegiata di S. Croce di Borbona, ivi, 94 (2005), 17; Chiesa di S. Pietro Martire di Rieti, ivi, 96 (2005), 12; Chiesa non più esistente dell’ex monastero di S. Fabiano, 99 (2005), 23.
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