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DIALETTO REATINO IN CRISI?
Inviato da : admin Mercoledì, 03 Maggio 2006 - 18:39
DIALETTO REATINO IN CRISI?
All’avvocato Mario Travaglini, autore prolifico di tante fortunate commedie in vernacolo reatino, come: «Lu rattu de le Sabine», «Lu lupu panaru», «Lu calenne» ed altre ancora, abbiamo rivolto alcune domande per quanto attiene il dialetto di casa nostra, alla luce delle sue esperienze e conoscenze.


D - Perché il dialetto reatino sta morendo?

R - Non essendo un glottologo né uno studioso «accademico» del dialetto reatino (che tuttavia conosco, apprezzo ed amo), la mia risposta non ha alcuna pretesa di scientificità, ma è semplicemente il frutto di impressioni e sensazioni del tutto personali.
Il dialetto reatino, come del resto tutti gli altri dialetti, non è stato inventato o creato, ma è semplicemente e spontaneamente nato in un determinato contesto socio - culturale dalla esigenza di comunicare.
Dopo essere stato l’unico strumento comunemente utilizzato, ha subito e continua a subire la sorte di tutti gli altri dialetti: per un certo periodo ha convissuto con il linguaggio delle classi più agiate (restando però appannaggio di quelle più umili ed anzi ne era quasi il segno distintivo poiché «li poeracci» parlavano il dialetto, mentre «li  signuri» parlavano «bene»), oggi, con la scolarizzazione di massa e l’avvento della televisione sta perdendo la sua funzione.
Non è più indispensabile come per il passato e quindi, come è naturalmente nato, altrettanto naturalmente è destinato a morire.

D- È un bene che ciò avvenga?

R- Anche se è difficile dare una risposta ( trattandosi di un accadimento cui non si può attribuire una determinata qualificazione, in assenza di un metro generalmente condiviso) io ritengo di no, tuttavia mi rendo conto che volerlo tenere vivo ad ogni costo, significherebbe come imbalsamarlo, ed allora avrebbe soltanto una parvenza di vita, come un corpo senza anima.
 Non dobbiamo tenerlo in vita con una sorta di accanimento terapeutico, ma non dobbiamo neppure renderci colpevoli di dialetticidio.   
Viva finchè avrà vita, e noi ci auguriamo che sia ancora lunga e fruttuosa.
E. R. 
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