Orizzonti ieri, oggi e domani | Home | News | Cerca | Web Links | Raccomandaci | Invia News 
18 Ott 2017   05:46
Il giornale dell'Amministrazione Beni Civici di Vazia
Menu principale
On-line

Ci sono 2 visitatori e
0 utenti on-line

Sei un utente non registrato. Puoi loggarti qui.

Login

 Nickname

 Password

 Ricordami


Lingue

Scegli la lingua:

Santa Maria Apparì
Inviato da : admin Lunedì, 05 Maggio 2008 - 18:28
Santa Maria Apparì l’unico santuario mariano del Cicolano
di Egisto Fiori
Sono più di sei milioni le persone che ogni anno raggiungono Lourdes. Il pellegrinaggio è una straordinaria esperienza spirituale, umana e religiosa che spesso segna per tutta la vita e sono molti coloro che, nella piccola località francese, tornano più volte. Molto tempo è passato dal1858, dalle visioni di Berna-dette Soubirous, povera contadina del luogo.
«Abbiate la bontà di venire».


Da allora il numero dei pellegrini è andato via via crescendo. Nel 2008, a centocinquanta anni di distanza, si prevede un afflusso di persone ancora maggiore. Religiosi, malati, volontari e credenti si stanno preparando per l’evento. La grotta di Massabielle fa ancora parlare di sè e nella consapevolezza di quanto sia radicato il culto mariano nella nostra gente, Orizzonti umilmente, volge lo sguardo anche alla sua terra, ad una piccola e silenziosa chiesa di paese, scrigno poco conosciuto di storia e spiritualità,
Sul versante destro della Valle del Salto, incastonato nel verde, tra i contrafforti di grigia roccia che nascondono allo sguardo i monti dell’Aquilente e l’azzurro del lago Salto, sorge Santa Maria Apparì, unico santuario mariano del Cicolano.
Le ragioni del perchè di quella chiesa, edificata proprio in quel punto, risultano chiare anche al viandante più sprovveduto. L’incisione in latino sulla facciata del santuario, «Apparuit in terra nostra», è talmente eloquente che non sfuggì neanche alle truppe tedesche in rotta. Lungo la strada carrabile, raccontano i più vecchi, davanti a quel piccolo santuario appena fuori dall’abitato di Petrella Salto, edificato sul luogo dell’apparizione e del miracolo delle ciliegie, centinaia e centinaia di soldati in ritirata, s’inginocchiarono a invocare e pregare. 
Le notizie dell’apparizione, tramandate oralmente di generazione in generazione, sono ricavabili anche da scritti d’epoca e da una memoria del 13 maggio 1763, firmata da A.Roga.   
«...Ricorrendo l’anno del Signore 1562, il giorno ultimo di Maggio e proprio nel dì di Domenica, apparve come qui sotto è descritto, la Regina del Cielo, nel territorio della Pe-trella, contado di Mareri.
Viveva in detta Petrella una fanciulla di 12 in 13 anni per nome Persiana, figliuola di un tal uo-mo nominato Giam-pietro, altrimenti Fai-na, e di Camilla. Recatasi questa fanciulla nel suddetto giorno di Domenica ed ultimo di Maggio dell’anno 1562 in un territorio di suo padre per cogliere delle cerase, e salita sull’abero, le comparve visibilmente dinanzi la Regina del Cielo dicendole: - Figliuola mia, voliatemi dare un po di cerase! - In ciò dire la innocente fanciulla presa da timore e da riverenza verso la Vergine Maria, bianco vestita e dall’aspetto leggiadro, fa quasi per saltare dal ceraso; ma confortata dalla bella Signora che le raccomandava di non intimorirsi, e aiutata da Lei, pian piano discese. Aveva la giovinetta un braccio addolorato, e per la mano di questo pigliandola gentilmente, la Madonna con essa si posò a sedere su di un limite...».
Persiana, ripresasi dallo spavento, offrì le ciliege ancora acerbe alla Signora e in quel momento, vuole la tradizione, esse diventarono miracolosamente mature. La Signora disse alla fanciulla di raccontare tutto ai paesani perchè si ravveddessero dal peccato e di recitare ogni giorno, in suo onore, il santo rosario. Promise poi, nel caso il racconto di Persiana non fosse creduto, di manifestarsi con altri segni.
 «... S’udì in questo frattempo una bestemmia contro la divina Maestà da uomini di Petrella che giocavano presso il Romitorio di S.Rocco. Scomparve allora la Madonna ma poco più innanzi, camminare tornò a rivederla la fanciulla, mentre quattro Angeli la salivano in Cielo con grandissimo splendore. Passarono dieci giorni. Di poi,cavandosi il fondamento alto dieci palmi in quel luogo, per edificarvi una cappella di onor di Maria ed approssimandosi a quel punto dove la Regina del Cielo posò il piede e si era seduta, franò il terreno del fondamento, alto già venti palmi e tre uomini rimasero sotterra. Si apprestò loro un sollecito aiuto e solo dopo due ore di lavoro in rimuovere la terra che li aveva ricoperti, si riuscì a scoprirne due senza alcuna lesione ed uno morto. Questi, nella notte precedente, aveva sognato che mentre cavava le fondamenta di un ceraso, fosse rimasto morto sotto il terreno, siccome avvenne; e tal miracolo accadde il giorno di Martedì, dodici gioni dopo l’Apparizione. Ebbe in seguito la fanciulla, un’altra visione della Madonna che le disse: - Devesi chiamare quel luogo S.Maria Appari !- Inoltre il Giovedì dopo l’apparizione, un uomo del Varco, detto Scrocca, che da tre anni era infermo senza potersi mai levare dal letto da solo, fu da essa Vergine, liberato. Nell’istesso giorno fu illuminato in detto luogo, un cieco di S.Salvatore, fu risanato un storpio di Fontefredda e guarito da certe piaghe che aveva avute fin dalla sua nascita, un tal di Petrella detto Giovan Pietro. Da ultimo si deve ricordare che in questo medesimo giorno veniva liberata da una grave infermità una donna di Staffoli e guarito da un male che lo obbligava a giacere nel letto da due anni, un altro uomo di Petrella...».  Il testo della «Memoria dell’Apparizione e dei Miracoli in S.Maria Apparì» di A. Roga, facente parte dell’archivio Fiori, e che probabilmente nel corso del tempo, ha subito anche improprie «attualizzazioni», combacia, seppur con delle differenze irrilevanti, con la tradizione popolare. Il documento è comunque utile alla comprensione di risvolti importanti relativi al culto mariano nel nostro territorio ed in particolare, nel Cicolano.
Di certo è che grazie alle offerte della popolazione e alla munificenza di una nobildonna romana, probabilmente Orinzia Colonna, fu possibile terminare in un tempo relativamente breve la struttura del tempio che fu autorizzato al culto dal cardinale Amulio, il 5 febbraio 1572. Successivamente, fu anche aggiunto un romitorio, nella parte posteriore rivolta verso il fondo valle.
Le chiese equicole sono in genere modeste, costituite da aule rettangolari con copertura a capanna ma a Petrella, dopo le apparizioni, sorse un santuario dalla tipologia decisamente inusuale. Il santuario di S. Maria Apparì è infatti una importante costruzione a pianta centrale, dai muri spessi, probabilmente progettati per sostenere una cupola. Romanica, con un rosone sul fronte principale, la chiesa si presenta bizantineggiante all’interno, con una forma ottagonale irregolare e il tetto sostenuto da due archi diagonali in mattoni. Sette sono gli altari all’interno della chiesa. Un dipinto ad olio su tela, posto alle spalle dell’altare maggiore, raffigura la Madonna con il Bambino in braccio e un mazzetto di ciliege purpuree in mano. La piccola Persiana, nel quadro, guarda estasiata la Signora. Da un punto di vista storico ed artistico però, appaiono più interessanti gli affreschi sulle pareti laterali risalenti all’epoca della costruzione.
Il Santuario è stato restaurato nella metà del IX secolo dopo che un nuovo evento sconvolse la valle del Cicolano. L’ultima domenica di maggio del 1850, il ciabattino di Borgo S. Pietro Giuseppe Fiorde-ponti, durante la funzione celebrata nella chiesa, chiese a gran voce la grazia. Impossibilitato ad alzarsi dal letto per una grave forma di artrite deformante, si dichiarò guarito e tornò a casa con le proprie gambe.
Il popolo di Petrella, animato dall’arciprete Don Valeriano Fiori, rimase così scosso che si istituì una novena in preparazione della festa e la ristrutturazione della chiesa. I secoli sono trascorsi e a pochi passi dal santuario, grigi testimoni della modernità, s’ergono oggi i piloni della superstrada Rieti-Torano. Ogni ultima domenica di maggio però, la memoria torna a quella domenica del 1562. Apparuit in terra nostra. Dopo la processione, il santuario viene aperto ai fedeli per la Messa solenne e tra i cipressi, si distribuiscono ai devotii mazzetti di rosse ciliegie, benedette e colte altrove perchè è noto, nel Cicolano, a fine maggio, i frutti non sono ancora maturi.
Stampa la pagina Invia l'articolo ad un amico
 
Link correlati
· per saperne di più su n. 1/08 ORIZZONTI
· News da admin

Articolo più letto su n. 1/08 ORIZZONTI:
Campoforogna ieri e oggi

Vota l'articolo
Questo articolo non è stato votato