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L’organo di S. Maria
Inviato da : admin Sabato, 28 Giugno 2008 - 10:06
L’organo di S. Maria in Categna di Lugnano
Nella chiesa di S. Maria in Categna, dentro Lugnano (la primitiva chiesa di questo titolo sorgeva in località Categne, poco distante dal paese), si conserva un bell’organo settecentesco, purtroppo in pessime condizioni e quasi tutto a pezzi (ma i pezzi pare che siano tutti). Si trova sopra la porta d’ingresso ed è custodito in una cassa a tre campate verniciata color cenere, con i montanti dipinti a fiori. Lo circonda una cantoria in legno a linea ondulata che abbraccia l’intera controfacciata della chiesa. è ripartita in sette specchi con cornice, dipinti a colori: in quello centrale vi è l’emblema della Madonna (A ed M intrecciati), nei sei laterali festoni di fiori e frutti sorvolati, ciascuno, da una bianca colomba, simbolo dello Spirito Santo.


Al momento di quest’organo si sa ben poco. L’unica notizia certa è che nel 1864, essendo parroco don Luigi Ceci, fu restaurato da Ottavio Fedeli. Lo testimonia una carta incollata nella secreta dello stesso organo, che riporto alla lettera:
Ottavio Fedeli organaro della Rocchetta
di Camerino restaurò da fondamenti il presente or/
gano li 18 novembre 1864.
Don Luigi Ceci Parroco.
Anche di Ottavio Fedeli sappiamo poco. Nasce da Ferdinando, pronipote di Domenico Antonio, fratello del grande Adriano Fedeli (poi Fedri), e da Marianna Pericoli. Secondo quanto scrive P. Paoletti, Ottavio fu restauratore d’organi nel Reatino, nelle Marche e nell’Umbria negli anni dal 1855 al 1880. Per ora, tuttavia, quello di Lugnano è l’unico – per quanto si sappia - che ne attesti la presenza nel Reatino.
Parecchi anni fa quest’organo doveva essere restaurato per interessamento soprattutto del sig. Bruno Simei, che si è adoperato da sempre per valorizzare (in ogni modo e con una dedizione degna davvero di ammirazione) quanto di bello e di caratteristico vi è a Lugnano. Lugnano è un delizioso e oggi silenzioso borgo alle falde del Terminillo, incrostato sulla groppa di uno sperone roccioso tra due strapiombi. Antichissimo (la località Lunianus è nominata prima dell’anno 1000) e pontentissimo castello, tra l’XI e il XII secolo estese il suo dominio a tutta quella vasta zona sottostante che giunge fin quasi alle porte di Rieti, e che ancora oggi va sotto il nome di Campoloniano, ossia Campo del castello di Lugnano. Nel corso del 1251 in località Categne, poco lontano dal paese, si svolse un epico scontro tra le truppe del signore filomperiale di Lugnano e quelle guelfe reatine, che ebbero la meglio. Alla tradizione bellicosa di Lugnano allude il distico che si legge sotto la sua rappresentazione nel cielo del salone dell’ex palazzo vescovile di Cittaducale:
Prole gigantea Lugnanum nobile dicor.
Non timet hostiles gens animosa minas.
In italiano:
«Son chiamato Lugnano,
noto per i suoi valorosi figli.
Non si fa intimorire da minacce ostili una gente coraggiosa».
Ma quando si parla di Lugnano non si può non ricordare il motivo per cui questo caratteristico paesello va famoso in tutto il mondo: ed è la Madonna del Fiore, una statuetta gotica intagliata in avorio, rappresentante la Vergine col Bambino, stupenda opera di arte francese risalente agli albori del 1300. Già custodita nell’antica collegiata di S. Croce, di cui si vedono ancora i ruderi sotto Lugnano, quando questa andò in rovina e fu abbandonata (verso la fine del 1600), la preziosa e raffinata Madonna fu portata nella parrocchiale dentro il paese, dove oggi è custodita gelosamente.
Bibl. - P. Paoletti, Fedeli, in Dizionario biografico degli Italiani, Roma 1995, p. 587.
Vincenzo Di Flavio
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