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LIBRO SU SAN FRANCESCO D’ASSISI
Inviato da : admin Venerdì, 12 Maggio 2006 - 19:14
Nostra intervista con Felice Gianfelice
È IN STAMPA UN SUO LIBRO SU SAN FRANCESCO D’ASSISI

Noto avvocato reatino Gianfelice è anche uno studioso di storia delle religioni per le quali ha curato vari lavori. In questi giorni ha dato alle stampe una nuova pubblicazione che uscirà prossimamente. A lui abbiamo rivolto alcune domande per conoscere più da vicino questo nuovo lavoro.
D. Ho saputo che sta per uscire un suo libro su S. Francesco D’Assisi; quale ne è la ragione?
R. Il 18-19 dicembre del 1982 si svolse a Borgorose un convegno promosso dalla Comunità Montana «Salto Cicolano» comune di Bor-gorose avente per tema: San Francesco nella civiltà medioevale con riferimento alla Valle Reatina, al Cicolano e a Corvaro. Il gestore e direttore del Convegno Mons. Giovanni Maceroni mi fece l’onore di indicarmi come relatore sul tema: «Francesco D’Assisi e la gente povera».
Molti furono i relatori e il lavoro in equipe divenne il contenuto di un volume, oggi esaurito e intro-vabile. Avendo l’intenzione di ristamparlo, ho pensato ad una antologia di studi francescani formata dal lavoro di illustri francescanologi, le cui opere, come la mia, sono oggi esaurite ed introvabili nelle librerie.


D. Ritiene attuale una rivisi-tazione di Francesco D’Assisi oggi?
R. Il titolo del volume è la risposta alla sua domanda: Francesco D’Assisi sconosciuto o dimenticato?
Gli scritti del volume sono disposti in forma dialogica, vale a dire con esposizione degli argomenti in contrasto tra loro. Da questa contrapposizione risulta come San Francesco d’Assisi, oltre ad essere un Santo mite e dedito alla preghiera ed al colloquio con gli uccelli e con il lupo, era immerso profondamente nelle vicende storiche a lui coeve. Al tempo di Francesco d’Assisi, in Terra Santa infuriavano le Crociate e mentre la Cristianità ufficiale era favorevole alle Crociate, egli, insieme ad alcuni suoi seguaci, fu un tenace ed intelligente oppositore delle stesse.
D. Questa è una sua opinione oppure è confortata da elementi oggettivi?
R. In quel tempo, siamo intorno al 1210, le indulgenze erano a pagamento, in denaro oppure in natura. L’unica eccezione del «perdono» gratuito era riservata ai crociati che morivano in battaglia. Francesco dopo molti tentativi infruttuosi riuscì ad ottenere da Papa Onorio III una limitata indulgenza gratuita per i visitatori dalla Porziuncola. Tale concessione suscitò l’opposizione della Curia per cui il Papa si vide costretto a ridurre al minimo tale provvedimento portando il tutto ad un solo giorno mentre inizialmente era determinato a concederla per otto giorni. Tali contrasti vengono magistralmente riferiti da Giovanni Joergensen nel suo volume «San Francesco d’Assisi», edizioni Por-ziuncola, pag. 339 ss.
D. Spero di leggere quanto prima tali notizie per colmare una mia lacuna che penso sia comune a molti estimatori del «Poverello d’Assisi».
R. Il discorso va ulteriormente approfondito. Oltre a lottare per la indulgenza, contestualmente il Santo rievocò in Italia alcuni episodi significativi della vita di Gesù: il Presepio di Greccio e le stimmate della Verna, come per dire: non c’è bisogno di andare in Terra Santa per testimoniare la nascita e la passione di Cristo. È sufficiente l’angolo più sperduto del mondo per ricordare le vicende della vita terrena di Cristo purchè ciò sia supportato da animo sincero. Tale interpretazione avente l’intendimento di distogliere i cristiani dalle Crociate, è stata sempre minoritaria tra i francescanologi. Ho inteso riferirla in dialettica superiore e vivace rispetto alle interpretazioni devozionistiche e tradizionali del Presepio di Greccio e delle stim-mate della Verna.
D. La sua intervista mi apre scenari nuovi ed interessanti. Tale ricchezza di valori religiosi e morali non è seguita dalla conoscenza dei luoghi da parte dei pellegrini e dei turisti.
R. La sua osservazione è purtroppo molto pertinente. L’anno che sta per concludersi ha visto la presenza a San Giovanni Rotondo di circa 8 milioni di pellegrini-turisti; a Padova il numero rasenta i 5 milioni, per non parlare della frequenza di altri Santuari. Nella Valle Santa reatina, nonostante l’incremento annuale, la presenza rispetto a dette cifre è nulla ed insignificante.
D. Cosa occorre fare per una inversione di tendenza?
R. Occorre privilegiare la re-ligiosità autentica tramite la conoscenza approfondita dei comportamenti degli operatori di santità, privilegiandola rispetto alla religiosità taumaturgica.
D. La sua è una prospettiva molto ardua!
R. Ardua ma non impossibile. Occorre la buona volontà di credenti e non credenti. Oggi la Terra Santa è un braciere come ai tempi di Francesco d’Assisi ed il suo pacifismo operoso è attuale come non mai. Tale compito promozionale dovrebbe avere come destinatari privilegiati i reatini. La nostra provincia è ricca di monti, fiumi, laghi e ruscelli, paesaggi incantevoli; tali valori natu-ralistici esistono in tutte le parti del mondo; la Valle Santa con i suoi santuari esiste solo da noi.
Enza Rossi
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