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La processione di Sant’Antonio
Inviato da : admin Sabato, 28 Giugno 2008 - 10:22
La processione di Sant’Antonio
La tradizione dei «fratelli portatori» la Macchina del Santo
I festeggiamenti antoniani si sono da poco conclusi e la nostra rivista, ancora una volta, intende soffermarsi sull’evento religioso più partecipato della città di Rieti.
In questo numero, volgiamo lo sguardo alla particolare e preziosa tradizione dei portatori della macchina del santo, tutti fratelli della Pia Unione di S. Antonio da Padova. Delle vicende, spesso travagliate della Confraternita, ci siamo già occupati in altre occasioni (Orizzonti - giugno 2007) ma è forse utile ricordare che la sua fondazione ufficiale risale al 1812 e che il suo statuto, nel1858, è stato approvato da Gaetano Carletti, vescovo del tempo ed è rimasto in vigore fino al 15 marzo 1996, data di approvazione di un nuovo regolamento.


L’origine della Pia Unione è però molto più antica. La sua storia s’intreccia con quella reatina degli ultimi cinque secoli e con quella di molte altre Confraternite ormai sciolte. Lo studio di questo percorso che ha attraversato epoche diverse, permette anche di rintracciare ritualità inesorabilmente scomparse nel nostro territorio.La Confraternita di S.Antonio ad esempio, disponeva di propri «flagellanti» che partecipavano alla processione del venerdì santo e Vincenzo Di Flavio ne «Le Confraternite a Rieti tra XIX e XX secolo», descrive l’impressionante rito penitenziale : «...12 confratelli, detti battuti o battenti, armati di fruste e cosparsi d’oglio rosato e mirrato e polvere di rosa e di mortella, sfilavano dietro la croce, flagellandosi il dorso nudo. L’olio e le polveri servivano a tingere di sanguigno le pelle dei penitenti...».
Oggi la Pia Unione è conosciuta in particolar modo, per essere anima popolare dei festeggiamenti antoniani e della processione dei ceri.
Nel primo pomeriggio del giorno del corteo religioso, alcuni tra gli addetti si recano nella chiesa di S.Francesco per inserire le stanghe. Queste, metalliche, a sezione quadrata e lunghe circa otto metri, sono ricoperte di pelle per facilitarne la presa ed il trasporto a spalla. È forse utile ricordare che il momento della preparazione della macchina è stato immortalato da P. L. Mariani. Nella sua commedia «La precissione» infatti, il famoso artista reatino immaginò una trama basata sulla misteriosa scomparsa di una delle stanghe.
A pomeriggio inoltrato, tutti i portatori, rigorosamente sorteggiati nel giorno precedente, si riunisconono nella sede della Pia Unione per la consegna dei tradizionali fiocchi bianchi. Ognuno porta il cordone ed il suo sacco, una sorta di saio scuro. A volte l’indumento, spesso consunto, è tramandato da padre in figlio e gli stessi nodi del cordone possono, con la loro particolarità, rappresentare un segno di riconoscimento o di appartenenza ad una famiglia. La vestizione viene completata indossando un paio di guanti bianchi. Un tempo, i portatori erano chiamati a raccolta dal suono a distesa delle campane, la raddutta, che invitava i portatori a radunarsi e poi recarsi presso la chiesa. La funzione che precede la processione è in genere brevissima e si conclude con una serie di raccomandazioni sul comportamento da tenere nel corteo religioso ed anche in merito alla sua composizione ufficiale che non ammette persone o gruppi non autorizzati al seguito della macchina. Questo ultimo aspetto è stato spesso contestato e non di rado è possibile notare gruppi di fedeli, con tanto di cero, seguire o accompagnare la statua del santo. Una volta che la processione ha avuto inizio e la chiesa di S. Francesco è svuotata di gran parte della folla che conteneva, ecco che la macchina di S. Antonio diventa visibile nella sua interezza. La base di legno verde scuro è sovrastata, oltre che dalla statua del santo lusitano, da otto angeli dorati che reggono altrettanti candelabri. La tecnologia ha nel corso degli anni, aumentato notevolmente il peso della macchina. Le dodici lampade di ogni candelabro, ma non ci sono solo quelle, sono oggi alimentate da due batterie da un quintale l’una, portando il peso complessivo della macchina a tredici quintali.
La prima squadra si prepara al sollevamento. Nella tensione generale, un confratello, con il braccio alzato e suonando la campanella, chiede il silenzio per la ’ncollata. Il momento più delicato è quello della discesa dei gradini della chiesa di S. Francesco. La statua ondeggia paurosamente. I portatori ai lati vengono coadiuvati dagli altri fino a deporre la macchina sul lastricato della piazza. Ad operazione conclusa, tutti tirano un sospiro di sollievo. La buona uscita del santo viene con il caratteristico bottu, annunciata alla città. Da questo momento, la macchina inizia il suo viaggio seguendo i confini della vecchia Rieti merlata e fermandosi ogni cento metri, al suono della campanella, per permettere alle squadre di portatori di darsi il cambio.
Le incitazioni e le imprecazioni dei «facchini» reatini sono entrati nella tradizione e nella letteratura del luogo, così come le presunte bbiastime all’indirizzo del santo durante la processione. Questo ultimo elemento per molti versi incredibile, eppure fortemente ricordato da un’aneddotica popolare decisamente consolidata, si fonda presumibilmente sul rapporto confidenziale, di esplicita fraternità con il grande taumaturgo lusitano. In somma, anche la bbiastima, in questo caso, sarebbe un modo per evocare il santo e chiederne l’ausilio in un momento di difficoltà...Voci informate affermano che S. Antonio, sia il santo più amato ma anche più bestemmiato della città.
È solo uno dei tanti luoghi comuni?
La soddisfazione di una eventuale verifica, per chi non conosce Rieti, può essere un motivo in più per farsi una bella passeggiata tra le viuzze dei quartieri popolari della città.
Egisto Fiori
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