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Oggetti creati dall’uomo
Inviato da : admin Lunedì, 24 Novembre 2008 - 11:18
Esistono oggetti creati dall’uomo che nella loro essenza contengono secoli di storia e di cultura, di esperienze e di idee.
Ciascuno di questi oggetti  che siamo soliti definire nel linguaggio comune con il termine «opere d’arte», viene sempre associato alla figura di colui che lo ha ideato: l’artista.
Molto spesso però dietro un’opera d’arte, oltre all’artista aleggia la presenza di altri personaggi, quasi sempre anonimi ma altrettanto essenziali. È questo il caso delle sculture in bronzo dove sono presenti due elementi con ruoli ben distinti ma complementari, l’artista e la fonderia: il primo crea l’idea, la fonderia la materializza. 

E i due ruoli si intrecciano, vivono in simbiosi, si identificano l’uno nell’altro fin dal primo momento di creazione di un’opera.
Appena  si entra in una fonderia artistica si avverte questo connubio tra artista ed artigiani della fonderia ed è ciò che ho avvertito anch’io quando per la prima volta sono entrato nella fonderia Anselmi di Roma. Gli Anselmi lavorano il bronzo da tre generazioni e numerosi sono gli artisti di fama che hanno frequentato la loro fonderia, un enorme capannone diviso in tre ambienti.
Il primo è quello dove gli artisti creano i modelli usando una cera di colore rosso che viene a volte plasmata con il solo calore delle mani. Su un lato è posto un lungo banco con un fornello sul quale vari attrezzi vengono messi  ad arroventarsi; dappertutto modelli in cera, figure astratte, cavalli che si impennano, volti appena accennati.
Un secondo ambiente è quello dove si trovano i forni e la fossa dove vengono posati i refrattari pronti per accogliere il metallo fuso. Il terzo ambiente è invece una vera e propria officina dove gli operai della fonderia rifiniscono i manufatti in bronzo.
Gli artisti lavorano inizialmente nel primo ambiente,  modellano la cera con gli attrezzi riscaldati sul fornello ed ogni volta che il ferro rovente incontra la cera uno sbuffo di fumo sale verso l’alto con uno sfrigolio e l’odore della cera fusa  riempie l’aria. Gli artisti qui lavorano  gomito a gomito scambiandosi di tanto in tanto commenti sulle loro creazioni che pian piano prendono forma, si sollecitano l’un l’altro  con pareri e consigli, quasi che le diverse opere dovessero poi essere integrate a formare un’unica opera.
Quando uno di essi ritiene di aver terminato il modello ecco il primo intervento di uno degli artigiani della fonderia che con pochi ma precisi gesti crea intorno al modello un piccolo castello di cilindri bianchi di cera: sono i getti attraverso i quali il metallo fuso prenderà il posto del modello in cera.
Il lavoro della fonderia procede ed il modello viene portato nell’area dove sono i forni ed imprigionato in un «contenitore» di materiale refrattario che sarà messo  a cuocere in uno dei forni ad alta temperatura. È qui che la cera del modello fondendo si «perderà» (da qui il nome bronzo a cera persa) lasciando l’impronta nel refrattario. La cottura è lunga, frutto di un’esperienza che si perde nei tempi,  ed è una parte essenziale, quasi vitale per la scultura perché la forma dovrà avere la giusta consistenza per poter accogliere il metallo fuso.
Una volta che il forno si sarà raffreddato il refrattario, insieme ad altri, verrà preparato e posato in una piccola fossa per rendere il suo equilibrio stabile in vista della fase più spettacolare: la fusione.
Di buon mattino inizia la preparazione, i pani di bronzo vengono messi nell’apposito forno, si accende il bruciatore e la temperatura comincia lentamente a salire  fino a superare i 1200°C. Il forno gradualmente si accende di rosso ed il bronzo pian piano fonde e quando diventa liquido e si colora di un intenso giallo-oro  è pronto per essere colato nei refrattari. Il forno viene allora fatto ruotare su due perni ed il metallo fuso cola dentro un crogiolo di grafite.
 Il calore è intenso, quasi insopportabile, e si sente a distanza di metri mentre gli operai con una speciale forcella portano il crogiolo vicino ai refrattari e fanno colare il bronzo fuso nell’apertura lasciata sulla sommità riempiendo lo spazio interno vuoto lasciato dalla cera. La fusione è finita ed il refrattario con il suo prezioso contenuto viene lasciato lentamente raffreddare.
L’indomani il refrattario viene  rotto, i residui di terra vengono accuratamente rimossi dalla scultura  ancora grezza che comincia così il suo ultimo percorso nella fonderia.
Verrà  prima liberata dai getti e poi artista ed artigiani, fianco a fianco rifiniranno l’opera togliendo le sbavature, levigando le parti che dovranno apparire lucide, saldando se necessario le parti da unire. Ma non è ancora finta: l’opera deve  essere ricoperta da una patina che non serve solo a conferire l’aspetto estetico finale ma soprattutto a sfidare il tempo. Ed è ancora il fuoco il protagonista. La fiamma favorirà la reazione chimica tra la superficie del bronzo ed alcune sostanze creando una  patina  che assumerà il colore desiderato in relazione al reagente impiegato. Infine il basamento, a completare l’opera che l’artista vedeva nella sua mente fin dal primo pezzo di cera rossa.
La scultura è ora lì, sul bancone. L’artista la osserva, essa vive ed è pronta a portare nel mondo il suo messaggio di estro e creatività, testimonianza non solo del suo genio ma anche del lavoro e delle esperienze di tanti anonimi artigiani che si sono tramandati nei secoli i segreti per realizzare oggetti eterni.
Domenico De Maio
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