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MONDO FINANZA E …LEGALITA’
Inviato da : admin Mercoledì, 26 Novembre 2008 - 18:56
MONDO FINANZA E …LEGALITA’
All’ avvocato Augusto Principi, che da quattro anni cura per la nostra rivista una rubrica di carattere «legale-finanziario», abbiamo rivolto alcune domande inerenti i mutui bancari e quelli delle finanziarie.
Ne viene fuori un mondo molto complesso dove non è sempre facile districarsi e dove frequentemente si è vittime. Spesso nel contrarre un finanziamento si nascondono vere e proprie truffe con tassi da «strozzinaggio» ed un susseguirsi di imbrogli a spese del cittadino. Oggi «accendere» un mutuo, magari per l’acquisto di una casa, si corre il rischio di trovare poi amare sorprese. Quindi è bene prendere le necessarie precauzioni prima di apporre una qualsiasi firma.


È consigliabile, comunque, servirsi di Istituti referenziati ed informarsi presso persone qualificate.
Ma sentiamo l’avvocato Principi che per la città di Rieti è delegato ADUSBEF: una associazione a tutela del cittadino.
Domanda Avvocato vuole spiegare ai nostri lettori il significato preciso della sigla ADUSBEF?
Risposta L’acronimo ADUSBEF significa alla lettera: Associazione Degli Utenti Servizi Bancari E Finanziari. L’associazione mette a disposizione di tutti gli  iscritti esperti nello specifico settore bancario, finanziario ed assicurativo per risolvere tutte le problematiche che essi hanno giornalmente colle banche, colle poste, colle finanziarie e colle assicurazioni.
D: Ma, veramente i clienti delle banche, delle finanziarie, delle poste e delle più note ed importanti società, colle quali ogni giorno il cittadino – consumatore ha rapporto, corrono pericoli di essere danneggiati?
R: È sicuramente affermativa e mi spiego, rimanendo nel generale. Le banche, le finanziarie e le società, che svolgono i così detti servizi finanziari, hanno a loro disposizione sistemi molto studiati e finalizzati per ottenere il massimo guadagno col minimo rischio ed oltre il consentito, come giudicato e ritenuto da moltissimi Giudici di merito.
D: Ma se tutto è, apparentemente, nel rispetto della legge, il povero cittadino consumatore è destinato a subire senza  reagire?
R: La domanda è interessante; la risposta deve essere chiara, anche se articolata. La legge non è, a volte, rispettata dalla banca, perché viene maliziosamente raggirata per conseguire maggiori profitti con sofisticati contratti ed approfittando dello stato di soggezione di colui che chiede somme di denaro per le più diverse ragioni. I vecchi saggi dicevano «Fatta la legge, trovato l’inganno»! Orbene, oggi si è andati al di là. Sì, i potenti, quelli che la legge definisce «il professionista», elaborano a tavolino, per mezzo di studi «blasonati», il sistema per ottenere scopi e profitti non altrimenti raggiun-gibili a danno del malcapitato cittadino – consumatore, che, tuttavia deve assolutamente reagire e per far ciò deve rivolgersi all’associazione giusta, capace di risolvere il problema a condizioni economiche giuste, vantaggiose e praticabili.
D: Avvocato, non resti nel vago, mi faccia, e faccia ai cittadini, nostri assidui lettori, esempi pratici perché la nostra intervista non sembri inutile?.
R: Dovrei scrivere un intero giornale, e non basterebbe, per rispondere compiutamente  al suo quesito. Tuttavia, proverò ad essere il più esauriente e soddisfacente possibile, cercando di rispondere e di soddisfare più lettori possibili. Le faccio alcuni esempi tra i più significativi, non potendo elencare tutte le azioni illegittime ed illecite che giornalmente subisce lo sprovveduto, incauto, sempliciotto cittadino – consumatore.
Il primo, riguarda una operazione finanziaria che tantissimi cittadini hanno concluso; parlo della cessione del quinto dello stipendio. Con causali studiate a tavolino, chissà da quali esperti, e con clausole quanto meno ves-satorie, come riconosciuto dalla maggioranza dei Giudici, il professionista ottiene somme di danaro sicuramente illecite, perché a tassi effettivi di vera e propria usura. Le faccio un esempio di un cliente dello studio che ha richiesto  un  mutuo nominale  di  €. 14.400,00, rimborsabile con n° 120 rate da €. 120,00 al mese; il malcapi-tato ha avuto solo euro 8.162,00; anche un bambino comprende che il tasso di interesse è di gran lunga superiore a quello legale ed è sicuramente usurario; è stata convocata in Tribunale la finanziaria per la risoluzione del contratto, per  l’annullamento delle clausole non conformi a legge e per la condanna della finanziaria a restituire le somme non dovute con gli interessi di legge ed i danni.
Il secondo esempio: nei contratti di conto corrente con affidamento e cioè con possibilità di andare «scoperto», e tutti sanno cosa significa, gli istituti di credito e le finanziarie applicano gli interessi così detti tecnicamente «anatocistici» e cioè gli interessi sugli interessi o, il che è lo stesso, trasformano in capitale gli interessi maturati ogni trimestre, ma potrebbero farlo ogni mese. Questo non è consentito dalla legge e chi ha percepito gli interessi anatocistici deve restituirli con interesse dal dovuto al soddisfo. Tutti i Tribunali d’Italia hanno condannato e seguitano a condannare le banche e gli istituti similari a restituire le somme ottenute indebitamente applicando interessi anatocistici. Occorre, però, precisare che le banche e gli istituti finanziari sono stati aiutati dal D.L. n°342/1999, per raggirare la sentenza della Corte di Cassazione che, finalmente, aveva ritenuta illegittima la pratica degli interessi anatocistici. È intervenuto, come detto il D.L. n° 342/1999, che ha stabilito che gli interessi anatocistici possono applicarsi per i nuovi contratti a condizione di reciprocità.
D: Ma che cosa significa, nuovo contratto a condizione di reciprocità?
La indicata legge prevede che il CICR stabilisce modalità e criteri per la produzione degli interessi sugli interessi maturati nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria, prevedendo in ogni caso che nelle operazioni in conto corrente sia assicurata nei confronti della clientela la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori che creditori.
Questo significa che per legge gli interessi anatocistici, e cioè gli interessi sugli interessi, ridiventano legali e legittimi. Come si diceva «fatta la legge, trovato l’inganno e cioè la truffa»
D: E, quindi?
R: Se il conto corrente è affidato e, cioè, se la banca mette a disposizione del cliente una certa somma di denaro, la stessa  ha diritto di conteggiare gli interessi maturati sul capitale nel trimestre, se questo è il periodo concordato.
Se il conto corrente affidato risulta a credito il cliente della banca ha diritto al riconoscimento degli interessi sugli interessi sull’importo esistente nel conto.
Questo è l’esatto significato dell’espressione usata dal legislatore, laddove prevede «la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori che creditori».
Ma, qui si annida ed è rinvenibile l’inganno: quando il conto corrente è in rosso, l’interesse, convenzionalmente pattuito in favore della banca, essendo di due cifre, determina un aumento del tasso, in ragione di anno, di circa due punti, e, dunque, in maniera pesante per il titolare del conto corrente. Invece, nel caso in cui il conto sia a credito, essendo il tasso creditorio ad una cifra e non superiore all’unità, giacché il più delle volte esso è inferiore all’unità, il riconoscimento degli interessi anatocistici è presso che insignificante.
D: Ed allora, cosa deve fare il consumatore, titolare di conto corrente affidato?  
R: Non sottoscrivere il nuovo contratto e chiedere l’annullamento dello stesso. In ogni caso e fin d’ora suggerisco e consiglio a tutti coloro che abbiano sottoscritto o che vorranno sottoscrivere nuovi contratti di conto corrente con affidamento di revocare o non accettare la clausola così detta di reciprocità nel calcolo degli interessi tri-mestrali, perché è a loro esclusivo danno ed a tutto vantaggio degli istituti di credito, in quanto consente a queste ultime di ottenere maggiori interessi, quelli non più legittimi, perché, come detto, anatocistici.
D: Ci faccia altri esempi avvocato!
R: Mi limiterò a parlare della illegittima segnalazione «a sofferenza» alla Centrale Rischi della Banca d’Italia ed alle altre strutture similari e cioè alle banche dati private, quali il CRIF. La segnalazione «a sofferenza» costituisce, il più delle volte, uno strumento di pressione delle banche, delle società finanziarie e degli  intermediari finanziari onde ottenere un immediato rientro dalla esposizione debitoria; essa segnalazione, per legge, deve e può avvenire solo a rigide condizioni che debbono essere rigorosamente rispettate, ma ciò non avviene per il motivo indicato. La illegittima segnalazione provoca danni notevolissimi all’imprenditore ed all’operatore economico, in quanto nessun istituto bancario, o società finanziaria od intermediario concede più credito al soggetto che è stato segnalato a sofferenza. Se non sono rispettate le condizioni per la segnalazione l’interessato ha diritto ad essere risarcito del danno subito richiedendolo. Posso dire con tranquillità e senza timore di essere smentito che tutte le azioni rivolte dal mio studio al Giudice per ottenere un risarcimento dei danni subiti a seguito di illegittima segnalazione «a sofferenza» alla Centrale rischi hanno avuto esito positivo e gli istituti di credito responsabili sono stati condannati a corrispondere somme anche per milioni di euro.
Giuliano Rossi
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