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Quarta festa della transumanza
Inviato da : admin Giovedì, 15 Ottobre 2009 - 09:45
Quarta festa della transumanza
Settembre andiamo. È tempo di migrare. Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare: scendono all’Adriatico selvaggio che verde è come i pascoli dei monti...
(G. D’Annunzio)

Si è svolta il 20 giugno, presso la «fontana della pigna», nei pressi del terzo tornante della strada Terminillese, la quarta festa della Transumanza.


«Transumanza» è il termine con il quale si indicava il trasferimento periodico del bestiame, specialmente ovino, dai pascoli di pianura a quelli di montagna per consentirne lo sfruttamento stagionale. Era un lungo cammino che aveva inizio dai monti dell’Appennino e procedeva verso la pianura fino a scendere e costeggiare il mare. La poesia «Settembre» di Gabriele D’Annunzio, ne dà una preziosa testimonianza. La festa, la cui origine si perde nella notte dei tempi, è stata riportata in auge dall’Amministrazione dei Beni Civici di Vazia ed in particolar modo dal presidente Vinicio Munalli e dal vice-presidente Giacomo Mazzilli. Il fenomeno della tradizionale migrazione degli ovini, quasi del tutto scomparso,  ha da sempre infatti interessato il nostro territorio e per quanto riguarda il Ter-minillo, i non più giovani ricordano ancora il celeberrimo Pinzari che fino agli anni ’50, era solito arrivare ai verdi pascoli della montagna di Roma con migliaia di pecore al seguito. I pastori durante la transumanza, si concedevano numerose soste per ristorarsi e sovente, anche le chiesette, sparse lungo il cammino dei tratturi, fungevano da vere e proprie aree di servizio, capaci di offrire ricovero e ristoro fisico e spirituale. Una volta raggiunte le aree più ricche di pascolo nelle quali si insediavano per un lungo periodo di tempo, venivano costruiti dei rifugi in pietra a secco detti «pajare». La pastorizia trasmigrante rimane una delle più antiche e diffuse attività dell’uomo economico. La sua origine nell’area mediterranea si fa risalire addirittura al periodo olocenico, quando in tale area, l’abbondanza d’erba dovuta al clima umido e mite favorì il fenomeno entrato in crisi, per ragioni opposte, nel Vicino Oriente, con particolare riferimento all’Anatolia. La presenza in epoca protostorica e ampiamente documentata. Secondo Fabio Pittore (III sec. a.C.), i Romani scoprirono la ricchezza prodotta dalla pastorizia trasmigrante quando sottomisero i Sabini. Non mancano inoltre studiosi, tra cui Ugo Sprengel, i quali ritengono che l’insorgere di molte controversie che opposero questi due popoli fosse da ricondurre a dispute di origine pastorale. Il fenomeno della transumanza infatti, non è solo qualcosa che attiene alle tradizioni e alla vita dei pastori. Ha una sua storia, spesso nascosta ai più, che si interseca con i destini di interi Paesi. Dopo la caduta di Roma e fino all’anno 1000, la pastorizia trasmigrante scomparve quasi del tutto a causa dell’assenza di un potere politico in grado di garantire sicurezza in vaste aree della Penisola. La riscoprì Re Ruggero che con la sua costituzione, emanò norme volte alla tutela di pastori e animali, tanto in cammino quanto nelle zone di pascolo, attivando contro i trasgressori azioni repressive che prevedevano la confisca dei beni e persino, in alcuni casi, la pena di morte. I pastori, però, dovevano pagare il pedaggio sulle vie tutelate.
Con Federico II la transumanza beneficiò di ulteriori agevolazioni che facilitarono il suo ingresso nei grandi circuiti commerciali e dei prodotti di largo consumo.
Gli Angioini invece, alienarono molte terre a pascolo del regio demanio e ne favorirono la destinazione a coltivazioni agricole con conseguente crisi della pastorizia. Giovanna II corse ai ripari richiamando in vita la costituzione normanna e istituendo il foro speciale per operatori della transumanza.
A fare della transumanza il settore trainante dell’economia furono però gli Aragonesi, istituendo addirittura un apposito ufficio per la gestione. La transumanza divenne addirittura obbligatoria.
Gli Aragonesi attivarono il ciclo completo del settore, dall’allevamento alla commercializzazione di ovini e loro prodotti. Abruzzo, Molise, Puglia, Cam-pania e Basilicata costituirono un’unica regione economica, pur conservando ciascuna l’identità storica e politico-amministrativa.
La transumanza è stata per secoli un fenomeno non solo economico e pastorale, ma anche politico, sociale e culturale, che ha segnato in modo indelebile le regioni interessate. Non siamo di fronte ad una storia «minore». Il suo studio può raccontarci molto del nostro territorio e in feste come quella della transumanza, tra un bicchiere di vino e una porzione di carne di pecora cucinato all’aperto, abbiamo ancora la fortuna di assaporare quel cibo prezioso che chiamano memoria.
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