Orizzonti ieri, oggi e domani | Home | News | Cerca | Web Links | Raccomandaci | Invia News 
17 Dic 2017   16:48
Il giornale dell'Amministrazione Beni Civici di Vazia
Menu principale
On-line

Ci sono 1 visitatore e
0 utenti on-line

Sei un utente non registrato. Puoi loggarti qui.

Login

 Nickname

 Password

 Ricordami


Lingue

Scegli la lingua:

La violenza sulle donne sempre più attuale
Inviato da : admin Giovedì, 15 Ottobre 2009 - 09:56
Zone d’ombra
La violenza sulle donne sempre più attuale
l modello di società patriarcale e di una donna relegata a dimensione privata a ricoprire semplicemente il ruolo di figlia, moglie e madre sembra ormai superato. A rimpiazzarlo è intervenuto quello di una donna sempre più indipendente, che mette il marito all’ultimo posto nella classifica delle cose che contano di più dopo figli e lavoro (sondaggio Venerdì di Repubblica). Ma l’apparenza a volte inganna e nasconde zone d’ombra. Questa nuova rappresentazione dell’universo femminile, che sembrava essersi affermata nella società moderna, forse non ha fatto i dovuti conti con la tenacia dei tanti Barbablù che non danno segno di voler rinunciare al loro predominio sul gentil sesso.


Alla rappresentazione pubblicizzata di una donna determinata e sicura di sé si contrappone infatti una realtà poco conosciuta e allarmante: quella della violenza sulle donne.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la violenza contro le donne come «l’uso intenzionale della forza fisica o del potere, o della mi naccia di tale uso, rivolto contro se stessi, contro un’altra persona…che produca o sia molto probabile che possa produrre lesioni fisiche, morte, danni psicologici, danni allo sviluppo, privazioni». E ancora le raccomandazioni del Consiglio d’Europa n. 1582 del 27 settembre 2002 e del Comitato Economico del 22 febbraio 2006, hanno invitato gli Stati membri ad adottare misure per la tutela della salute e la sicurezza delle donne. Hanno ribadito il carattere diffuso della violenza domestica contro le donne che ne subiscono conseguenze a tutti i livelli: casa, salute, comportamento, relazioni sociali, educazione, libertà di vivere la propria vita. L’interesse diretto di organismi sopranazionali sul tema ci da la misura di quanto il fenomeno sia esteso e di quanto susciti preoccupazione.
In Italia, una prima indagine sulla violenza e i maltrattamenti contro le donne, è stata realizzata dall’Istat tra Gennaio ed Ottobre 2006 su un campione di 25.000 donne tra i 16 ed i 70. L’indagine ha messo in luce come il 31,9% di donne italiane della classe di età considerata, nella loro vita,  siano state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica. La maggior parte di queste violenze sono state attribuite al partner (come il 69,7% degli stupri) e la grandissima maggioranza (oltre il 90%) non risulta essere mai stata denunciata. Analizzando i diversi autori della violenza emerge infatti che il rischio di subire uno stupro piuttosto che un tentativo di stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima. Solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata fatta ad opera di uno sconosciuto. I dati hanno inoltre evidenziato come si sia abbassata l’età media delle vittime: ben un milione e 400mila (il 6,6% del totale) ha subito uno stupro prima dei 16 anni. Ancora nel 2009 si stima che una donna su quattro subisce violenza domestica. Ma chi sono le vittime delle violenze e quali sono le conseguenze?
E’ importante sottolineare come la violenza di genere non abbia né nazionalità né ceto sociale. Si tratta di un fenomeno presente in tutte le categorie e classi sociali. I dati tratti dall’indagine Istat ci dicono che in generale sono le donne separate e divorziate a subire più violenze nel corso della vita: il 63,9% (il doppio del dato medio stimato).Valori notevoli emergono in relazione anche alle nubili, alle laureate e alle diplomate; cos’ per le dirigenti, libere professioniste e imprenditrici, quadro ed impiegate, le donne in cerca di occupazione, le studentesse, le donne con età compresa tra 25 e 44 anni. Le conseguenze della violenza subita riscontrate più frequentemente sono depressione, perdita di fiducia e autostima, sensazione di impotenza, disturbi del sonno, ansia fino ad arrivare, anche se in percentuali minori, ad idee di suicidio ed auto-lesionismo.
E chi è il moderno Barbablù? Si tratta generalmente di una persona con cultura medio-alta, età compresa tra i 34 e 54 anni ed un lavoro. In apparenza un uomo ben inserito nella società ma in realtà una persona insicura, debole e totalmente fragile nella sua identità maschile, che cerca di stabilire la propria superiorità con la forza. Dalla ricerca si evidenzia inoltre che tra i fattori che determinano una maggiore predi-sposizione a divenire un partner violento, appare maggiormente significativo avere avuto un padre che picchiava la propria madre o che è stato maltrattato dai genitori. Infatti, la quota di violenti con la propria partner è pari al 30% fra coloro che hanno assistito a violenze nella propria famiglia di origine, al 34,8% fra coloro che l’hanno subita dal padre, al 42,4% tra chi l’ha subita dalla madre, mentre è limitata al 6% tra coloro che non hanno subito o assistito a violenze nella famiglia di origine.
Altro dato degno di nota che emerge dall’indagine, ed oggetto di recenti campagne politiche, è quello relativo allo «Stalking», termine inglese che letteralmente si traduce con la parola «perseguitare». Risulta infatti che 937 mila donne hanno subito violenza fisica o sessuale e lo stalking (ovvero comportamenti persecutori che le hanno particolarmente spaventate) da parte del partner al momento della separazione. A queste vanno aggiunte 1 milione 139 mila donne che sono state vittime «solo» di stalking ma non di violenze fisiche o sessuali.
Solo recentemente lo stalking è diventato un reato anche in Italia con un decreto legge entrato in vigore il 25 febbraio 2009. Il decreto ha introdotto nel Codice Penale il reato di stalking, o atti persecutori. Una conquista importante in quanto, prima della sua entrata in vigore, la vittima di stalking poteva essere tutelata penalmente soltanto se tali atti concretizzavano altre fattispecie criminose, quali, ad esempio la violenza privata. Sembra evidente come, accanto all’evoluzione normativa, per combattere il fenomeno ci sia bisogno anche di un mutamento culturale e sociale e di azioni sinergiche volte a sensibilizzare e informare la popolazione, a promuovere attività di educazione, di prevenzione, ad attivare rapporti fecondi di collaborazione tra le strutture sul territorio. In questo senso l’esperienza dello «Sportello antiviolenza» di Rieti rientra a pieno titolo in tale prospettiva di cambiamento. Dopo la sperimentazione dello scorso anno, lo scorso 6 aprile è infatti tornato in funzione lo «Sportello Antiviolenza», un punto d’ascolto importantissimo per donne e bambini vittime di soprusi e abusi. Lo sportello, attivo presso la sede della Regione Lazio di via Sacchetti Sassetti N. 50, è aperto al pubblico dalle ore 15 alle ore 19 di ogni lunedì, mercoledì e venerdì e svolge attività di consulenza sociale, psicologica e legale. Per facilitare la richiesta di aiuto è disponibile anche il numero 0746.264436 attivo negli orari di apertura dello stesso. Tutte le attività dello Sportello si svolgono attraverso collegamenti con i servizi psico-socio-sanitari ed educativi del territorio e vengono coordinati da una Psicologa professionista. Il Progetto promosso e finanziato dalla Regione Lazio gestito dall’associazione CAPIT Rieti ha trovato nel Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Lazio e nella Provincia di Rieti dei validi ed indispensabili partner. Ci sembra insomma una prima importante risposta al problema anche sul nostro territorio.. Per ulteriori informazioni sullo sportello antiviolenza di Rieti Mailto: capitrieti@libero.it.
di Francesca Curini
Stampa la pagina Invia l'articolo ad un amico
 
Link correlati
Vota l'articolo
Questo articolo non è stato votato