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Che fine hanno fatto le radio private?
Inviato da : admin Venerdì, 12 Maggio 2006 - 19:20
Che fine hanno fatto le radio private?
di Egisto Fiori

Ogni giorno di piu le nostre giornate, si riempiono di nuovi elettrodomestici e di tecnologie sempre piu innovative. Questo vale naturalmente anche per gli apparecchi radio, magari montati nella nostra auto, ma nonostante l’intasamento delle frequenze, i programmi sono sovente simili e le canzoni trasmesse che umiliano l’impianto pagato centinaia di euro, sono sempre piu uguali e ripetute all’infinito. C’e chi cerca rifugio nel palinsesto di Radio 3, ma sempre piu spesso decide di suonare il ed o il nastro preferito. 

Quello d’inserire il dischetto nell’apparecchio e un gesto semplice, che si accompagna pero ad un senso di disagio e di isolamento rispetto al mondo circostante, un palliativo con cui si cerca di riempire un vuoto di comunicazione. Naturalmente non e cosi per tutti, ma basta farsi una chiacchierata con chi oggi ha quaranta, cinquanta anni, per rendersi conto del degrado subito nell’ultimo ventennio dalla cultura, dalla musica, dall’informazione proposta dai media. Alle notizie si e andato via via sostituendo il gossip e alla musica la pura e martellante promozione di prodotti in massima parte, e una mia opinione, piuttosto scadenti. So pero di non essere l’unico naufrago delle frequenze, dato che in virtu della mia esperienza radiofonica,sempre piu insistentemente c’e gente che mi chiede che fine abbiano fatto le radio private. Sulla questione sono stati versati fiumi d’inchiostro e di parole e certo non saranno quattro righe a far luce su una questione cosi complessa, che tra l’altro, si riverbera in Italia con piu di una particolarita. Credo comunque possibile porre l’accento su qualche elemento di riflessione. Quasi coralmente, si fa coincidere la fase che stiamo vivendo con l’apice del libero mercato e della massima concorrenza al suo interno. Non deve quindi stupire che qualcuno si chieda le ragioni della drastica riduzione del numero delle emittenti radiotelevisive, ritenendo che ad una maggiore competitivita dovrebbero corrispondere un aumento numerico di soggetti in campo, una qualita migliore dei programmi ed una maggiore possibilita di scelta per i cittadini. Anche dando uno sguardo alla breve ma epica storia dell’emittenza in Italia, ci si puo rendere conto della fragilita di queste teorie di mercato che seppur in voga.si infrangono irrimediabilmente sugli scogli dalla realta. E’ impossibile non notare che nell’ultimo ventennio, e stato messo a punto un vero e proprio stillicidio di emittenti, in primo luogo a carattere locale, a cui e seguito l’accentramento in poche mani di grosse entita nazionali. In pochissimi anni sono strate distrutte migliaia di realta. Smantellamento delle redazioni, diminuzione vertiginosa dell’informazione locale, restringimento di spazi culturali e di dibattito.sono le conseguenze delle scelte illiberali sia degli ultimi governi della Prima Repubblica che di quelli successivi. Al crescente distacco tra il Palazzo e la societa, il primo ha reagito negando alla societa civile spazi concreti e sovente unici di espressione e di informazione. Contemporaneamente altri media, favoriti inizialmente dall’assenza di regole e successivamente da normative che ratificavano le posizioni in precedenza conquistate, hanno contribuito non poco nel sedimentare soprattutto nelle nuove generazioni, atteggiamenti, costumi e consumi.
Il fenomeno cosi evidente soprattutto in Italia, tanto da meritare anche la preoccupazione del Presidente della Repubblica, e oggi sotto gli occhi di tutti. Non e piu la qualita dei programmi infatti cio che conta, ma i numeri relativi all’audience, strategia che determina inesorabilmente la corsa all’abbassamento degli strandard di qualita e una generale omologazione.
Purtroppo, alcuni meccanismi hanno mietuto vittime anche tra inconsapevoli gestori di emittenti della nostra provincia. Nell’epoca d’oro dell’emittenza reatina, esistevano tra radio e tv, circa una quindicina di realta, principalmente operanti nel capoluogo sabino. Alcuni soggetti rappresentavano esplicitamente la voce di entita politiche e di conseguenza ne hanno condiviso la sorte; altri non riuscendo a trovare una propria fisionomia, anche di mercato, alla fine hanno chiuso i battenti. Ferme restando tutte le critiche che si possono rivolgere a queste esperienze del passato, non si puo non concordare sul fatto che Rieti e la sua Provincia abbiano perso nel corso degli anni, un importante patrimonio di creativita, professionalita, socialita e pluralita che nessun giornale stampato, basti dare un’occhiata a dati sull’analfabetismo di ritorno, potra mai sostituire. Sicuramente qualcuno trovera le mie riflessioni pessimistiche, drastiche ed eccessivamente lamentose, ma mi si permetta di dire ancora due cose. Alcuni miei amici musicisti di Milano spesso si sfogano con me perche non riescono piu ad ascoltare,grazie alla mancanza di investimenti sugli impianti, i programmi di RadioTre. A Rieti invece, possiamo ancora seguire perfettamente questa Stazione di Stato e visto che e sempre errato porre limiti alla provvidenza, e forse bene ricordare che, addirittura senza canone alcuno.e possibile ascoltare miracolosamente alcune trasmissioni di Popolare Network tramite le frequenze di una emittente di Rieti. A sua volta, l’emittente reatina, presenta in palinsento anche programmi di tutto rispetto, ritrasmessi a volte, da altre radio nazionali o scaricabili su siti web specializzati. Viene da lontano anche R.T.R, unica televisione locale. Forse dell’epopea dell’emittenza libera e privata e rimasto poco, molto poco, ma proprio per questo, a partire dai mondo della politica locale, sarebbe utile che giungesse un segnale di controtendenza che eviti un ulteriore, irrimediabile perdita per la nostra gente. Ad maiora.
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