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Il Turismo e la montagna
Inviato da : admin Giovedì, 15 Ottobre 2009 - 10:07
Il Turismo e la montagna
La montagna racchiude le più importanti risorse naturali del Paese, si continua a parlare sempre più di ambiente e poco di montagna. La montagna è cambiata perché è cambiato l’uomo. È cambiato dentro e fuori. Non c’è più il conflitto tra città e montagna, c’è il conflitto tra montagna e civiltà moderna, fatta di alterazioni ambientali che provengono anche da lontano. È cambiata l’economia che è sempre meno agro-silvo-pastorale e sempre più rivolta al terziario soprattutto turistico.
I pascoli rendono più bianchi di neve che verdi di erba. La zootecnia è in crisi.


Crescono le aree protette, i sentieri naturalistici, i centri visitatori, cresce la gente di transito, diminuisce la gente residente.
La montagna è un ecosistema fragile e a rischio anche perché è poco custodita.
Erosione, incendi boschivi, rifiuti urbani tossici e nocivi, piogge acide, alterazioni nei rapporti tra flora e fauna, sono segni di uno squilibrio diffuso che spesso ha radici lontane e complesse, legate al progresso tecnologico e alle incipienti e forse conseguenti variazioni climatiche che oscillano dalla siccità all’alluvione.
Le prospettive di sviluppo delle aree montane, almeno di quelle dotate di risorse ambientali pregiate, come il Terminillo, non si può basare sulla semplice creazione di strutture turistiche, un modello che da solo non garantisce più uno sviluppo stabile ed equilibrato, ma deve poter contare sulla promozione di un’economia integrata sulla quale i settori economici tradizionali vengono affiancati dalle attività ricettive gestite dai locali, dedicate ad un turismo vario ed articolato, distribuito nelle varie stagioni.
Il turismo montano, pur dominato dall’imperativo delle pratiche degli sport, è anche fortemente condizionato dalla domanda di ambiente naturale.
A questi aspetti si associano, in misura minoritaria ma emergente, una domanda «culturale» rivolta alla conoscenza dei luoghi e della storia, ed il desiderio di contatto con la comunità locale.
Tutti insieme, questi fattori determinano l’aspettativa nutrita dal turista che si rivolge alla montagna per la propria vacanza, alla ricerca di un ambiente che sia «naturale» ed «attrezzato» capace di soddisfare il desiderio di alternativa alla routine della vita metropolitana.
Caratteristica dell’immagine del soggiorno montano è la stratificazione di esperienze diverse e in certe misure contrastanti.
Il desiderio di ambiente sono, di relax, di tranquillità e di attività fisica si associa infatti all’esigenza di tutti quei servizi ed attrezzature che devono rendere il soggiorno gradevole sotto ogni aspetto e garantire il «divertimento» (impianti di risalita, ristoranti tipici, discoteche,gite ecologiche ecc.)
La vacanza in montagna si fa in compagnia: dei propri familiari, di amici,oppure in coppia,e si svolge secondo i moduli prevalenti della settimana bianca e del week-end. Il soggiorno montano è prevalentemente legato alla pratica degli sport invernali e dello sci, ma sono numerosi quanti soggiornano in montagna anche senza uno specifico interesse sportivo. L’elemento dominante è infatti quello del relax. Alla necessità ed alla speranza di relax si associa l’altro motivo prevalente costituito dal desiderio dell’ attività fisica e della pratica dello sport. Il desiderio di un’evasione alla ricerca di pace, di vita naturale e salutistica si accompagna il desiderio di vivere un periodo in compagnia con gli amici e i parenti.
L’ambiente montano in questi ultimi anni rappresenta meglio dell’ambiente marino, l’ideale contemporaneo delle vacanze come evasione antiur-bana, attività fisica ed immersione in un habitat naturale e sociale, vagheggiato come alternativo all’habitat dell’esigenza quotidiana.
Il desiderio di evasione ed alternativa all’ambiente urbano, connaturato peraltro alla nozione di «vacanza», alimenta l’immagine e determina le «emozioni» predominanti suscitate dall’ambiente montano.
Mentre una piccola minoranza di turisti esibisce l’indifferenza derivante dalla profonda familiarità con le montagne, emerge, in una parte non piccola di visitatori, la preoccupazione ambientalista per l’incipiente degrado, i cui segni cominciano a notarsi nell’ambiente montano.
Per la montagna in generale le principali fonti di pericolo futuro sono il comportamento incivile di molti turisti, gli incendi boschivi, la costruzione di nuovi alberghi, di strade di accesso e nell’abbandono delle attività legate al governo del bosco.
È tempo di pensare alla nuova cultura della montagna, che può poggiare sul passato, ma che deve vendere al futuro, fatto di presidio umano della montagna e di creazione di un ordinamento nuovo. C’è confusione nei poteri locali, regionali, statali e c’è confusione nella lettura dell’impatto della cultura urbana su quella della montagna.
È tempo di fare la risultante dei tanti segmenti che agisco in montagna, è tempo di orientare la risultante dei segmenti ad un unico obbiettivo, senza strategia di potere, senza enfasi di sapere.
Occorre uno studio agricolo che dica, nell’interesse della montagna totale ed integrale, quale è la sede adatta per ospitare la sala di regia dell’ecosistema montano. È il Comune? È la Comunità Montana? È la Regione? È Roma? È il Ministero dell’Ambiente? C’è ancora chi pensa alla montagna? C’è ancora un ruolo per il cittadino che ama questa grande risorsa naturale, civile, culturale e morale del Paese. 
Dott. Errico Laudati
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