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L’organo di Luca Neri di Leonessa
Inviato da : admin Giovedì, 15 Ottobre 2009 - 10:24
Per la storia dell’Organo a Rieti e territorio
S. Maria Assunta di Antrodoco e le Chiese filiali

L’organo di Luca Neri di Leonessa
Nel XVI secolo la collegiata di S. Maria Assunta in Antrodoco era servita da numeroso clero e funzionava come una cattedrale, con messa cantata ogni sabato e domenica. In simile contesto non poteva mancare l’organo, che vi era certamente. Tuttavia bisogna arrivare al secolo successivo, e più precisamente al 1626, per sentirne parlare espressamente.
Dalla visita pastorale di quell’anno risulta che l’organo era divenuto inservibile e bisognava restaurarlo (organum penitus inhabilem ad pulsandum … mandavit restaurari).


Ma gli Antrodocani preferirono farne uno nuovo. L’iniziativa fu promossa dal Capitolo della collegiata, che incaricò il canonico Alessandro Chiuppi di curarne l’esecuzione. Il Chiuppi prese subito contatto con due organari di Leonessa: Luca Neri e Giovanbattista Alfarabi. Il primo è ormai noto come uno dei più operosi maestri organari del XVII secolo, innovatore nel suo campo e autore, tra l’altro, del monumentale organo in S. Domenico di Perugia. Del secondo non si hanno altre notizie. Forse un semplice aiutante o un occasionale collaboratore.
Presto agli accordi verbali seguì il contratto, stilato a Leonessa il 19 aprile 1630 in casa del notaio Giuseppe Rubimarga. Il Neri e l’Alfarabi si obligavano a
«fare l’organo nella colleggiata (sic) chiesa di Introdoco di sei registri, che sono questi: principale, quinta decima, decima nona, vigesima seconda et flauto, et quello darlo sonante de qui e per tutto il mese d’agosti (sic) prossimo del presente anno 1630 et quello mantenerlo accordato per un anno dal dì che sarà messo».
Il can. Chiuppi, per parte sua, si obbligava a
«dare alli detti sig. Luca et sig. Giovanni Battista per loro mercede scudi centocinquanta di paoli dieci per scudo, da pagarsi in fine dell’opera in danari contanti, oltra l’organo vecchio, che già se gl’è dato».
Mancando ai patti, gli organari avrebbero restituito il vecchio organo e la caparra.
I due si misero presto all’opera nella loro bottega di Leonessa, dove già avevano trasportato l’organo vecchio. Il nuovo strumento quasi certamente fu pronto per la data stabilita o al più prima del 20 novembre, quando il Neri sottoscrisse una ricevuta d’incasso di 110 scudi. Altri pagamenti gli furono fatti tra il 29 gennaio e l’11 luglio 1631. In quest’ultima data il Neri si dichiarò «sodisfatto dal sig. Chiuppi di quanto doveva per la manifattura del organo fatto qui in Antrodoco per l’ultimo pagamento». Da notare che, per sua stessa richiesta, il maestro fu in parte pagato anche con diversi barili di quel vino antrodocano che aveva imparato a gustare sul luogo nei giorni in cui vi si era trattenuto per lavoro e del cui confortevole calore sentiva di non poter fare a meno nel rigore di que-gl’inverni di montagna. Egli, infatti, in quel gennaio si trovava ancora nella gelida valle del Velino, e precisamente a Posta, senza dubbio impegnato nella costruzione di qualche altro organo per non sappiamo quale chiesa.
Altro tempo e denaro furono necessari per il trasporto, la preparazione del posto e la messa in opera del nuovo strumento. Ma per fortuna Comune, clero, Capitolo e qualche privato concorsero generosamente alle spese.
L’organo fu collocato nel presbiterio, sopra la porta della sagrestia. Fatto l’organo, bisognava incaricare e pagare un organista. Il che creava qualche difficoltà economica al Capitolo. Ma per intervento del vescovo, la difficoltà fu superata, applicando a questo scopo un lascito del fu arciprete don Paolo Blasi. Nel 1650 era organista Carlo Antonio Belloni.
Tredici anni dopo, nel 1663, in previsione della realizzazione del nuovo coro (sistemato definitivamente nel 1744-45 da Venanzio di Nanzio di Pescocostanzo), i canonici pensarono di spostare l’organo del Neri in altro luogo e di approfittare dell’occasione per farlo mettere a posto e migliorarlo. A tale scopo si rivolsero al maestro Leonardo Palma, probabile discendente di quel maestro Marco Antonio Palma di maestro Biagio di Palma che nel 1536 aveva restaurato l’organo della cattedrale di Rieti. Doveva sistemare l’organo «nel luogo in detta chiesa destinato», aggiungere ai due vecchi un terzo mantice e ripulire le canne di facciata. L’organaro eseguì e si ebbe i 27 scudi pattuiti.
Dopo il 1663 l’organo ricompare nelle note di spesa sotto le voci «per accomodare l’organo» e simili. Nelle stesse note si registrano le spese «per organo e corista» e per «musici». Una risoluzione capitolare del 1698 parla espressamente di elezione del «maestro di cappella» e «del corista e maestro di cerimonie». In questo ruolo troviamo don Giuseppe Fiorenzani, con lo stipendio di 8 ducati l’anno. Il Fiorenzani poi farà strada e nel 1719 sarà nominato maestro di cappella del duomo di Rieti, carica che ricoprì fino all’ottobre del 1720. Non conosciamo il luogo esatto in cui l’organo fu posto dopo il restauro del 1663. Di certo rimase nel presbiterio, dove lo ritroviamo dopo il terremoto del 1703, quando la chiesa fu ricostruita quasi ex novo, come documenta la Visita del 1712. L’organo fu riattato nel 1714 e nel 1720.
In seguito lo strumento del Neri venne trasferito sopra la porta d’ingresso e intorno ad esso nel 1745-46 il già ricordato ebanista abruzzese Venanzio di Nanzio realizzò una cantoria da par suo, forse non meno bella di quella da lui fatta negli stessi anni per la collegiata di Contigliano. Ma organo e cantoria andarono in seguito trascurati e infine del tutto rimossi – a quanto mi si dice - intorno agli anni 50 del secolo scorso, quando la chiesa fu restaurata.

Il nuovo organo elettronico
Nel 2008, per iniziativa dell’attuale parroco don Luigi Tosti, nel presbiterio di S. Maria è stato installato un nuovo organo, costruito con le offerte degli Antrodocani dal maestro ferrarese Adriano Fideli, come ricorda la scritta da me dettata:

Organum hoc polypterum Nova arte construxit
ADRIANUS FIDELI ferrariensis Piorum civium Ope
A. D. MMVIII Aloisio tosti antistite

Altri organi
Segnalo in chiusura l’esistenza di altri quattro organi in altrettante chiese di Antrodoco. Il più documentato è quello del santuario di S. Maria delle Grotte, ricordato fin dal 1611, quando la chiesa esisteva appena da qualche anno e lo suonava il chierico Antonio Colagiacomo. Veniva riparato nel 1641 e di nuovo nel 1650, ma nel 1663 era nuovamente in cattivo stato.
Di organo era anche dotata la chiesa non più esistente di S. Anna dell’omonimo convento francescano (almeno dal 1661), quella di S. Chiara (già di S. Giovanni Battista), dove fino a non molti anni fa si vedevano sulla parete di fondo i resti della cantoria, la chiesetta delle Anime Sante (ancora al suo posto ma in assoluto abbandono) e di S. Agostino, oggi sconsacrata.

V. Di Flavio, Organo cantoria e coro in S. Maria Assunta di Antrodoco, «Bullettino DASP», LXXXIX (1999), pp. 297-314; Id., Luca Neri di Leonessa Organaro a Rieti. L’organo in S. Lucia di Rieti, «Leonessa e il suo Santo», XXXV, n. 210, 2000, pp. 40-43.
di Vincenzo Di Flavio
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