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SAN MICHELE ARCANGELO
Inviato da : admin Giovedì, 15 Ottobre 2009 - 10:43
SAN MICHELE ARCANGELO A RIETI
L’inpegnativo lavoro è situato nel quatiere Borgo Bernardino Morsani, detto Dino, ha concluso la sua ultima fatica, ultima in ordine di tempo recente: una scultura monumentale in bronzo in omaggio all’Arcangelo Michele, dopo aver conosciuto ed «ascoltato» quel che è scritto di Lui nella Bibbia, in particolare nell’Apocalisse.


«Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli ... Allora il drago ... Se ne andò a far guerra contro quelli che osservavano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù». (Ap. 12,7-8-9-10-17)
Dunque, l’Essere invisibile è reso sensibile nel monumento alto 220 cm, su un basamento di travertino di analoga altezza, collocato all’esterno della chiesa di San Michele Arcangelo in Rieti.
L’immagine e gli elementi di va-lenza simbolica consentono al fruitore dell’opera di ravvisarvi il personaggio celebrato.
Il viso induce l’osservatore a migrare in luogo oltre l’immediato per-cepibile: nell’indefinito, anzi, nell’infinito, in quello divino.
Quel volto bello è senza tempo, severo ed insieme sereno, luminoso, proteso in avanti, lì dove la fìssità dello sguardo lo indirizza, trascinando, quasi, con sé tutto il corpo.
Tale movimento sembra originare l’aura che spinge indietro la chioma e l’appassionato e sapiente panneg-gio, risolto in modo del tutto personale. Il suo colore verde tenue ben armonizza con quello del bronzo, richiamando anche alla speranza.
La bellezza e nudità del corpo riporta all’identità incorporea, immateriale, propria del Puro Spirito e del suo Creatore.
Le ali, segno rappresentativo di spiritualità, costante nella Bibbia e nella tradizione cristiana, evocano l’immagine dell’angelo, e qui dell’Arcangelo Michele.
La spada è simbolo della guerra spirituale contro il male, che avviene prima di tutto nell’interiorità dell’uomo.
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada». (Dal Vangelo Mt 10,34)
E in San Paolo, «prendete anche l’elmo della salvezza e la spada del lo Spirito, cioè la parola di Dio». (Ef 6,17).
E ancora: «la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito,... E scruta i sentimenti e i pensieri del cuore». (Eb 4,12).
La spada è l’arma del guerriero, che combane il male rappresentato in forma di serpente.
Quel «serpente antico», dunque, di cui si legge in Apocalisse 12,9, qui pensato e modellato in forma tortuosa e inquietante, nell’atteggiamento di non voler demordere dal tentativo di liberarsi dalla stretta dell’Arcangelo, che lo tiene prigioniero, affinché si avveri quel che è scritto nel Vangelo di Matteo 16,18 «...le porte degli inferi non prevarranno...», cioè «il male non prevarrà».
Il disco-corazza sul petto, che può far pensare ad un medaglione, collegato ad un altro simile, ma sfumato, sulla schiena, è un elemento distintivo di antichi popoli italici, compresi i Sabini, appartenenti alle alte cariche militari nei secoli VII e VI a. C.: reperti e studi archeologici lo documentano.
Con questo simbolo Dino dà all’opera una connotazione del suo territorio sabino. San Paolo esorta: «Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno». (Ef 6,16).
Gli elementi della quercia e dell’ulivo, modellati a bassorilievo sul disco-corazza, propri del simbolismo della tradizione cristiana, trasmettono significati di forza, vittoria, longevità, altezza spirituale, eternità e pace, ribadendo contemporaneamente la caratterizzazione di appartenenza alla terra sabina.
L’immagine di San Michele Arcangelo, anche nell’opera di Dino, si pone come un inno di lode alla silenziosa e costante presenza di Dio nella storia personale di ognuno e dell’umanità intera, pur con tutte le apparenti contraddizioni esistenti. Per di più induce a voler conoscere meglio il personaggio e perciò a documentarsi cercando e trovando così di necessità la Bibbia.
Inoltre essa, aprendo la mente e il cuore alla bellezza ed armonia del creato ed alla ricerca del suo Creatore, porta con naturalezza alla riflessione attenta, ma libera da pregiudizi, per la conclusione finale di quanto fin qui detto e che, forse, condurrà ad una rilettura dei propri vissuti personali alla luce della Verità, su cui si fondano i valori da trasmettere ai giovani ed alle generazioni future.
San Paolo esorta: «E perciò prego che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo, a lode e gloria di Dio». (Fil. 1,9-10-11).
di Maria Pia Troiani Morsani
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