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Famiglia nobiliare della romana gens
Inviato da : admin Venerdì, 12 Maggio 2006 - 19:36
Un illustre concittadino: Publio Servilio Vatia
Nella città pelagica di Vatia risiedeva un’importante famiglia nobiliare della romana gens

Lungo la via consolare Vatia, antica strada che congiungeva la città sabina di Reate e la ormai decaduta città pelagica di Vatia, risiedeva nel secondo secolo a.C. una importante famiglia nobiliare romana appartenente alla gens Servilia, la quale dette i natali nel 134 a.C. circa, ad un personaggio che avrebbe avuto un ruolo rilevante nella vita politica di Roma nel periodo di transizione dalla repubblica all’impero: Publio Servilio Vatia.


Quest’ultimo, dopo aver trascorso l’infanzia nella sua casa natale situata nella nostra zona, come tutti i giovani nobili, fu mandato a studiare a Roma dove rimase anche dopo aver terminato gli stu-di; era il periodo dei grandi contrasti tra i populares di Mario e gli equites di Silla, i primi difensori degli strati sociali più bassi ed i secondi sostenitori delle classi più abbienti.
È in questo preciso momento che il giovane Publio Servilio optò per una scelta che si rivelò decisiva nella sua vita di emergente uomo politico, infatti si schierò dalla parte di Silla esponendosi anche economicamente per aiutarlo; quest’ultimo, una volta sconfitto Mario si ricordò di coloro che lo avevano sostenuto e, durante la sua dittatura fece in modo che il nostro Vatia ed altri suoi fedelissimi fossero eletti senatori, carica che ricoprirono per tutto il tempo della dittatura sillana.
Quando Silla si ritirò a vita privata nel 79 a.C., a dimostrazione della grandissima fiducia che nutriva per Publio Servilio, lo nominò console insieme ad Appio Claudio Pulcro; l’anno successivo anche in seguito alla fama che aveva conseguito a Roma, Vatia fu chiamato a risolvere un problema che negli ultimi anni si era fatto molto pesante: i pirati che, avendo come base la Cilicia (nell’odierna Turchia occidentale), erano arrivati a minacciare addirittura i porti di Napoli e Ostia.
Vatia partì subito per la Cilicia al comando di una flotta nella quale figurava anche Giulio Cesare e, dopo aver sbaragliato al largo delle isole Chelidonie la flotta dei pirati guidata da Zenicete, condusse l’esercito romano per la prima volta al di là della catena montuosa del Tauro, occupando la capitale Tarso e riducendo l’intera Cilicia in provincia romana.
Questa impresa, di cui ci parlano Tacito negli «Annales» e Dio-gene Cocceiano (storico vissuto in Cilicia nel 150 d.C.) nella sua «Historia» (opera di cui si conservano solo pochi frammenti), valse a Vatia l’appellativo di Isaurico dal nome della popolazione sottomessa, gli Isauri, e la carica per quattro anni (78-74 a.C.) di proconsole della neo costituita provincia di Cilicia. Il compito non fu affatto agevole in quanto gli Isauri non intendevano rassegnarsi all’occupazione e continuavano le azione di sabotaggio nei confronti della provincia, tanto che la loro resistenza fu domata completamente soltanto da Pompeo nel 67 a.C..
Tornato a Roma nel 73 a.C., Publio Servilio, nominato pontefice, carica che ricorprì per molti anni, si costruì una villa sulle sponde del lago Fusaro ai Campi Flegrei in Campania di cui ancora oggi sono visibili alcuni resti chiamati appunto Villa Vatia ed in cui sono stati ritrovati agli inizi del 1900 numerosi busti di uomini politici e imperatori romani, all’Isaurico è anche attribuita la costruzione del canale che collega il lago al mare, questa villa era nota per la sua bellezza e tranquillità tanto che i nobili romani erano soliti esclamare «o Vatia tu solus scis vivere!».
Nel 70 a.C. Publio Servilio fu di nuovo al centro della vita politica romana, infatti fu nominato giurato nel processo contro Verre (governatore della Sicilia dal 73 al 71 a.C. accusato di concussione), questa nomina era stata fortemente voluta da Cicerone oratore dell’accusa che lo stimava molto per la sua integrità morale, la stessa stima che Vatia ricambiò al famosissimo oratore quando nel 58 a.C. si adoperò per il ritorno dall’esilio dello stesso Cicerone.
Tornando alla carriera politica, morto il pontefice massimo Cecilio Metello nel 68 a.C., Vatia contese questa carica a Giulio Cesare uscendo però sconfitto e mantenendo la precedente carica di pontefice fino al 54 a.C. anno in cui fu nominato censore, dopo questo incarico si ritirò a vita privata e morì nel 44 a.C., novantenne, nella sua villa sulle sponde del lago Fusaro.
A. D. A.
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