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Alchimia
Inviato da : admin Giovedì, 15 Ottobre 2009 - 15:26
Alchimia
associazione reatina di danza orientale

Non esiste documentazione scritta sulla danza del ventre che risale a periodi antecedenti il diciannovesimo secolo. Possiamo comunque provare a riscoprire nel corso della storia quelle danze che ci ricordano e si avvicinano alla danza del ventre. Testimonianze archeologiche indicano chiaramente l’esistenza di società guidate dalle donne.


Ritrovamenti di numerose statuine e decorazioni parietali di molti luoghi sacri rappresentano soprattutto figure femminili e indicano che il culto della Dea Madre era praticato in tutto il Medio Oriente nel periodo neolitico, e in alcune zone sopravvisse fino al 2000 a. c. Le sacerdotesse onoravano la Dea Madre con danze propiziatorie e rituali magici che coinvolgevano anche i fedeli attraverso il movimento del corpo allo scopo di raggiungere uno stato mistico per entrare in contatto con la divinità. Con la danza entravano in relazione profonda con i ritmi della natura dando vita a movimenti che rievocano i movimenti degli animali, del mare, della luna, del fuoco. Nella danza del ventre molti movimenti imitano diversi animali come il serpente o il cammello, le onde del mare, la forma della luna o del cerchio-uovo primordiale, movimenti che ricordano il parto o l’atto sessuale. Pur essendo stata praticata a livello popolare, la danza del ventre ebbe varianti raffinate nei secoli X e XI e durante il periodo ottomano, fino all’800. Dopo tale data subì un lento declino, che la condusse, in seguito a influenze occidentali, a forme di danza impoverite e distorte alimentate anche da un immaginario letterario e cinematografico ancora dominante. Non capita tutti i giorni a Rieti, di assistere ad uno spettacolo di danza orientale ed è anche per questo che il regalo che ha voluto farci l’associazione Alchimia, coordinata da Giorgia Rubera, ha avuto un grande valore. Lo spettacolo «Mediterraneo: un dono di luce» è stata l’occasione per entrare in un mondo apparentemente esotico e lontano ma intimamente legato alle radici culturali più profonde dei popoli mediterranei e della nostra terra. È stato un percorso di emozioni, suggestioni, suoni, colori che dalla magnifica Granada, ci ha portato alla Palermo degli antichi minareti e degli agrumi, che ci ha fatto viaggiare da Atene a Fez, da Alessassandria fino a Smirne. «Il mare nostrum degli antichi romani, afferma Giorgia Rubera, il grande mare bianco degli arabi, si manifesta come un luogo della mente, ancor prima di essere incontrato e scoperto. Meta dei traffici d’Oriente e punto d’incontro di tre continenti, il Mediterraneo contiene in sè il mito della scoperta, dei viaggi, delle migrazioni». Ecco allora annunciato da un muezzin, il mare e il deserto, il sole e la luna, i veli e la luce, il sogno e il ricordo, la lotta e la speranza accesa ancora oggi dalle coste di Lampedusa. Mediterraneo: un dono di luce ma anche un percorso decisamente femminile verso una liberazione complessiva, unica garanzia di pace, di dignità, di libertà. Basta guardale danzare, basta guardarle negli occhi e riconoscere in ognuna delle danzatrici di Alchimia un percorso individuale e complessivo, vitale e assolutamente rigoroso. È per questo che sono riuscite ad affascinare ma anche a far riflettere sulle mille questioni che lo spettacolo, più o meno velatamente, ha posto con forza sul palco del Teatro Flavio Vespasiano. È stato un bel viaggio, nello spazio e nel tempo, nelle culture dei popoli del Mediterraneo, tra costumi preziosi e ritmi di derbouka, nella magia di una luna celebrata al suono d’arpa e fioche luci di candela. Che Alchimia torni presto a emozionarci.
E. F.
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