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Girasole con Madonna del Don
Inviato da : admin Giovedì, 15 Ottobre 2009 - 15:32
Benedetta dal Santo Padre
«Girasole con Madonna del Don» di Silvano Leonardi
Una nuova opera dell’Artigliere Alpino Silvano Leonardi fa coppia con la significativa e commovente «Madonna del Don» da lui stesso progettata e prodotta, attualmente custodita nella chiesetta alpina della Madonna della Vittoria al Terminillo (Rieti). In quel caso l’altorilievo rettangolare in terracotta rappresentava diverse immagini simboliche: tra queste, la Madonna dal cuore trafitto, gli scudetti con il gladio delle divisioni del CSIR (poi ARMIR) partecipanti alla Campagna di Russia, i nomi dei battaglioni distinti si nelle operazioni militari sul Don, la Penisola Italiana con la stella militare su Roma legata ad un filo spinato, la bolla in ottone e vetro contenente la terra di Russia raccolta a Nikolajewka.


La Madonna del Don richiama un fatto realmente accaduto: una donna russa dalla sua isba in fiamme riuscì a salvare l’icona e la consegnò a Padre Crosara, Cappellano della Tridentina, che la tenne sempre nel suo zaino inviandola infine, prima della tragica ritirata, ai frati Cappuccini di Mestre, dove è stata in seguito venerata dagli Alpini. Grazie all’interessamento del Reduce di Russia Alpino Claudio Paulin, Capo gruppo della Sezione di Venezia, il Leonardi ha ottenuto il gemellaggio Mestre-Rieti dove ha potuto collocare la sua rappresentazione della Madonna del Don.
L’Alpino Leonardi è divenuto artista, se non per vocazione, certo per affetto, per passione, per necessità di ricordare, per cternare il sacrificio di quanti non sono tornati da quella guerra e da quella terra dove sono rimasti i fratelli di sua madre, Guido ed Elio Ciaccari. La sua recentissima creazione prende spunto dalla necessità di apportare alcune varianti al simbolismo della «Madonna del Don» del Terminillo per far sì che possa essere collocata nel Museo di Rossoch, in Russia, istituito dal prof. Alim Morozov con i materiali ritrovati negli anni sui luoghi delle battaglie.
Il Morozov, da bambino, aveva conosciuto i soldati italiani ed aveva collezionato dall’epoca della Campagna tutti i ritrovamenti, fino a poter creare un «Museo degli Italiani», che poi i nostri Reduci hanno restaurato rendendolo anche asilo per bambini russi («Operazione Sorriso») e continuano a curare annualmente. Il prof. Morozov, però, per poter accogliere una copia della «Madonna del Don», ha posto la condizione che dall’altorilievo fossero eliminati i gladi, per toglierne il significato bellico, e al loro posto fossero inseriti fiori. Strana richiesta, che equivale a quella di obliterare una parte della storia, ma alla quale l’Alpino Leonardi ha aderito con l’entusiasmo tipico del suo carattere e la sua inarrestabile energia, cambiando alcuni aspetti dell’opera pur mantenendone intatto il significato allegorico.
Ecco quindi prendere forma la nuova versione, dal nome «Girasole con Madonna del Don», che verrà collocata nel Museo russo dopo la benedizione impartita dal Mons. Femminò, segretario per più di 30 anni del Mons. Pintonello, Capo dei Cappellani sul Fronte Russo che istituì la maggior parte dei Cimiteri Italiani in Russia. Il 26 giugno 2009 è stata benedetta dal S. Padre Benedetto XVI.
La nuova icona consiste in una terracotta a forma di medaglione del diametro di 37 cm. contornata da una cornice circolare di 7,5 cm. in ferro battuto.
La cornice consta in un doppio circolo concentrico comprendente quattro Croci Mauriziane (Croci di Ghiaccio) collegate tra loro da un filo spinato, simbolo del Martirio, dal quale germogliano fiori e foglie, tutto smaltato in policromia. Tale fino lavoro artigiano è stato eseguito nella Bottega dei Ferri Battuti Italiani del Maestro Bruno Mancia in Roma, elaborata dall’Allievo Mae-stro Sergio Duca, nipote di un Alpino «Disperso a Nikolajewka». Ha fatto anche quella del Terminillo.
Il medaglione, eseguito personalmente dal Leonardi, consiste in una formella circolare in terracotta (argilla di terra Sabina lavorata a Casperia (RI), brunita con il tè e sfumata con oro in foglia) che rappresenta un enorme girasole, ovvio richiamo alle sterminate coltivazioni sui luoghi delle battaglie, su quella terra che cela anche i resti dei nostri Caduti.
Nel centro è l’immagine della Madonna del Don (Madonna del Dolore) con il cuore trafitto da sette spade, e sotto le sue mani giunte una bolla contenente la sabbia del Tevere (a significare un ideale gemellaggio tra il fiume russo e il Fiume Sacro di Roma e della Cristianità).
Ottemperando alla richiesta di eliminare i gladi, i nomi delle Divisioni e dei Battaglioni del CSIR e dell’ ARMIR sono incisi sulle ligule del girasole.
Un ulteriore giro di filo spinato circonda l’immagine della Madonna, a significarne la chiusura come in un Gulag, l’estremo sacrificio, la Corona di Spine di Cristo.
A contorno della formella, in circolo, la scritta «da Roma a Nikolajewka per non dimenticare», la stelletta militare che rappresenta anche la «Stella della Vita», due tralci di olivo dei quali uno vecchio (simboleggia la Pace, l’Olio Santo, la fine della vita) e uno giovane, che incarna la Vita che rinasce e continua.
L’opera è di immediato impatto visivo e di notevole effetto scenico; una sua attenta osservazione mette in risalto la grande ricchezza di simbolismi, degna immagine rappresentativa del sacrificio di chi cadde per la Patria.
Altrettanto degno ne sarà il posizio-namento, proprio nei luoghi che videro eroismo e martirio, a rammentare ai posteri, per sempre, episodi tragici ma non per questo cancellabili, con o senza gladi.
di Sandro Bari
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