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Vegetazione fluviale
Inviato da : admin Giovedì, 15 Ottobre 2009 - 16:04
Vegetazione fluviale
Il fiume è un sistema instabile. L’andamento monte-valle genera la corrente, forzante fisica principale, che crea l’instabilità. Con il trascorrere del tempo, questa non ha fatto altro che selezionare tutta una serie di specie animali e vegetali che si sono dovute adattare, per sopravvivere, a queste condizioni di forte variabilità ed instabilità.
   



In un fiume possiamo sicuramente notare una diversità biotica (intesa come ricchezza in specie), minore nella parte alta del corso d’acqua e che va sempre aumentando scendendo da monte verso valle. Infatti, più si discende il fiume, maggiori sono i microhabitat a disposizione per piante ed animali. Questo è dovuto al fatto che il fiume, nei tratti di pianura, acquista una crescente stabilità: le acque sono meno tumultuose ed aumentano gli spazi disponibili ad essere colonizzati.
    Studiando un fiume bisogna sempre tener presente che un corso d’acqua poco diversificato supporta un numero di specie molto limitato e viceversa. La diversità fisica e chimica è uno degli elementi fondamentali che favoriscono la diversità biotica e di conseguenza anche il buon funzionamento dell’ecosistema fiume.
    Ci sono svariati fattori che influenzano la presenza o l’assenza di determinate specie in un fiume.
    Essi sono: la corrente, il flusso dell’acqua, la temperatura, l’ossigeno disciolto, la luce, le caratteristiche del suolo, dei substrati, della granulometria e dei nutrienti disponibili.
    Tutti questi fattori singolarmente e congiuntamente, in modo sinergico, influiscono sulla vegetazione e sugli animali che popolano il fiume.
    Periphyton, fitoplancton e macrofite sono le componenti vegetali più importanti presenti in qualsiasi corso d’acqua, senza però dimenticare la presenza di microrganismi (batteri) fondamentali nel trasformare la materia organica disciolta e renderla disponibile per le piante.
    Il Periphyton, costituito essenzialmente da Diatomee, Phytoflagellati e Cianobatteri, svolge un duplice ruolo: quello di alimento per invertebrati che vengono a loro volta predati dagli animali superiori (rete trofica) e quello importantissimo di sistema di depurazione dei corsi d’acqua.
    Quindi il Periphyton, nel tratto montano, è la componente vegetale più importante che si presenta ai nostri occhi come una sottile «pellicola» biologica scivolosa di colore marroncino che cresce sui sassi e sui ciottoli, ma anche sui substrati vegetali e su quelli artificiali ed è formata principalmente da diatomee, da clorofite (alghe verdi), da cianobatteri (alghe azzurre-verdi) e altri rari gruppi.
    Se osserviamo un ciottolo, la distribuzione delle alghe periphytiche non è casuale, ma segue uno schema ben preciso: le parti più marginali sono colonizzate da alghe crostose e gelatinose, mentre alghe verdi più o meno filamentose colonizzano il centro del ciottolo. Quindi il ciottolo stesso può essere considerato un microhabitat. 
    Il phytoplancton è costituito da microalghe che possono riunirsi in colonie che si stabiliscono sul fondo del fiume, oppure possono rimanere sospese nella colonna d’acqua, pur restando soggette alla forza della corrente.
    Nei tratti pedecollinari e di pianura, quando il fiume diventa meno turbolento e le sponde si allargano, le macrofite prendono il sopravvento. Per macrofite acquatiche, in senso generale, si intendono sia le piante vascolari sia le macroalghe. Ai nostri occhi ci appaiono come un gruppo di piante disposte disordinatamente e in modo del tutto eterogeneo e confuso. Invece le macrofite seguono una disposizione ordinata, in fasce vegetazionali, seguendo le sponde del fiume dall’interno verso l’esterno.
    Ogni specie vegetale è in grado di adattarsi a particolari condizioni e quindi può colonizzare varie parti dei corsi d’acqua e delle sponde.
    Le macrofite possono essere raggruppate in:
·    Macrofite emerse.
·    Macrofite galleggianti                 radicate.
·    Macrofite galleggianti non             radicate.
·    Macrofite radicate     sommerse.
    I rappresentanti tipici delle macrofite emerse sono: Sagittaria, Scirpus, Sparganium, Typha, Phragmites, Juncus  e Carex. La disposizione di queste piante, segue un ordine ben preciso dall’interno del corso d’acqua verso le rive. Troviamo il junco, seguito dalla typha a sua volta seguita dalla phragmites, comunemente conosciuta come cannuccia d’acqua. Possiamo, allontanandoci dalle sponde, trovare le piante erbacee pioniere di greto, gli arbusti ripari e poi salici, pioppi, ontani.
    Queste successioni vegetali, in condizioni naturali, salendo di altitudine, possono proseguire con le formazioni a quercia, a roverella, a cerro e faggio.
    Le Macrofite galleggianti radicate, generalmente conosciute, sono essenzialmente Nuphar che fa un fiore giallo e Nymphaea che possiede un fiore di colore bianco.
    Le Macrofite galleggianti non radicate sono: Lemnaceae, Salvinia, Eichhornia, Pistia e Azolla. Tra queste Lemna ed Azolla svolgono l’importante ruolo di rimozione dei nutrienti (azoto e fosforo) dalla colonna d’acqua (azione fitodepurativa).
    Infine abbiamo le macrofite radicate sommerse tra cui ricordiamo: Ceratophyllum, Elodea, Potomogeton, Myriophyllum e Vallisneria. Questi vegetali svolgono importanti funzioni: fitodepurazione, rifugio per i piccoli pesci e supporto per le uova di tinche e carpe.
    Tutte queste specie vegetali sono dette idrofite e alofite. Le prime sono piante che svolgono il loro ciclo vitale con tutto l’apparato vegetativo immerso e possono essere infisse al substrato oppure galleggiare in acque stagnanti o con corrente molto ridotta; le seconde sono piuttosto sviluppate in altezza ed hanno la porzione inferiore immersa in acqua e la parte superiore subaerea.
    Quindi, studiando ed osservando con occhio più attento la vegetazione che incontriamo lungo un corso d’acqua, possiamo ricavare importanti informazioni. Una di queste riguarda la disposizione spaziale e il pattern parallelo di queste rispetto alla riva, tanto da formare delle fasce monospe-cifiche; un’altra funzione importante della vegetazione riparia riguarda la multifunzionalità dei sistemi fluviali e lacustri: una vegetazione rigogliosa consente di minimizzare e limitare la naturale erosione delle rive che viene naturalmente provocata dal flusso delle correnti soprattutto lungo le sponde concave.
    Altro ruolo fondamentale svolto dalla vegetazione riparia è quello di minimizzare gli apporti dei nutrienti (elementi essenziali per il mantenimento e l’accrescimento degli organismi) che, se riversati nelle acque in maniera copiosa, provocano il noto fenomeno dell’eutro-fizzazione. I due gruppi principali di composti coinvolti in questo fenomeno sono i nitrati e i fosfati.
    I nitrati e i fosfati, utilizzati spesso in modo inappropriato ed in eccesso, sono trasportati dalle acque piovane direttamente nei fiumi scorrendo poco al di sotto del suolo che bagna le radici. È qui che la fascia vegetazionale, aiutata dalla presenza di numerosi microrganismi, svolge l’importante compito di limitare l’apporto dei nutrienti riducendoli fino al 90 % tramite i processi di nitrificazione, assimilazione e denitrificazione. In questo modo la sostanza inorganica viene trasformata e riciclata in organica e viceversa (ciclo della materia).
    Infine un’ultima importante funzione della vegetazione riparia è quella di corridoio ecologico, inteso come zona che deve mettere in comunicazione aree protette, mantenendo inalterati gli aspetti di naturalità e consentendo alle specie animali e vegetali una più ampia distribuzione geografica e la possibilità di un prezioso scambio di materiale genetico.
    Concludendo: la vegetazione, oltre a produrre ossigeno, crea un ambiente favorevole agli organismi microscopici, ai macroinvertebrati e ai vertebrati, e svolge una importante funzione depurativa agendo da filtro.
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