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Da stregoneria a scienza
Inviato da : admin Giovedì, 15 Ottobre 2009 - 16:10
Evoluzione della medicina: da stregoneria a scienza
Il professor Giovanni appassionato cultore della medicina antica, soleva dire che la ricerca da parte dell’uomo per ottenere benessere e vivere nella miglior maniera possibile, è sempre stato il desiderio che ha dominato l’istinto dei popoli.


E aveva veramente ragione se si pensa che già ai primordi della storia compare la figura del guaritore un po’ stregone un po’ ricercatore che si prodiga nello studio delle erbe catalogando quelle curative e perciò prescrivibili a pazienti malati.
Lentamente l’appassionata ricerca e lo studio di personaggi un po’ maghi un po’ filosofi un po’ ricercatori portò al costituirsi di una casta tutta dedita alle cure dei vari malanni che affliggevano l’uomo facendo così sorgere una vera e propria proto medicina .
Lo stregone allora divenne medico, uomo di cultura appassionato ricercatore il cui unico scopo divenne sanare il proprio prossimo.
Guardato con rispetto e ammirazione dai suoi consi-mili il medico divenne figura di spicco nelle antiche società che ne fecero spesso  il punto di riferimento di tutto il loro agire.
Grandi figure riempirono l’universo del male, nella ricerca di possibili cure, nacquero i primi grandi veri medici che agirono con scienza avendo sfrondato tutto ciò che di magico inquinava la vera essenza della medicina.
Gli antichi egizi praticavano già interventi chirurgici anche sul cranio,i medici greci allargarono i loro orizzonti portando nella culla della civiltà nella Roma imperiale, le loro capacità in campo terapeutico ricevendone in cambio il favore degli imperatori e il rispetto del popolo.
Nacquero le prime scuole di medicina che in Italia trovarono come prima espressione la scuola saler-nitana in cui venivano formate le nuove leve.
Grande fama nel mondo di allora ebbero queste palestre di cultura ove insigni medici spezzavano il loro sapere a discepoli che a loro volta divenuti maestri prolungavano nel tempo l’insegnamento ricevuto.
Era ormai nata una nuova scienza, tesa a portare la salute e il benessere a chi veniva colpito dal male.
Nacque allora il concetto di segreto professionale per cui il medico era tenuto a scanso di gravi sanzioni a non rivelare nulla di quanto veniva a sua conoscenza. Il giuramento di Ippocrate fu il vademecum di ogni uomo che si avviasse all’arte medica. Più tardi Maimonide, medico israelita (1138-1208) nato a Cordoba e autore di un dotto libro, testo di studio per futuri medici, dal titolo: «Dei veleni e degli antidoti» scrisse una stupenda preghiera che ancora oggi dovrebbe essere per ogni medico il punto di riferimento del proprio agire .
«Dio colma la mia anima d’amore per l’arte e per tutte le creature. Sostieni lo sforzo del mio cuore perché esso sia pronto a servire il povero e il ricco, l’amico e il nemico, il buono e il cattivo.
Fa che i miei ammalati abbiano fiducia in me e nella mia arte. Allontana da me l’idea che io possa tutto .
Dammi la forza la volontà e l’occasione di estendere sempre più le mie conoscenze.
Possa io oggi scoprire nel mio sapere cose che non sospettavo ieri, giacchè l’arte è grande e lo spirito dell’uomo va sempre più avanti».
Indubbiamente la vera medicina intesa come scienza vera trovò il suo inizio con i grandi medici arabi da Abul-casis a Razes, da Avicenna ad Averroè i quali sebbene ancora protesi verso ricerche fantastiche primo tra tutti la creazione dell’oro da metalli più vili (ciò fruttò a Razes la cecità perché percosso con un grosso tomo al capo dallo sceicco Al Man-sur, per cui lavorava alla ricerca dell’oro senza averne ricavato nulla) fecero grandi passi nella storia della medicina e della chirurgia.
Vermout è derivazione araba che indicava un vermifugo nella lotta contro la tenia che infestava a quei tempi molte persone.
La medicina araba segnò una svolta definitiva tra la figura dell’arcaico medico stregone e lo scienziato ricercatore di nuove cure metodiche chirurgiche tese a portare il risanamento psicosomatico, compito primo di ogni medico.
Era sorta l’alba di una nuova suggestiva scienza che rischiarando la notte del magico e della superstizione segnò la nascita di nuove scuole che cominciarono ad operare in base a ricerche e conoscenze che la pratica suggeriva. Nasceva la nuova medicina: si cominciarono a studiare le varie funzioni corporee, grazie alle prime autopsie che rivelando posizione e funzione dei vari organi sfatò tutte le dicerie pre esistenti per cui il più delle volte il malato era considerato un peccatore che espiava il proprio peccato, o ancor peggio quello dei propri avi.
Lo studio degli organi sani comportò la possibilità di capire l’eventuale malattia che li avesse colpiti e li spinse a cercare, con l’esperienza, i vari rimedi possibili per sanare il male.
Al fianco della medicina prese allora forma la farmacologia disegnando i rimedi necessari alle varie morbosità.
Molta della farmacologia derivò anche dalle ricerche dell’alchimia che troppo superficialmente venne considerata come la follia dei secoli passati, senza pensare che da essa nacque la chimica intesa come manipolazione di elementi al fine di scoprire sostanze idonee alla cura di molti malanni.
Molte parole ancora usate nella moderna farmacologia, sono le stesse attribuite dai medici arabi a varie sostanze: Vermout, sciroppo, elixir, alcool etc.
I primi trattati di farmacopea, ossia di raccolta di ricette sembra vadano attribuite ai farmacologi islamici.
Tali trattati costituivano un compendio dei vari mali e dei loro rimedi.
Tipico esempio fu il  GRABADIN, compilato dopo la metà del secolo XI dalla scuola di Gandsciapur ed il successivo del medico del califfo di Bagadad, Abul-Massau-Ibn – Ati-Talmidh, quest’ultimo testo usato da tutte le farmacie arabe posteriori.
La medicina araba perciò gettò nel nostro occidente una ventata di modernità che fu pedissequamente seguita, grazie alla traduzione di Co-stantino l’Africano monaco cassinen-se, e ancor più attraverso quella di Gerardo da Cremona.
L’arte medica cominciò ad acquistare dignità e fu perseguita come mandato impegno morale, religione, ragione di studio, scienza trovando le sue radici nelle stesse parole di Maometto: «MAU MATA FI TALABIL-ILMI-MATA SHAHIDAN» (Muore martire della fede chi soccombe per cercare la scienza e ancora Dio benedetto ed eccelso non ha dato all’uomo una malattia senza dargliene il rimedio, perciò curatevi).
Rimane comunque sempre ai greci, specie per gli studi di Galeno e Ippocrate la fonte cui i medici arabi si abbeverarono, rendendo così possibile la conservazione dei loro testi sapientemente tradotti e commentati.
Ma questo ci riporta a tutto un altro filone del quale, se il cortese lettore vorrà avere conoscenza tratteremo successivamente.
di Ivan Liguori
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