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Gli alberi e la loro funzione in natura
Inviato da : admin Giovedì, 15 Ottobre 2009 - 16:32
Gli alberi e la loro funzione in natura
di Errico Laudati
Si parla spesso degli alberi come produttori di legname, come fattori idrogeologici, paesaggistici, climatici, ricreativi, ecologici e genetici. Si parla anche degli alberi come fattori estetici, come insieme di forme, di colori, di silenzi, di profumi, come casa di animali ed uccelli.
Talvolta si parla degli alberi come farmacia dell'uomo per le tante piante officinali esistenti, spesso prodigiose.


Si parla degli alberi come dispensa di cose buone da mangiare. Si parla troppo poco della nomenclatura delle piante e come si è arrivati a dargli un nome.
La botanica è la scienza delle piante che raggruppa tutte le cognizioni e gli studi sui vegetali. Questa come scienza scritta risale al 2000-4000 a.c.: passi di libri, o addirittura interi trattati, cinesi, indiani, egiziani, assiro-babilonesi parlano delle proprietà medicinali delle piante, elencandone le proprietà curative, indicando ne le parti usate e il modo d'impiego, e spesso dando vere e proprie descrizioni, talvolta accompagnate da illustrazioni; già in codici antichissimi si trovano acute ed esatte osservazioni sulla parentela di talune piante.
Padre della botanica e della tassonomia può essere considerato un discepolo di Aristotele, Teofrasto di Lesbo (IV sec. a.c.) che scrisse due trattati dedicati, uno alla morfologia e l'altro alla fisiologia e alla sistematica, nei quali si trovano precise osservazioni, per esempio sul significato della linfa, sull' influenza dei fattori ambientali sulle piante, sulla loro distinzione nelle varie parti delle stesse. Queste opere rappresentano il più rilevante contributo agli studi botanici non solo dell'antichità, ma anche dello stesso Medioevo.
I Romani dettero alla botanica un'impronta essenzialmente pratica attraverso numerosi trattati di agricoltura in prosa e poesia (come il De Rustica di Terenzio, di Columella, di Catone il censore e altri come le Bucoliche e le Georgiche di Virgilio).
Plinio il vecchio (I sec. a.c.) si occupa bensì, nella Historia Naturalis, anche di nozioni teoriche, e descrive varie piante; ma il suo trattato non è che una vasta enciclopedia delle cognizioni che già si erano acquisite prima di lui.
Nel Medioevo la botanica compIe progressI assaI scarsI; essa è unicamente considerata come ausiliaria della medicina, e in questo periodo i trattati di Ippocrate, Dioscoriote e Galla-no servono come unica e indiscussa norma.
Il vero sorgere della botanica si ha nel Rinascimento, allorché le scoperte geografiche, i grandi viaggi, l'interpretazione dei testi antichi e la critica ridestano l'interesse per le scienze naturali.
Nel XV sec. sorgono i primi botanici, tra i quali primi in Italia quelli di Pisa, Padova, Firenze e Ferrara; famosi in Europa gli orti di Montpellier e Parigi. Dello stesso periodo è la comparsa dei' primi erbari nel senso attuale del termine, ossia come di una raccolta di piante essiccate, e non più illustrazioni.
Tra i numerosi botanici che tra il XVI e il XVIII sec. illustrano il cammino della botanica, si citano solo alcuni nomi: Andrea Cesalpino da lezzo, Francesco Calsolari da Verona, ma vi sono tedeschi, svizzeri, francesi, nelle cui opere vanno via via adottando descrizioni sempre più chiare, nomenclatura meno confusa, classificazioni più razionali e complete.
In tal modo i tempi sono ormai maturi per la diffusione della nomenclatura binomia e l'adozione di una classificazione più rigorosamente scientifica, per opera di Linneo.
Carlo Linneo (Cari Nilsson Linnaeus 1707-1778, naturalista svedese) professore di Storia naturale, raggruppò le specie in generi e questi ultimi in ordine e classi.
Le numerose classi di vegetali da lui riconosciute sono essenzialmente definite dai caratteri morfologici presenti nei fiori; enumerò 7300 specie di piante, indicando per ciascuna di esse, con un doppio nome in latino, il genere e la specie. Ad esempio (Fagus sylvatica L.) per il faggio, (Acer campestre L.) per l'acero campestre, (Prunus avium L.) per il ciliegio, (Juniperus communis L.) per il ginepro comune.
La classificazione linneana dovette naturalmente poi cedere il posto alle varie classificazioni cosi dette naturali, dovute ad altri studiosi come il De Jussien, al De Candolle, Engler ed altri.
Se la massima parte delle nozioni riguardanti l'istologia, la morfologia, l'anatomia delle piante possono oramai considerarsi acquisite, in evoluzioni sono, invece, le conoscenze di citologica di fisiologia, di sistematica. La botanica si avvicina oggi, sempre più strettamente legata con altre scienze, alla retta interpretazione del significato e dello svolgimento dei processi vitali; alla conoscenza dell' origine delle piante e della storia della loro diffusione sul nostro pianeta, al loro inquadramento in un sistema naturale che tiene conto delle loro reali affinità e della loro evoluzione; e, con ricerche fondamentali, soprattutto a livello cellulare e subcellulare, concorre con la biologia animale e con la medicina, ad affrontare il problema di fondo che è oggi alla base di tutti gli studi biologici: il problema della vita.
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