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La chiesa Santa Croce
Inviato da : admin Giovedì, 15 Ottobre 2009 - 16:36
Un villaggio, una chiesa, una famiglia
LA CHIESETTA DI SANTA CROCE A SANTACROCE
A Capolaterra, sopra Cantalice, dove le montagne finiscono e  inizia l’altopiano, c’è un villaggio con una chiesetta costruita nei tempi passati da una famiglia che ancora oggi la possiede e la cura. La chiesa, il villaggio, la famiglia, portano tutti lo stesso nome, Santa Croce.



La chiesa di S. Croce dei Santacroce a Santa Croce fu costruita nel 1732 per volontà di Nicola Santacroce, giudice ai contratti (il giudice ai contratti collaborava con il notaio nella stesura degli atti), che la lasciò ai posteri perché la conservassero e ne avessero cura. La data, il nome del fondatore (questo parzialmente cancellato) e la professione si ricavano da una iscrizione dipinta nella controfacciata.
    Secondo la tradizione familiare i Santacroce di Cantalice avrebbe avuto origine da un ramo dell’omonima nobile famiglia romana. Francesco Santa-croce, per dissidi con il potere papale si sarebbe trasferito con i suoi nel territorio di Cantalice, allora nel Regno, fuori dallo Stato pontificio, vicino al confine ma lontano dal potere papale. La famiglia romana dei Santacroce fu effettivamente in contrasto con papa Sisto IV (1471-1484), che li cacciò da Roma e ne distrusse le case.
    Poco si sa della chiesa nei tempi successivi alla costruzione. Il vescovo di Cittaducale la elenca tra i luoghi di culto della sua diocesi nella Relazione ad Limina del 1738; A. Fulio-Bragoni nel 1885 la cita di sfuggita nel suo libro Cantalice descritto e illustrato. Gli anziani raccontano che nei primi decenni del Novecento era in stato di abbandono e usata come deposito.
    Finalmente nel 1939 fra Felice (Giuseppe) Santacroce, frate cappuccino devotissimo al Santo cantaliciano di cui portava il nome da religioso, colpito dal penoso stato di degrado in cui si trovava la chiesa, la restaurò e riaprì al culto. Per volere testamentario volle che fosse custodita dai Santacroce, che ne sono proprietari a tutti gli effetti, ereditandola per successione.
    Nel 1993, restaurato il tetto, si provvide anche ad affidare ad un artista di valore, Francesco Vaglica ( Roma, 1965), la decorazione dell’interno e la realizzazione dell’affresco del soffitto.
    Oggi la chiesetta è custodita con scrupolo dai Santacroce e da tutti gli abitanti della frazione. Le signore Uliana e Nicolina ne hanno cura. La chiesa è aperta al culto; il parroco di Cantalice Mons. Patacchiola vi celebra la messa il sabato (ore 17.00 d’inverno, ore 18.00 d’estate).
    Fino a pochi anni fa la S. Croce si festeggiava nel piccolo villaggio il 3 maggio con la messa e una processione alla quale i fedeli partecipavano portando piccole croci fatte di rami di rosa selvatica intrecciati. Le donne preparavano delle ciambellette devozionali che venivano distribuite ai fedeli. Chissà quante ne avrà preparate la signora Giovannetta nei suoi 104 anni d’età che, ancora vivace e attiva, abita a pochi passi dalla chiesetta! Qualche anno fa la messa fu celebrata da l’allora vescovo di Rieti Mons. Molinari, oggi arcivescovo de L’Aquila. Molte di queste notizie le devo alla cortesia del prof. Maurizio Rossi.
    Il 3 maggio si celebra liturgicamente la festa dell’Invenzione della Croce (Invenzione = Ritrovamento); oggi è memoria facoltativa per la Chiesa universale che ha concentrato la celebrazione della Croce nella festa dell’Esaltazione della Croce il 14 settembre. La festa dell’Invenzione rimane, però, nelle chiese intitolate alla Santa Croce, come nella basilica di S. Croce in Gerusalemme a Roma, e anche al Santo Sepolcro di Gerusalemme.
    La festa ricorda il ritrovamento della vera Croce di Cristo a opera di S. Elena, madre dell’imperatore Costantino, che si recò in Terrasanta per rintracciare i luoghi e le reliquie della vita terrena del Cristo. Ritrovata, la portò a Roma, dove la preziosa reliquia si conserva ancora nella basilica di S. Croce in Gerusalemme.
    La storia del ritrovamento della vera Croce, ricca di elementi leggendari, ebbe un successo strepitoso per tutto il Medioevo e il Rinascimento, tanto da essere raccontata per immagini sui muri di tante chiese: ricordiamo quel capolavoro immenso costituito dalle Storie della vera Croce dipinto da Piero della Francesca nella chiesa di S. Francesco ad Arezzo.
    La chiesetta di Cantalice, costruita su una sporgenza rocciosa, presenta una semplice facciata a capanna; un campaniletto a vela sostiene l’unica campana. La porta d’ingresso è affiancata da due finestrelle con grate che, assieme all’oculo sopra la porta, danno luce all’interno.
    L’aula di culto, che misura circa 5,4x4,2 m, presenta nella controfac-ciata l’iscrizione dedicatoria del 1732, un’altra a memoria dei restauri del 1939 e una targa marmorea che documenta gli affreschi del Vaglica del 1993.
    L’altare è addossato alla parete di fondo; l’antica pietra sacra si ritiene contenga una reliquia della Croce. La pala d’altare è una tela rappresentante l’Esaltazione della Croce tra un coro d’angeli, d’epoca e autore ignoti, che si crede essere antica come la chiesetta. Le pareti sono decorate a finte colonne. Sul soffitto, in un grande oculo che apre al cielo, un angelo in volo sorregge e mostra la Croce; un ispirato S. Felice le rivolge gli occhi, mentre un cherubino sorride allo spettatore. Un contadino, accanto a un albero, osserva con meraviglia il fatto straordinario; una anziana donna mostra con devozione una crocetta di rami di rosa selvatica.
    Il bel dipinto rappresenta un valido e interessante inserimento della figurazione moderna in un contesto antico e, unendo tradizione e modernità, caratterizza in maniera decisa ed efficace il piccolo ambiente.
di Alberto Dionisi
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