Orizzonti ieri, oggi e domani | Home | News | Cerca | Web Links | Raccomandaci | Invia News 
25 Giu 2017   21:07
Il giornale dell'Amministrazione Beni Civici di Vazia
Menu principale
On-line

Ci sono 5 visitatori e
0 utenti on-line

Sei un utente non registrato. Puoi loggarti qui.

Login

 Nickname

 Password

 Ricordami


Lingue

Scegli la lingua:

L’eccidio di Collalto Sabino
Inviato da : admin Martedì, 20 Aprile 2010 - 17:47
L’eccidio di Collalto Sabino
(Dopo aver descritto l’ingresso dei Piemontesi in città domenica 23 settembre 1860, l’A. si attarda nel sesto capitolo del suo libro Il Risorgimento a Rieti a descrive un terribile fatto avvenuto in quel difficile momento di transizione politica)
Tre furono le principali preoccupazioni del nuovo governo nei primi anni della sua costituzione: il brigantaggio, l’emigrazione romana e il partito d’azione.(…)


Il brigantaggio, che ne’ suoi pri-mordi meglio si chiamerebbe reazione, favorito dal re Francesco II di Napoli, non solo mentre era chiuso a Gaeta, ma anche e soprattutto dopo il suo ritiro a Roma, cominciò a dare seri fastidi all’alta Sabina con continue e improvvise scorrerie. Allora il secondo battaglione dei volontari umbri, comandato dal maggiore Pietro Odoardo Vicentini, con grande alacrità e abnegazione pose a guardare i confini napoletani e romani, sostenendo la campagna contro il brigantaggio fino a primavera del 1861. Il pericolo era grande, poiché i soldati pontifici spalleggiavano apertamente i briganti e talvolta essi stessi sui primi tempi sconfinavano. Infatti il 25 gennaio 1861 un corpo di 300 papalini, sceso nottetempo da Monterotondo e attraversato di corsa il ponte di Passo Corese, investì il corpo di guardia e, colto nel sonno il piccolo presidio di avamposto, lo obbligo alla resa. Quattro giorni dopo 150 papalini occuparono Scandriglia, scacciandone un  distaccamento di finanzieri regi che ripararono a Poggio Moiano; vi rialzarono gli stemmi pontifici; e i preti soltanto, a bandiere spiegate, vi fecero una processione, a cui costrinsero ad intervenire la banda musicale. Il 2 febbraio poi, il Vescovo di Poggio Mirteto e alcuni preti, mentre ancora quel paese era sguarnito di forza e irritato per l’agressione di Corese, furono costretti dal popolo a rifugiarsi a Rieti, donde il R. Intendente o, come più tardi fu detto, Sottoprefetto, cav. Luigi Matricola, non li fece ripartire, finché cola non fosse tornato l’ordine pubblico.
Ma ancor più grave che dalla parte del Pontificio, nel febbraio, si faceva il pericolo dalla parte del Napoletano. Molti reazionari, fuggiti da Scurcola e da Tagliacozzo dopo i combattimenti ivi avuti con le truppe italiane, sulla fine di gennaio si erano rifugiati a Carsoli, paese limitrofo del Pontificio, ed ivi, sotto il comando del colonnello borbonico Luverà, aveva posto il loro quartier generale. Ora, trovandosi non molto lungi di lì Collato Sabino, luogo munito dalla natura e dall’arte, pensò Luverà di impadronirsene e di afforzarvisi; e a tal fine la notte del 12 febbraio, vi spedì circa 200 uomini; ma questi trovata ardua l’impresa, se ne tornarono senza nulla concludere. I Collaltesi conobbero il pericolo, ma stimandosi sicuri, non solo non invocarono l’aiuto dei paesi  vicini, ma con soverchia fiducia rifiutarono quello offerto loro dalla truppe di stanza a Canemorto.
Il col. Luverà, visto tornare i suoi, il 13 febbraio mosse in persona  contro Collalto alla testa di circa 1000  briganti e 400 soldato borbonici, fra i quali erano mescolati anche alcuni zuavi pontifici, e, giunto presso il castello, intimò agli abitanti la resa e la consegna, come ostaggi, del medico Bartolimeo Latini e di Domenico Macchia. I Collaltesi, che erano pronti alla difesa, rigettarono la vergognosa proposta e impugnarono con vantaggio il combattimento. A un certo punto quattro uomini che, armati di scure, erano stati posti a guardia di un torrione spaccato, perché potessero uccidere quanti per esso avessero tentato di penetrare, spaventati dal rumore della mischia abbandonarono il posto e, di qui penetrati, da 15 a 20 Svizzeri corsero ad aprire ai loro compagni la porta principale del paese. Quando i castellani videro dentro il nemico cessarono subito le ostilità e, come in luogo sacro, cercarono riparo nella chiesa; sulla cui soglia si posero il parroco D. Antonio Latini, stringendo in pugno un crocifisso, e il fratello Bartolomeo, agitando un fazzoletto bianco in segno di pace. Ma i borbonici freddarono con un colpo di fucile il medico e ferirono in una coscia la sorella Bernardina che accorreva a sostenerlo. Quindi i briganti circondarono la chiesa, in modo che nessuno potesse uscirne, e invasero il palazzo baronale e la rocca, dove uccisero con un colpo di fucile il custode e a colpi di baionetta la moglie e un suo bambino di 18 mesi. Romandati poi alla loro case i vecchi, le donne e i fanciulli, che si trovavano in chiesa, e legati as due a due i rimanenti, questi furono condotti dinanzi al col. Luverà, che insieme ai suoi ufficiali aveva preso stanza in casa Latini. Egli li fece perquisire tutti e a un tal Biagini, trovato in possesso del decreto di nomina a tenente della guardia nazionale, fece infliggere sulla piazza 80 colpi di frusta: quindi rinchiudere tutti nel palazzo baronale obbligandoli  nei giorni seguenti e scavar fossi e costruire trincee. Mentre i reazionari la sera stessa dell’espugnazione, se ne tornavano a Carsoli, Luverà invece rimase con gli zuavi e i suoi borbonici; i quali il 15 fecero una scorreria a Petescia e Nespolo in Sabina, involando denari ed armi; e il 16 saputo che Gaeta era caduta in mano dell’esercito italiano (14 febbraio), quasi di soppiatto abbandonarono Collalto e insieme coi reazionari di Carsoli e dintorni ripararono nel Pontificio. L’eccidio di Collalto eccitò l’indignazione delle guardie nazionali reatine che a gara volarono ai confini, misero in fuga e sbandarono i reazionari e solo quando giunsero le truppe regie, tornarono a Passo Corese, dove il battaglione mobilizzato rimase, come ho detto, tutta la primavera del 1861.
di Angelo Sacchetti Sassetti
Stampa la pagina Invia l'articolo ad un amico
 
Link correlati
· per saperne di più su n. 1/10 ORIZZONTI
· News da admin

Articolo più letto su n. 1/10 ORIZZONTI:
Mondo X compie vent’anni

Vota l'articolo
Questo articolo non è stato votato