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Padre Riziero Lanfaloni
Inviato da : admin Martedì, 20 Aprile 2010 - 17:57
Padre Riziero Lanfaloni: ovvero i molti abiti che fanno il monaco
E' il ricordo di Padre Riziero Lanfaloni, giovane frate conventuale dei Minori di Assisi che venne inviato il 5 giugno 1948 al Terminillo per prendersi cura delle anime, valligiane e villeggianti. Arrivò in sella ad una «Vespa» della Piaggio, la tonaca nera dei conventuali con il cordone bianco a nodi, una valigia di fibra e tanta speranza per la sua missione di parroco montanaro. In un articolo del 1989 su  «Frontiere», rivista della Diocesi di Rieti, Ottorino Pasquetti narrava che il primo impatto con la comunità terminillese non fu molto lusinghiero, ma è cosa nota come i montanari siano guardinghi nell’aprirsi ai nuovi venuti, chiunque essi siano, ma non certo ostili. 

Infatti Riziero trovò subito ospitalità presso l’albergo Stella Alpina di Severino Rossi, la familiarità subentrò molto velocemente e al vecchio bar di Mario De Angelis divenne il quarto a tre sette nelle sere nebbiose in compagnia degli abituali frequentatori locali. All’epoca esisteva solamente la Chiesetta degli Alpini dedicata alla Madonna della Vittoria, in cima ad un’ardua salita servita da un viottolo a zig-zag. Ciò nonostante vi salivano lietamente tutti valligiani e villeggianti sia per la Messe che per i Rosari, sia per i Matrimoni. Resta famosa la cerimonia che unì Gina Lollobrigida a Mirko Skofic nel 1949 officiata da Padre Riziero, servita dal chierichetto Franco Ferriani e festeggiata dai maestri di sci Battisti, Camosi, Rossi, Zamboni ed altri. Ma dalla Chiesetta Riziero guardava frequentemente un piccolo colle dove sorgeva il prefabbricato della società Funivia. Il colle non c’è più ma al suo posto c’è l’opera ciclopica del frate: il Tempio di San Francesco Patrono d’Italia. Fu ardua impresa inizialmente convincere il direttore della Funivia Ferriani a trattare con il «principale» Conte Ettore Manzolini la cessione a titolo gratuito del terreno che, fra l’altro, aveva una bella estensione, oltretutto centrale. Ma quel «diavolo» di frate non mollò fino a costringere il Ferriani a recarsi a Roma per convincere il Conte circa la opportunità di fare la donazione per il bene del Terminillo e così fu! Molto si è scritto, anche su Orizzonti (n° 1 del marzo 2007), sulle difficoltà incontrate per la costruzione della Chiesa. Spesso si sentiva la voce di  Riziero in tuta da lavoro e con il piccone in mano dirigere gli operai. Era Lui il vero capo cantiere!
Ma la forte personalità dinamica del Frate non si fermava qui. Politici, ministri, parlamentari e amministratori locali, ma anche le gerarchie ecclesiastiche, impallidivano al comparire del Francescano perché alle sue richieste non si riusciva a dire di no. Altrimenti come sarebbe riuscito a trovare il denaro per la Chiesa? Anche al Terminillo dominava. Fu Lui a risolvere il blocco del residence «Tre Faggi Due» causato da una denuncia firmata da alcuni operatori terminillesi. Con un po’ di soldi del costruttore mise tutti a tacere e forse rimase anche qualche lira per il campanile! Con l’aiuto della Provvidenza partecipò con successo anche al recupero della Madonna del Fiore di Lugnano. Almeno così si disse allora, come si diceva a Pian de’ Valli che oltre ai vari Rossi, Salvatori e Zamboni, il nucleo forte del potere era nelle mani di un trio formato da Riziero, Ferriani e l’allora Capitano Picchiottini, comandante del «Presidio Aeronautico» e con loro tre di problemi locali se ne risolsero molti! Ma il Francescano fra le sue molte doti, non annoverava soltanto  grandi capacità nel suo ministero parrocchiale, ma anche in quelle imprenditoriali, politiche e relazionali in genere. Ci si ricorda con piacere anche il suo spirito un po’ goliardico e spesso ironico, con la battuta sempre pronta a farla o a riceverla, alla pari con tutti, senza mai farsi scudo della tonaca. Una volta, per esempio scendeva a Rieti con l’autobus del «Sabino» e sedeva nel suo posto «riservato» alla destra dell’autista. Questi era Quarto Lunari che non disdegnava di scherzare anche pesantemente con Padre Riziero conoscendone l’affabilità e la pazienza. Era d’estate e alla curva del «Savoia» (ora Marina Militare) il Frate redarguisce l’autista perché invece di guardare la strada girava lo sguardo verso due belle ragazze in calzoncini. La risposta di Quarto fu pungente quanto irriverente: «Padre Rizie’… alle donne ci penso io e alle curve ci pensa Dio!» Il Fran-cescano non si scompose e si ricorda che azzittì il Lunari con una parolina non proprio canonica pronunciata a bassa voce. Ma poi anche Lui se ne andò. Per due volte dal Terminillo con rimpianto, ma una terza, per sempre, il dieci giugno del 1994 dopo un brutta malattia che se lo portò via in quel di Spoleto. Oggi la piazza del Terminillo dove domina il campanile è intitolata al Suo nome.
di Franco Ferriani
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