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Un vulcanello alle pendici del Terminillo
Inviato da : admin Martedì, 20 Aprile 2010 - 18:07
Un vulcanello alle pendici del Terminillo
Quando nel primo numero di questa Rivista dicemmo che il Terminillo non era un vulcano anche se la sua conformazione a cono lo faceva presupporre, dicemmo pure che «in effetti a Rieti e precisamente a Vazia nei presi di Cupaello esiste, anzi è esistito un vulcanello dovuto ad una non ben precisata eruzione avvenuta all’incirca 400.000 anni fa nel Pleistocene, da una non ancora rinvenuta frattura del terreno che ha dato luogo ad una colata di magma. Questa colata raffreddandosi ha formato questo vulcanello che aveva una lunghezza di circa sette-ottocento metri per una larghezza di circa duecento metri ed una potenza di circa dieci metri al massimo. 

Ho detto che questo vulcanello è esistito, infatti ora non esiste più e di esso sono rimaste soltanto alcune testimonianze di pochissimi blocchi tra l’altro non molto grandi, almeno fino a quando li abbiamo visti noi, cioè una ventina di anni fa. Questa roccia, cui alcuni studiosi avevano dato il nome di Coppaelite o Cupaellite, proprio dal paese ad essa più vicino, frantumata e ridotta a brecciolino, è servito a suo tempo per asfaltare alcune strade della provincia di Rieti».
In effetti, l’apparato effusivo di Cupaello, insieme a quello di San Venanzo in Umbria, ubicato a circa 40 Km a >Nord Est dai Vulsini, ha dato luogo ad una limitata manifestazione vulcanica determinata da magmi geneticamente legati al vulcanismo alcalino-potassico del Lazio settentrionale.
Mentre nel vulcanello monogenico a San Venanzo è presente un piccolo cono di scorie laviche che sta a testimoniare un’attività abbastanza esplosiva, nel vulcanello monogenico di Cupaello si ha  una  sola colata lavica che ha una composizione chimica molto simile a quella di San Venanzo, anche se non propriamente uguali.
Infatti, i prodotti di San Venanzo sono conosciuti come «Venanziti» e sono definibili come Meliliti Leucitiche, spesso ricche in olivina, kalsilite e flogopite, mentre i prodotti del vul-canello di Cupaello sono denominati coppaelite o cupaellite ed hanno una composizione molto simile alle venanziti anche se meno ricche in melilite ma con una maggiore abbondanza in kalsilite, diopside, leucite e flogopite ed in più sono frequenti i noduli di zeolite e di calcite.
La coppaelite o cupaellite ha un colore grigio chiaro, struttura porfirica ed aspetto rachitico, essa risulta, come già detto, dall’associazione di melilite con un pirosseno diopsidico verde e poca mica flogopite bruna. Questa roccia è assai rara e l’unica finora trovata in Italia era questa di Cupaello; essa non ha nessun corrispondente intrusivo e può essere avvicinata alle rocce del gruppo dei basalti melilitici, abbastanza diffusi in Africa Orientale e nel Madagascar.
Leonida Carrozzoni
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