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“Monnezza!” Nooo... grazie...!!!
Inviato da : admin Martedì, 20 Aprile 2010 - 18:14
“Monnezza!” Nooo... grazie...!!!
Non sapete come disfarvi dell’immondizia e dove posizionare gli impianti più inquinanti e dannosi per la salute umana e ambientale? La risposta è semplice: portateli a Vazia!  
A prima vista sembrerebbe uno slogan pubblicitario, in realtà non lo è ma rappresenta esattamente ciò che succede ormai da molti anni all’ecosistema di Vazia e dei paesi limitrofi.
Questa zona, che è, paesaggi-sticamente e per qualità di vita, una delle più belle del comprensorio rea-tino, se non altro per la sua posizione assolata e per la collocazione sita subito al di sotto delle pendici del monte Terminillo, viene usata oramai come una vera e propria «discarica».


È proprio così, le opere più «scomode» e «sporche» vengono pilotate verso i suddetti luoghi e, cosa più sconvolgente, tali decisioni vengono prese con una superficialità e un disfattismo disarmanti.
Negli ultimi mesi, però, questa negligenza ha suscitato l’irritazione della popolazione che, avendo accumulato anni e anni di gestione sconsiderata del territorio, ha reagito formando un comitato spontaneo di cittadini.
L’iniziativa in questione ha avuto luce in seguito all’ennesimo sopruso e alla volontà di bloccare la creazione di un impianto di produzione di bitume che dovrebbe trovare collocazione a Madonna del Passo, a poche centinaia di metri dal centro abitato, dalle scuole dell’infanzia ed elementare di Vazia, dagli esercizi commerciali e dall’Ospedale Generale Provinciale «San Camillo Dè Lellis».
Il rilascio dei permessi per la realizzazione della suddetta opera era ormai prossimo se gli abitanti di Vazia, Madonna del Passo, Lugnano, Lisciano e Cupaello non avessero reagito organizzando delle riunioni per discutere del problema, alle quali sono state invitate le autorità e, soprattutto, se non avessero raccolto una numero-sissima quantità di firme per ostacolare il progetto.
È mai possibile, come è già avvenuto per la costruzione del carcere, che non si possa ragionare sulla necessità di posizionare queste opere in posti adatti, affinché non creino un danno ambientale e – di conseguenza – degli effetti deleteri sulla salute umana?
Per edificare un fabbricato di civile abitazione, per tagliare un albero, per posizionare una semplice recin-zione ( e ci fermiamo qui, ma la lista è interminabile), ogni cittadino deve giustamente rispettare delle regole ferree, al fine di preservare la sicurezza sociale e le bellezze naturali e pae-saggistiche.
Tutto ciò vale solo per i singoli individui oppure «la legge è uguale per tutti»?
I fatti dimostrano che, a livello microsociale, le persone con un po’ di senso civico s’impegnano ad attenersi alle norme mentre, a livello macro-sociale, chi dovrebbe dare il buon esempio e preoccuparsi della salute pubblica aggira l’ostacolo e intasca i soldi.
È opportuno dire, però, che comportamenti di questo genere, protratti dai dirigenti, sono possibili solo se la popolazione si disinteressa del proprio territorio e se non collabora collettivamente, facendo sentire la «Vox Populi», ossia il grido di disapprovazione lanciato da tante persone che vivono disagi analoghi.
Se ognuno di noi si preoccupa solo del proprio tetto, chi comanda può gestire a proprio piacimento la cosa pubblica, approfittando del silenzio generale.
Ed è così che:
-     dove avviene la costruzione del carcere? A Vazia!
-     dove si innalza l’antenna per la telefonia? Naturalmente a Vazia!
-     dove avviene la proposta di allestire l’«isola ecologica», prima che gli abitanti intervenissero? A Vazia, dove altrimenti?
-     per concludere, dove vengono rilasciati i permessi per edificare un impianto di conglomerato bitumi-noso? A Madonna del Passo, tanto è una «zona degradata»!
Tutto questo dimostra che se gli animi non si svegliano, l’elenco appena stilato rischia di allungarsi ancora, a discapito di tutti, anche di chi sembra non accorgersene. Come è già successo in passato, chi scrive intende sottolineare che tutte le imprese, seppure rispettose della legalità, hanno diritto di esistere e tutte le opere suddette devono trovare una sistemazione, perciò la comunità non si aspetta che esse vengano annullate ma pretende la giusta locazione delle stesse.
Fortunatamente la collettività «s’è desta», le riunioni sono state seguite da molti uditori e, chi non ha potuto partecipare, è stato informato dal passaparola ed ha firmato la petizione popolare, volta a delocalizzare l’impianto di bitume, oltre che ad una riqualificazione ambientale della zona.
Si condivide lo stesso Pianeta, l’identico Continente, la medesima Nazione, la stessa città e si calpesta il terreno dello stesso nucleo residenziale ma, spesso, ci si comporta come se l’aria respirata dal vicino non sia la stessa inalata dalle nostre narici.
Ciò fa tornare in mente che il problema di fondo sta nelle relazioni tra individui e, in relazione a quanto detto, serve riflettere sulla citazione di Laura Centemeri – dottore di ricerca in Sociologia economica – che scrive: «...cominciavo a rendermi conto che ambiente non è solo l’insieme di acqua, aria, terra; che non si può considerare l’uomo nel suo rapporto con la natura se non lo si considera anche nel suo rapporto con gli altri uomini, e nel rapporto con gli oggetti che fabbrica o con le piante che coltiva».

a cura di Simona Di Giannantonio
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