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L’antica sede e gli stemmi
Inviato da : admin Martedì, 20 Aprile 2010 - 18:18
QUANDO LUGNANO ERA COMUNE
L’antica sede e gli stemmi
È propri o vero, ogni comunità ha i suoi simboli. Pensiamo a Firenze, e ci viene subito in mente Palazzo Vecchio col gonfalone bianco e il giglio rosso, il palazzo comunale e lo stemma. È così non solo per le grandi città che hanno fatto la storia d’Europa, ma anche per i centri minori, che quella storia pure hanno contribuito a costruire, anche per le piccole comunità rurali, con le loro vicende più limitate e le loro tradizioni.
I nostri paesi, che hanno avuto una storia lunga e di grande interesse, non devono dimenticarlo, altrimenti rischiano di diventare solo la periferia di Rieti, o peggio, addirittura l’estrema, lontana periferia della periferia di Roma.



Il nostro territorio un tempo fu comune autonomo; comprendeva Lugnano, Lisciano, Villa Troiana, cioè Vazia, Cupaello e una buona parte del Terminillo. L’antica comunità appartenne per secoli, al circondario di Cittaducale  dell’Abruzzo aquilano; quando, nel 1927, fu costituita la Provincia di Rieti, tutto il circondario fu aggregato alla nuova provincia. L’anno successivo, 1928, il vecchio comune di Lugnano di Villa Troiana fu assorbito da quello di Rieti, perdendo la sua autonomia. Solo trent’anni dopo, nel 1958, con la costituzione dell’Amministrazione Separata dei Beni Civici di Vazia, il territorio recuperò l’autonomia riguardo ai beni e agli usi civici.
Cosa rimane degli antichi simboli municipali, la casa comunale e lo stemma?
LA CASA COMUNALE
L’antica sede comunale (Fig. 1) si trova nel centro del paese di Lugnano, poco sopra la chiesa di S. Maria di Categne. Dopo la soppressione del comune nel piano rialzato del vecchio edificio fu sistemata la scuola elementare, mentre il seminterrato venne utilizzato dal parroco don Angelo Scappa come deposito; nel 1946, lasciato libero dal parroco, fu occupato dalla sezione locale del Partito comunista, che vi rimase per alcuni anni. Nel 1956 l’edificio fu sgomberato perché pericolante; la scuola trovò sistemazione temporanea in un locale fuori del paese, più in basso, che però era scomodo e inadatto. Il comandante dei Vigili del Fuoco di Rieti si recò a Lugnano per un sopralluogo, per valutare le possibilità  di restauro, ed è la sua relazione al sindaco di Rieti,
(v. riquadro), che ci dà queste notizie. Poco dopo una cifra modesta fu stanziata per le riparazioni più urgenti.  
Ai giorni nostri l’edificio, un po’ malandato, è ancora a disposizione degli abitanti di Lugnano che, riuniti in comitato, tengono vive le tradizioni del paese; nel 2009 ha anche ospitato la messa domenicale, che non poteva tenersi nella chiesa parrocchiale, chiusa per restauri al tetto.
LO STEMMA, O MEGLIO,
GLI STEMMI
Lugnano - Un castello merlato con una torre sopra: ha anche un altro stemma, cioè uno scudo avente nel mezzo una croce sopra una mezza luna, e due altre mezze lune poste lateralmente alla Croce in campo azzurro, sormontate da Corona Reale.
Così Teodoro Bonanni descrive, nel 1882, gli stemmi dell’antico paese nel suo libro Stemmi e catasti antichi della Università della provincia del secondo Abruzzo ulteriore.  La descrizione purtroppo non è completa, le figure sono descritte sommariamente e mancano  le indicazioni di quasi tutti i colori.
     Lo stemma del castello con la torre lo troviamo sulla vecchia carta intestata (Fig. 2) e sui bolli del Comune di Lugnano, anno 1925. Lo ritroviamo anche sulla copertina di Genti e castelli sabini, di Ugo Valeri, anno 1946, con un cartiglio col motto Non timet hostiles gens animosa minas, tratto dall’affresco raffigurante Lugnano, del 1636, che si trova nel vecchio palazzo vescovile di Citta-ducale. Lo scudo è rosso, sormontato da una corona merlata, corona comunale e non reale (Fig. 3). L’immagine probabilmente fu realizzata proprio per la copertina del libro.
Nell’anno 1081 Lugnano è indicato come castello; nel XIII secolo, al tempo di Federico II di Svevia, dipende direttamente dal re, per la sua posizione strategica a guardia dei confini. Il paese s’arrocca sotto al grande castello turrito che lo domina; è logico che la sua insegna porti la figura araldica del castello con la torre; questa, poi, è raffigurata anche negli stemmi di Cantalice, Cittaducale, Antrodoco, tutti paesi importanti per la difesa del Regno. Dell’antico castello di Lugnano rimangono i resti, riutilizzati come abitazioni private. La torre non c’è più; rimane vivo, però, nei racconti degli abitanti, il ricordo del suo crollo rovinoso, che travolse anche le case vicine. A pochi metri dalla chiesa parrocchiale di S. Maria, sul margine del paese, ’u torrone ricorda, almeno nel nome, una struttura castellana.
   Il secondo stemma, con la croce e le mezzelune, (Fig. 4) lo ritroviamo sul portone e sulle cornici delle finestre della casa parrocchiale di Lisciano, che un tempo era una frazione di Lugnano. Si distingue da quello descritto dal Bonanni per l’assenza della corona (a meno che il Bonanni, poco preciso, intenda la corona posta sopra lo scudo, esternamente). Lo stesso simbolo con la croce e le tre mezzelune sta sulla tomba di don Bernardino Faraglia, morto nel 1775, nella chiesa di Lisciano; sembra più un simbolo ecclesiastico che civile.
Questo stemma, con la corona, la croce e le mezzelune, è più difficile da interpretare:
- la corona reale indica l’appartenenza al Regno e la demanialità del paese, che fu dato in feudo, sfuggendo al diretto controllo del re, solo per due secoli della sua lunga storia, tra il XVI e il XVIII secolo.
- la croce è il simbolo cristiano per eccellenza.
- le mezzelune possono spiegarsi in due modi differenti:
1) si tratta di uno stemma parlante, cioè con figure che fanno riferimento al nome stesso del paese: nel nostro caso il nome Lunianus viene interpretato come allusione alla Luna, Castrum Luniani come Castello della Luna. Questa spiegazione mi sembra molto probabile. Forse anche il primitivo stemma di Rieti, rappresentato da una semplice rete da pesca, è una sorta di stemma parlante: in latino, come in italiano, RE(A)TE = Rete. Il nome Re(a)te potrebbe essere stato inteso come alterazione della parola rete. A quei tempi questi giochi di parole erano moto diffusi; per di più, la pesca negli specchi d’acqua che circondavano Rieti era una attività economica molto importante per la comunità.
2) Le mezzelune dello stemma, simbolo dell’Islam,  potrebbero indica re la partecipazione della Comunità di Lugnano alla lotta contro i Saraceni, che  nel IX e X secolo devastarono la Sabina con le loro scorrerie; persino Rieti fu saccheggiata. La croce rappresenterebbe la comunità cristiana in pericolo. In quei secoli, però, gli stemmi non erano ancora in uso; si diffusero più tardi, con le Crociate. Inoltre, probabilmente a quel tempo nel luogo detto Lugnano non esisteva ancora un vero e proprio paese. L’immissione delle mezzelune nello stemma avvenne (se avvenne per quelle lontane lotte) molto tempo dopo i fatti ; è possibile, anche se poco probabile, che, essendone ancora viva la memoria, venisse fissata nello stemma.
Il Bonanni nel suo libro riporta un gran numero di stemmi di paesi del territorio, oggi senza autonomia; a titolo di curiosità, eccone alcuni: S. Rufina: l’immagine di S. Rufina. Casette: l’immagine del B. Andrea. Grotti: una torre coronata. Calcariola: due torri soprapposte. Pendenza: una torre. Rocca di Fondi: due torri soprapposte l’una all’altra.
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