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L’organo Dom Bedos Roubo
Inviato da : admin Mercoledì, 15 Settembre 2010 - 15:51
L’organo Dom Bedos Roubo di San Domenico
Vi chiederete sicuramente perché l’organo della chiesa di San Domenico ha un così strano nome e noi vogliamo raccontarvi come la città di Rieti è riuscita ad avere uno strumento di tale valore da essere invidiato anche da esperti organisti esteri.
Dopo anni di restauro la chiesa di San Domenico, situata nel cuore di Rieti, fu riaperta al culto e all’ammirazione dei fedeli. Era il 1999 e la chiesa, in tutto il suo splendore, fu annoverata a pieno titolo tra le chiese del gran Giubileo.


Ma ciò non bastò a coloro che facevano parte del Comitato per il restauro del complesso di San Do-menico, per anni lasciato in stato di abbandono. Quando, durante il Giubileo, ebbero occasione di vedere il grande organo di Santa Maria degli Angeli di Roma a tutti venne in mente che anche la chiesa reatina aveva, nei tempi d’oro, posseduto un magnifico organo.
 Si racconta infatti che i ragazzini, con le canne che staccavano dall’organo ormai inutilizzabile, giocavano per strada suonandole come pifferi. Perché dunque non provare a ricostruire un organo che rispettasse le tradizioni dell’arte organaria?
Era necessario però contattare un esperto che desse tutte le indicazioni necessarie per assemblare un organo che avesse tutte le caratteristiche dei grandi organi storici.
Tale esperto è il maestro organaro Bartolomeo Formentelli di Verona che si è adoperato per riuscire a costruire uno strumento che possedesse le caratteristiche dei grandi organi del Settecento.
Così si sono seguite alla lettera le indicazioni di due trattati settecenteschi, uno del benedettino Dom Francois Bedos e l’altro di  Monsieur Roubo le Fils, trattati che indicano in maniera precisa e puntigliosa quali sono i materiali da adoperare, come fondere le canne e come dare la giusta intonazione  allo strumento; anche l’aspetto dell’organo richiama il disegno  originale di Andreas Roubo.
Ecco, dunque, spiegato lo strano nome dell’organo!
Con questo strumento è possibile eseguire musiche del Settecento francese ma, per ampliarne l’utilizzo, l’organo è stato dotato anche di un’altra pedaliera intercambiabile con quella originale, per l’esecuzione di brani musicali ottocenteschi.
L’8 Dicembre del 2008 l’organo è stato benedetto dal cardinale Tarcisio Bordone anche se non era del tutto terminato.
L’opera è stata poi completata nel Novembre del 2009 ed è stata donata a Benedetto XVI per cui è detto il Pontificio organo Dom Bedos-Roubo.
La cerimonia di inaugurazione c’è stata lo scorso Aprile in occasione del primo festival organistico europeo e alla tastiera si sono esibiti artisti di fama che hanno goduto del privilegio di suonare un così bell’organo.
Vogliamo fornirvi alcune caratteristiche di questo monumentale strumento per capirne la maestosa bellezza e la maestria dei maestri che lo hanno realizzato.
Vi abbiamo già detto delle due pedaliere intercambiabili con 30 tasti, le tastiere invece sono 5 e le canne ben 4054; la canna centrale misura 7,5 metri e le altre canne sono disposte su 13 file; tutta la monumentale cassa è alta 13,5 metri!
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