Orizzonti ieri, oggi e domani | Home | News | Cerca | Web Links | Raccomandaci | Invia News 
17 Dic 2017   16:55
Il giornale dell'Amministrazione Beni Civici di Vazia
Menu principale
On-line

Ci sono 2 visitatori e
0 utenti on-line

Sei un utente non registrato. Puoi loggarti qui.

Login

 Nickname

 Password

 Ricordami


Lingue

Scegli la lingua:

Storielle paesane
Inviato da : admin Mercoledì, 15 Settembre 2010 - 15:53
Storielle paesane
Iniziavano sempre con la frase «c’era una volta», ma questa che vi raccontiamo semhra sia vera, accaduta in uno dei paesi pedemontani, forse a Lisciano, o Lugnano o altrove, quando il più vecchio era il capofamiglia e a lui spettava anche il compito di tramandare la storia del paese e dei luoghi.


Era una serata invernale di quelle che invitano a restare in casa seduti davanti al camino. All’esterno solo una fredda pioggerellina e un cane infreddolito in cerca di riparo.
Una vecchietta era affaccendata su di un tavolo nei pressi del camino, camino di quelli di un tempo, alti da terra con il gancio per appendere il caldaio di rame ed il piano per la brace sul quale fare il pane e le focacce. La donna, come si diceva, era intenta a stendere con le mani ossute una bella pizza salata «ben untulata» e, mentre ne ultimava l’impasto, pregustava il piacere che le avrebbe procurato mangiarsela tutta da sola. Una volta messa a cuocere sulla brace la vecchietta godeva nell’aspirare il profumo di buono che lentamente si diffondeva nella cucina, rallegrandosi dei sapori che di lì a poco avrebbe degustato.
Tutta immersa in questi piacevoli pensieri, la donna viene scossa improvvisamente dal bussare al portoncino di legno ripetutamente e con una già nota insistenza.
«Chi è?» lei domanda infastidita da quell’importuna visita. «Sono lu compare» risponde la voce dell’uomo. La donna cerca di non aprire impostando un voce roca da ammalata. «Che vuoi compa’ a quest’ora e co’ istu asprore (freddo)», chiede. Ma non c’è niente da fare, il compare insiste e la donna è costretta ad aprire. Ma, prima di farlo, prende la pizza ormai cotta, la depone bollente su di una sedia, velocemente apre la porta e corre a sedervisi sopra per nasconderla. Il compare entra, augura la buona sera e, non invitato, prende una sedia e si accomoda stendendo le mani verso il camino per scaldarle. La vecchia a quel punto si vede perduta, il calore della pizza le brucia il fondo schiena, non ne può più dal dolore e fa un ultimo tentativo per accomiatare il compare: «fiocca e pioe, male tempu ve’, ne la casa dell’antri pocu ce se sta be’, non lo dico pe’ te, compare, ma se te ne vo’ ji fa come te pare». Ma l’uomo che aveva capito tutto e annusava il buon profumo che proveniva dalla pizza rispose: «non m’emporta s’è friddu e s’è scuro perché è la pizza che te coce nel culu». La donna smascherata fu contenta di liberarsi dal calore che le bruciava il sedere: il compare, contento del risultato raggiunto, riuscì finalmente a mettere le mani sulla pizza e la serata finì in serenità e con la pancia piena per tutti e due in barba alla tirchieria! 
Stampa la pagina Invia l'articolo ad un amico
 
Link correlati
· per saperne di più su n. 2/10 ORIZZONTI
· News da admin

Articolo più letto su n. 2/10 ORIZZONTI:
Lello Micheli (musicista)

Vota l'articolo
Questo articolo non è stato votato