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Lello Micheli (musicista)
Inviato da : admin Mercoledì, 15 Settembre 2010 - 16:14
Artisti di casa nostra
Un pomeriggio con Lello Micheli (musicista)
Rieti ,13 giugno 1937. In occasione dei festeggiamenti di S. Antonio, viene allestita in piazza la tradizionale fiera. Suonando l’armonica a bocca, un ragazzino di circa sette anni si fa largo tra la folla e le bancarelle per far ritorno a Villa Reatina. All’altezza di via Garibaldi, una guardia, colpita dalla sua bravura, lo avvicina, lo accompagna in questura e facendolo salire su un tavolo lo invita a suonare per i suoi colleghi. È con questo ricordo d’infanzia, con questo primo passo di un lungo percorso artistico che lo vede tra i protagonisti della scena musicale reatina, che ha inizio il racconto di Lello Micheli.


La sua passione per la musica nasce presto, ascoltando per ore lo zio, Alvise Mariantoni, suonare la fisarmonica. Non sono ancora terminati gli anni ’30 e Lello mette in scena una sorta di «sciopero della fame» per costringere i suoi genitori a comperargli uno strumento. È determinato e convincente. In poco tempo riesce a stringere a sè una piccola fisarmonica adatta ad un bambino della sua età. Il suo primo maestro è Antonio Forgini, proveniente da Terni. Siamo nel 1939 e la presenza a Rieti del Maestro, rappresenta una vera novità. È comunque con il Maestro Dino Fedri, che Lello Micheli approfondisce lo studio della musica e dello strumento. È bravo Lello e Dino Fedri cerca inutilmente di convincerlo a suonare in un concerto presso il Circolo di Lettura.
Prova allora a stimolarlo proponendo la partecipazione ad un concorso per fisarmonicisti organizzato a Castelfi-dardo e questa volta, riesce a vincere le resistenze emotive del giovane musicista. Siamo nell’immediato dopoguerra e durante la faticosa ricostruzione delle città, si cerca nella musica un pò di sollievo alle dolorose ferite lasciate dal conflitto. La vivacità della scena musicale reatina dell’epoca, le sue atmosfere, i suoi protagonisti più in vista, sovente di notevole spessore artistico, trovano una brillante descrizione nel libro di Giovanni di Leonardo, dedicato ai Fedri.
È in questo contesto che Lello Micheli si prepara febbrilmente per il concorso previsto per il 12 ottobre ma con l’improvvisa morte del padre, la sua fisarmonica finisce silente, nel buio di un armadio.
È Giovanni Marconicchio a ridestare l’interesse di Lello Micheli per lo strumento. I fisarmonicisti scarseggiano e il giovane dirigente dello Zuccherificio sta formarndo un’orchestrina. È già stata fissata una data al «Piaggio» con Ugo Ferruti al violino, Giovanni Abbattista alla batteria, Bruno Catini al clarinetto e Giovanni Marconicchio alla chitarra e al banjo. Nasce una collaborazione che porta il gruppo a suonare spesso, nei fine settimana, presso il «Piaggio» di Viale Maraini e al dopo-lavoro della SNIA-Viscosa. Il trasferimento di Marconicchio nello stabilimento di Battipaglia rappresenta un duro colpo per l’ensemble. L’orchestrina si scioglie e con gli anni ’60 ormai incipienti, si chiude definitivamente un’epoca.
In questo vortice che sconvolge costumi e tradizioni consolidate, anche la realtà musicale reatina non rimane immutata. Nascono nuovi gruppi, fioriscono i clubs e gli strumenti elettrici irrompono nella scena musicale. Il sito web «Rieti Libertaria» ricorda che nel corso degli anni, il capoluogo sabino vede nascere i Titani, i Birilli, i Nor-manni, i Lovers, i Sonital, i Night Birds, i Naufraghi, i Sabini, le Pozzanghere Bianche, i Wanted, i Drops, i Blue Reflection, Quelli del piano di sopra, Rivendita n. 5, Jonni e i Demoni, i Mahatma, i Duchi, i Nottanbuli, I Golden Boys, , Lady Ligeya, Pop Story, l’Aliante ma anche Julio e i Diamanti.
Di questo ultimo complesso, capi-tanato da Giulio Carulli, fa parte, oltre al giovanissimo Giacchino Fabbi, anche Lello Micheli. Si suona nelle feste e nei locali ma a Rieti c’è anche la Parata di Primavera che rappresenta per i gruppi reatini la possibilità di esibirsi e di confrontarsi, magari a fianco dei nomi più prestigiosi della musica leggera. Anche Julio e i Diamanti partecipano ad una delle prime edizioni della Parata classificandoni secondi, per la categoria B, dopo i Sabini. Lello rammenta sul palco del Flavio, l’esibizione dei Romans, dei Dick Dick, di Patty Pravo, di Lucio Battisti e purtroppo anche uno spiacevole incidente, dovuto all’intolleranza di qualche bardascio del luogo, capitato a Maurizio Arcieri, cantante dei New Dada. Di questa ultima formazione musicale, Lello ricorda le particolari percussioni, sistemate su un palco sopraelevato di notevole altezza. Riki Rebaioli ha già abbandonato il gruppo da tempo per entrare nei Nuovi Angeli ed è quindi Gianfranco «Pupo» Longo, indossando i suoi caratteristici guanti bianchi, a suonare la batteria nel magnifico scenario del Flavio. Sono proprio i New Dada, destinati a divenire famosissimi suonando come gruppo di spalla nell’unica tournèe in Italia dei Beatles, a vincere il primo premio del «Festival dei Complessi Beat di Rieti». In questa occasione, riescono a prevalere su bands già note da tempo tra cui i Camaleonti, l’Equipe 84 e gli amatissimi Rokes. Corre l’anno 1965. Lello Micheli, con diverse formazioni, partecipa più volte al concorso reatino e dalla sua memoria affiora anche Angela Bi, uno dei tanti nomi d’arte scelti da Angela Cracchiolo. Nel 1967 la cantante siciliana vince il Festival di Rieti insieme ai Ribelli, formazione capitanata dall’indimenticabile, immenso Demetrio Stratos.
Il periodo mi interessa e questo non sfugge al mio interlocutore. Da una busta escono preziosi ritagli di giornale che ritraggono Lello insieme ad altri protagonisti dell’epoca. Guardo goloso le foto sbiadite e noto che il look da «bravi ragazzi» è decisamente distante da un certo immaginario collettivo. Giacca, cravattino, stivaletti e in qualche caso i capelli leggermente più lunghi del consueto, ricordano più le orchestre degli anni ’50 e i primi Beatles che altri grandi nomi che comiciano ad affermarsi oltre Manica.
Lello Micheli preferisce la musica classica a quella leggera ma non è certo il tipo che si tira indietro. Continua a raccontare.
La sua avventura elettrica inizia acquistando una fisarmonica Tran-sicord, parente meno costosa della mitica Cordovox e fondando «The Friends», un’ esperienza breve ma intensa che contribuisce non poco all’arricchimento di una realtà musicale locale già di tutto rispetto. Il gruppo si avvale della voce di Fernando Palmari ed è composto anche da Pellegrini e Franceschini (chitarra), da Eleuteri (batteria) e da Paolo Simeoni (basso). La band partecipa a concorsi, alla già citata Parata di Primavera, suona a Rieti e dintorni ma è apprezzata anche altrove. Per il periodo invernale, gode di un contratto con Rolando Pezzanera, proprietario di un locale di Acquasparta dove i Friends sono soliti esibirsi facendo da «spalla» a Dino, a Rita Pavone, ai Rokes e ad altri grandi nomi del panorama musicale italiano degli anni ’60. Esaurita l’esperienza con i Friends, Lello Micheli è parte dell’Orchestra Aurora e di altre formazioni attive nel territorio.
Progetti iniziati negli anni passati si ripropongono in altre forme.
È il 1970. Giovanni Marconicchio è da tempo tornato a vivere nel capoluogo sabino. Carlo Simeoni, come Lello Micheli dipendente delle Poste, viene trasferito da Milano a Rieti. Contatta Franco Stella e Anita Pitoni con cui, ridando nuova linfa al teatro in vernacolo, fonda in onore dell’illustre poeta e drammaturgo scomparso, il GAD Pier Luigi Mariani. Lello Micheli , non può essere altrimenti, viene coinvolto nella rappresentazione de «Lu cuccumello», de «Lu piccaru» e di tutte quelle commedie che come è noto, prevedono l’esecuzione di canzoni entrate a pieno titolo nella tradizione musicale reatina.
Per far fronte alle continue richieste del pubblico e su sollecitazione del fisarmonicista sabino, comincia a maturare l’idea di un disco in cui siano incise le canzoni degli spettacoli proposti dal GAD. È un progetto che richiede impegno ma anche un’adeguata copertura economica a cui provvede, attingendo dalla sua liquidazione, lo stesso Marconicchio. È la fine del 1973 e per la realizzazione del vinile, viene contattato il Maestro Gianni Mattioli, il cui compito è quello di realizzare le composizioni secondo le indicazioni di Lello Micheli. Quest’ultimo prepara anche due cantanti reatini. La voce femminile è quella di Rita Rinaldi e quella maschile appartiene a Romualdo Pitotti, già celebre al pubblico reatino in quanto interprete, durante le commedie rappresentate al Flavio, delle più note canzoni del duo Mariani-Marconicchio. Passa del tempo e dalla Campania è lo stesso Mattioli a contattare Marconic-chio proponendo un prodotto disco-grafico non più pensato per il limitato mercato reatino ma di respiro nazionale. Il progetto iniziale, più decisamente folk, viene accantonato e a Napoli, è messa al lavoro un’orchestra di circa venticinque elementi. Durante la registrazione del disco, Rita Rinaldi viene sostituita dalla giovanissima Laura alla quale vengono affidate le canzoni in lingua. Il risultato finale si discosta parecchio dagli intenti originari ma si spera che grazie a questa nuova concezione, il Long Playing possa essere venduto più facilmente. Purtroppo, per vari motivi, le cose vanno diversamente dal previsto. In ogni caso, Omaggio a Rieti e al suo poeta, questo il titolo del 33 giri, rimane una pietra miliare nella storia della musica reatina.
Lello Micheli racconta vari aneddoti e fornisce anche informazioni sul disco che in altre occasioni, non siamo riusciti a condividere con i nostri lettori. Finalmente possiamo datare con una buona approssimazione la pubblicazione dell’ L.P. che viene donato al musicista reatino, subito dopo la sua incisione. La dedica sulla copertina non lascia dubbi. «A Lello Micheli, carissimo amico e prezioso collaboratore. Giovanni Marconicchio. Maggio 1974». Tra l’altro, grazie alla testimonianza di Lello, ora  sappiamo con certezza che la copertina del disco è opera del pittore Arduino Angelucci.
Il nostro viaggio nella memoria continua e ci porta agli inizi degli anni ’80. Lello Micheli incomincia a lavorare a parecchie composizioni che Mar-conicchio aveva serbato per anni in un cassetto. Il risultato è la formazione di un piccolo coro, composto inizialmente soprattutto da amici, che inizia a cantare le canzoni scritte da Giovanni. Nasce così il coro Martin Luther King, esperienza molto conosciuta in città che ben presto si afferma anche in Sabina.  
È il 1997. Alcuni conoscenti invitano il musicista reatino ad occuparsi della canzone classica napoletana. Non è il suo genere. Gli esordi, per ammissione dello stesso artista, non sono esaltanti. È difficile anche trovare gli spartiti ed inizialmente, si cerca di superare il problema con vari espedienti. Lello però, lo abbiamo già scritto, non solo è bravo ma è anche tenace. Lavora agli arrangiamenti per nottate intere. Il progetto piace ed intorno a questo si cominciano ad aggregare parecchi artisti. Nasce così L’orchestra «Marechiaro», una nuova esperienza che si protrae per almeno un decennio e che si avvale della collaborazione di Antonio Grano che mette a disposizione la sua voce narrante e il suo sapere. Calabrese di origine ma partenopeo d’adozione, Antonio Grano è infatti anche autore del «Trattato di Sociologia della Canzone Classica Napoletana» edito dalla Palla-dino. L’ensemble gode di un calendario di tutto rispetto esibendosi più volte anche a Rende, in provincia di Cosenza. Il gruppo si muove anche sul piano della solidarietà, alleviando con la musica le sofferenze dei malati e nel febbraio del 2007 è al De Lellis di Rieti.
Non piove più e si sta facendo sera. Nel salotto di casa Micheli si diffonde una canzone struggente di altri tempi. Il testo, in napoletano, scritto nell’immediato dopoguerra, è di Antonio Grano. La voce che canta «Speranza Nova» è quella di Giuliano Aguzzi. La musica naturalmente, è di Lello Micheli.
Scatto qualche foto e poi, un pò a malincuore, saluto il musicista e la sua squisita consorte. Lascio la loro casa, con in testa i ricordi che Lello ha saputo trasmettermi e con in bocca il buon sapore delle prelibatezze offerte da sua moglie. Anche il gelato fatto in casa è una grande arte.

di Egisto Fiori
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