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Santa Barbara
Inviato da : admin Mercoledì, 15 Settembre 2010 - 16:51
Rieti: località Chiesa Nuova
Santa Barbara in agro Santuario SS.mo Crocifisso
Tutto inizia con una scena panoramica. Qualcosa o qualcuno corre all’orizzonte sollevando una lunga scia di polvere. Pian piano la focale cambia e l’immagine si fa più definita.
Il fracasso del motore è quello di un «Galletto» della Guzzi alla cui guida c’è una sacerdote dalla tonaca impolverata. 

Non siamo in California. All’orizzonte, con la cima ancora innevata, spicca infatti il profilo del Terminillo. Non è neanche una scena di un vecchio film ma solo una proiezione della mia immaginazione mentre seguo il racconto di Luisa e Luciano Di Pietro.
Il prete di cui mi stanno parlando è Don Vittorio Giusto, «Don Giusto» per i contadini della piana reatina, parroco di Chiesa Nuova negli anni ’60.
È grazie a lui, al suo impegno e alla sua determinazione, che oggi possiamo ammirare la chiesa di S. Barbara in Agro, nel suo stato attuale. Il campanile, che oggi si erge nella pianura per 33 metri, rappresenta non solo un faro spirituale per i fedeli ma anche un punto di riferimento per chi, viandante o ciclista, si avventuri nelle diritte stradine che attraversano la piana di Rieti.
La chiesa di S. Barbara in Agro, conosciuta anche come Santuario del SS.mo Crocifisso, non può non destare curiosità. La sua struttura, per dimensioni e stile, è ben differente dalle chiesette che siamo abituati a scorgere tra il verde del nostro territorio e di primo acchito, può anche risultare difficile decifrare la sua collocazione storica.
La sorpresa maggiore è riservata a chi decide di varcare il portone bronzeo per visitare l’interno dell’edificio, decisamente e inaspettatamente mutuato dal barocco.
Nonostante le apparenze, le fondamenta della chiesa risalgono al 1859. I lavori di costruzione, realizzati sotto l’episcopato di Monsignor Gaetano Carletti, si protrassero fino al 1863 e con la realizzazione dell’edificio religioso, l’abitato circostante prese il nome di «Chiesa Nuova».
In seguito ai noti frangenti risorgimentali, alcune opere d’arte trovarono rifugio nella grande, benchè spoglia e non rifinita, Santa Barbara in Agro. Il vescovo Carletti ed il suo successore Egidio Mauri infatti, data la soppressione delle congregazioni religiose e la confisca della chiesa di San Domenico, fecero trasferire nella chiesa della piana reatina, una tela raffigurante la Madonna in gloria, attribuibile al pittore Lattanzio Niccoli e il Crocifisso ligneo che un tempo, nella chiesa di San Domenico, aveva sovrastato il polittico dell’altare maggiore. È di fronte a questo crocifisso trecentesco, ritenuto da molti «miracoloso» che la Beata Colomba da Rieti (1467 - 1501) sperimentò le sue visioni estatiche. È per questo motivo che la chiesa di S. Barbara in Agro è nota anche come Santuario del SS.mo Crocifisso.
La corrosione del tempo e l’attacco di insetti xilofagi hanno reso necessario un intervento di restauro dell’opera. Grazie al contributo della Fondazione Varrone, nel 2005, il prezioso manufatto è stato nuovamente collocato nella cappella a cornu Evangelii e per non sottoporlo ad ulteriori traumi, si è provveduto a realizzare una copia in resina da utilizzare per le rituali processioni di settembre. La copia, non a calco, ma completamente rimodellata, è stata realizzata dal prof. Luigi Verzilli e dipinta successivamente dal prof. Simone Battisti, esperto restauratore. Come già detto, il crocifisso ligneo, non è l’unico motivo per visitare il Santuario.
Alla fine della seconda guerra mondiale ed in particolare negli anni ’60, la struttura dell’edificio subì notevoli modifiche.Lo spazio destinato alla liturgia fu arricchito delle due navate laterali decorate a mosaico in simbiosi con la fonte battesimale e il presbiterio.La campana, posta originariamente al lato destro della chiesa, fu sostituita da quelle più potenti forgiate nei primi anni ’70, collocate sulla sommità del campanile, costruito in mattoni. La chiesa fu rifinita con stucchi, statue, dipinti e nel 1978, fu collocato il portone bronzeo realizzato dalla Fonderia Artistica Ver-sillese. Nell’anta di sinistra è raffigurata la Beata Colomba in estasi durante la venerazione del Crocifisso Miracoloso e in quella di destra, S. E. B. Migliorini nell’atto di consacrare Maria Ponchiardi, missionaria del SS.mo Crocifisso. In posizione più defilata spunta il profilo occhialuto di un altro personaggio.
È proprio lui, Don Giusto, il «prete della piana», che ha investito molto della sua vita e della risorse economiche che riusciva a trovare, per migliorare la chiesa della sua parrocchia. Molti sono gli aneddoti che riguardano questo «prete di campagna» e le varie fasi dell’abbellimento della chiesa. Si racconta che per la realizzazione degli stucchi, fu fatto venire appositamente un professionista dalla Campania. «Mastro Raffaele», questo il suo nome, fu ospitato in un piccolo appartamento ricavato sotto al campanile. Sembra che i rumori dovuti ai meccanismi dell’orologio disturbassero così tanto il sonno dell’artigiano, da provocarne il ritorno in Campania. Sarà andata veramente così? Il racconto di Sante Bassotti è suffragato dal fatto che per salire in cima al campanile, è necessario attraversare una piccola area abitabile dotata di servizi. Certo è che i lavori commissionati da Don Vittorio Giusto, furono decisamente dispendiosi. Alcuni raccontano di benefattori benestanti che potevano mensilmente, inviare preziosi contributi, altri preferiscono invece sottolineare lo sforzo economico dell’indomito parroco a cui i contadini della piana potevano donare prodotti della terra ma di certo poco denaro. Sempre in movimento sul suo «Galletto» e successivamente, nei suoi ultimi anni di vita, alla guida della sua Renault bianca, altrettanto polverosa, Don Giusto, raggiungeva le varie cappelle sparse per la piana. Nel periodo più caldo, era solito fermarsi in qualche casolare o nei pochi posti di ristoro della zona, per chiedere del ghiaccio con cui rinfrancarsi.    Celebrava le funzioni presso le chiesine delle Porrara, delle Cese, di Colle S. Pastore, di Settecamini ma sovente officiava anche in quelle private come quella della Marchesa Vecchiarelli. Verso la fine degli anni ’50, il principe Potenziani, in procinto di lasciare Rieti, donò la piccola chiesa delle «Comunali» dedicata a Maria Ausiliatrice, a Don Giusto che continuò, fino alla sua morte, a celebrarvi la messa.
Don Giusto aveva una parola per tutti e spesso, anche durante le funzioni, non lesinava l’utilizzo di un linguaggio diretto e popolare, comprensibile dai contadini che nei giorni comandati, affollavano le varie cappelle dell’agro reatino.
Don Giusto è raffigurato anche in uno dei mosaici in pasta vitrea, presenti all’interno della chiesa che anche in tempi più recenti, successivi alla scomparsa del parroco, non ha smesso di accogliere le opere di artisti ed artigiani. Ai mosaici, alle vetrate, alla commovente Pietà realizzata in cartapesta ospitata nella cappella di destra, si sono aggiunti nel 1990, gli acrilici su tela di Roberto Taito. Il fumettista e sce-nografo Infatti, ha dipinto tre tele raffiguranti le fasi salienti del martirio di S. Barbara, patrona di Rieti e della campagna. Le opere sono state poste sul soffitto della navata centrale.
Il Santuario SS.mo Crocifisso, oggi affidato alle cure amorevoli delle suore che lo abitano, continua ad essere un centro spirituale e d’incontro per moltissimi ma anche il baricentro di numerose attività tra cui naturalmente, l’organizzazione dei festeggiamenti in onore di S. Barbara che nell’anno in corso, hanno avuto inizio il 22 maggio.


di Egisto Fiori
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